Middle class

Dopo una giornata pesantissima in ufficio, con ben cinque ore di straordinario, il dirigente regionale tornò a casa, salutò distrattamente la moglie, e si fiondò nel suo studiolo. “Non ceno!” rispose seccato alla fatidica domanda serale. Accese la lampada da tavolo, aprì febbrilmente la cartella e mise sulla scrivania la cosa che lo aveva fatto dannare per tutto il giorno: “A noi due, maledetto 27 orizzontale!” sibilò ghignando.
(lucio salis 2002)


FANNULLONI TIPICI

bondi1

previti2

brunetta-pisolo-21maggio2009

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Guarda come si tuffano!

TRIBUNALE
Da “Drive in” all’aula
Salis diffamò Carta
Una battuta sul sito liberodiscrivere.it è costato al comico
e produttore Lucio Salis (62 anni di Santa Giusta) la condanna
per diffamazione ai danni dell’ex sottosegretario alla Giustizia
Giorgio Carta. Sullo spazio web, l’inventore della battuta
“Cappitto mi hai” a Drive In – condannato a pagare 2 mila euro
- avrebbe scritto frasi offensive sulla mole di Carta. All’ex esponente socialista, parte civile con il legale Sandro Grimaldi, mille euro di provvisionale. ■

°°° Qualcuno di voi può mandarmi online i pezzi dell’unione sarda e la Nuova sardegna? Grazie. Voglio vedere se quando vincerò l’appello ne parleranno con lo stesso rilievo. GRAZIE!
. ………………………………………………………..

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Un pensiero a Francesco

FRANCESCO SALIS

Ai media regionali non è fregato niente, impegnati come sono a celebrare qualunque merda inutile e senza pregio, ma due anni fa è mancato il più grande compositore sardo di tutti i tempi e uno dei più grandi chitarristi europei. E’ mancato un uomo buono e meraviglioso. Molto più bravo di me nell’arte della diplomazia, forse troppo. Troppo schivo e timido. Infatti, che fosse un genio della musica lo sappiamo solo io, pochi intimi, Phil Spector, Brian Epstein, George Martin, Fabrizio De Andrè e tutti i più grandi addetti del mondo, oltre ai musicisti italiani bravi e non dei nostri tempi.

Non c’è più mio cugino, che era molto più di un fratello per me. Se n’è
andato FRANCESCO SALIS.

Insieme abbiamo scritto canzoni, quando nessuno in Sardegna scriveva
canzoni. Abbiamo fatto tanti spettacoli live di una dignità e di una
professionalità che qui non si erano mai viste. Ma mica perché eravamo i più bravi di tutti! No, semplicemente – oggi lo posso dire a voce alta – perché abbiamo avuto più coraggio degli altri. Noi siamo andati a IMPARARE, cosa che non aveva fatto mai nessuno prima e che tantomeno fanno i giovani di oggi. Troppo più comodo stare a casetta propria, con la mamma che lava, stira e cucina e babbo che sgancia qualche soldo. Il talento da solo non basta. Il talento è come l’amore: va coltivato, va aiutato a crescere, va coccolato e servito. Ci vogliono sacrifici, tanti, se si vuole mettere a frutto una dote naturale. E ci vuole umiltà. E così, mentre qualche nostro coetaneo andava ancora a scuola e qualcun altro passava le giornate al bar, noi abbiamo fatto fagotto a sedici anni e siamo partiti per Roma. Io facevo il cameriere e studiavo, andavo a vedere tutti i film e tutti gli spettacoli
che potevo per poter “rubare” un po’ di mestiere a tutti quelli bravi.
Volevo fare l’attore. Francesco suonava con tutti i mostri sacri dell’epoca, taliani e internazionali. E anche lui rubava tecniche e mestiere a tutti.
Ricordo ancora che dormivamo in una pensionaccia con uso cucina nei pressi
della stazione Termini. “S’Aquila” chiamavamo la vecchia padrona, perché strillava sempre ed era brutta come una bolletta dell’Enel. Io staccavo a mezzanotte dal mio lavoro alla Taverna Ulpia, che allora era un locale dilusso ai Fori Imperiali, levavo la giacca bianca per indossarne una nera e filavo, elegante come un figurino in smoking, alla volta del Capriccio o del Pipistrello, piuttosto che del Tucano o qualche altro night di via Veneto.
Raccontavo qualche storiella in francese e in inglese, avevo diritto a uno spuntino, verso le due, e al pomicio libero se c’era qualche fata
disponibile. Eravamo in piena DOLCE VITA e tutti gli attori e le attrici più
famosi del mondo erano lì. Sembrava di vivere in un film di Hollywood. Lì c’era anche Francesco che suonava, prima coi Barritas, poi con Edoardo Vianello e infine coi Poker d’Assi, e faceva delle session da capogiro con Riccardo Rauchi o Basso e Valdambrini, piuttosto che con Barny Kessel o Miles Davis o Carosone al piano. Poi, verso le cinque del mattino, rientravamo a piedi e, mentre io e gli altri musicisti andavamo in letargo, lui smontava la chitarra, metteva le corde a bollire poi le asciugava con cura e lerimontava, accordava e – in sordina – provava tutte le cose nuove, gli accordi o i passaggi e le svisature che aveva imparato anche quella notte dai grandi. Io spesso dormivo con un occhio solo e mi addormentavo sorridendo. Chissà quanti dei ragazzi di oggi sarebbero capaci di fare altrettanto. Suonare con amore per dieci/dodici ore di fila, intendo. Oggi vedo molta tecnica e poco cuore nei musicisti nostrani. I ricordi sono troppi. Troppi anni abbiamo vissuto insieme e mai abbiamo trascorso un giorno banale. La mia memoria vola come un’ape e ogni tanto si ferma a succhiare un momento. Rivedo le notti in cui tornavamo da qualche serata nel sassarese o nel nuorese e ci fermavamo a “fare la spesa” in qualche campo di carciofi novelli, ai margini di Santa Giusta. Francesco, col suo spolverino bianco, l’avrebbero visto a un km di distanza, infatti non vedeva l’ora di
smarcarsi dal campo: “Ajò, sussurrava, svitàndi atrus quattru o quìndisci e andàusu” (Dai, svitane altri quattro o quindici e andiamo). Rivedo noi, Salis&Salis ragazzini, quando incidemmo il nostro primo LP a Milano.
Lo producevo io e non avevo tantissimi soldi. Dovevamo fare presto: lo studio di registrazione costava una tombola ogni ora. Finite tutte le basi in un giorno e mezzo (allora c’erano molti colleghi che per fare un disco impiegavano anche tre o quattro mesi di studio), mancava poco alla pausa pranzo e chiesi a Francesco: “O Leo (diminutivo di LEONE DI DAMASCO, come lo chiamava Buscaglione perché, quando partiva con un assolo particolarmente impegnativo aveva la grinta di un leone), te la senti di fare qualche assolo prima di andare a brucare?” E lui, poggiando l’acustica e imbracciando la Fender Stratocaster: “Ehia, dai… due o trenta li proviamo a fare.” Io davo di gomito all’ingegnere del suono, in regia, e gli dicevo di preparare la pista per gli assoli. Ricordo ancora la sua faccia: “In mezz’ora? Ma non fa in tempo a farne nemmeno uno, specialmente se improvvisa.” Lo compatii e scommisi la cena. Leo controllò l’accordatura: perfetta. “Parti con le basi.” Tredici assoli in quaranta minuti. Il tecnico ci pagò una lauta cena.
Qualche anno più tardi, a Roma, io lavoravo e studiavo. Vivevo con una
famosa cantante in piazza Firenze. Lui suonava con Vianello e la Goich e
dormiva a casa della sorella Gianna a Montemario. Ci trovavamo almeno due sere a settimana a piazzale degli Eroi, intorno a mezzanotte. Francesco arrivava con una 500 rossa vecchio modello e parcheggiava sotto un lampione: avevo bisogno di luce. Poche parole. Era un rito consolidato. Apriva il deflettore per permettere al manico della chitarra di uscire, io aprivo il mio blocco e cominciavamo a comporre le nostre canzoni più belle. Una notte di primavera, faceva freschetto ed eravamo imbacuccati, mentre eravamo tutti intenti a scrivere un pezzo per Caterina Caselli, ci compaiono davanti due poliziotti: “Documenti. Patente e libretto.” Tiriamo fuori i documenti, ma uno dei due insiste: “Patente e libretto.” Noi ci guardiamo in faccia e cominciamo a ridere. Una risata nervosa che non finiva mai. Francesco, tra le convulsioni, fa: “Patente a me?! MAI AVUTO PATENTE, IO!” E giù a ridere.
I due agenti, non sapendo esattamente come reagire e non volendo, presumo, danneggiarci, cominciarono a ridere anche loro e quello che sembrava il capo ci rese le carte d’identità e diede una manata alla macchina: “Ma annatevan’affanculo! ‘A stronzi! Forza, sgombrate. Annate a casa a smaltì!” Ce la cavammo, e quella canzone non la incise mai la Caselli, ma “The 5th Dimension”, subito dopo il successo planetario di “Acquarius”. Scusate se è poco.

Chiudo il librone dei ricordi con le ultime immagini che ho di Francesco.
Due anni fa, mi ha convinto a riprovare a comporre insieme. Aveva tante
bellissime musiche e tanti spunti e in Sardegna, ripeteva, non c’era nessuno in grado di scrivere parole come si deve. “Forza, Di Santa, aberri su bloccu magicu! Faimmì sognài.” (Forza, Di Santa – un nome d’arte ridicolo che mi ero inventato quando volevo fare l’attore a Cinecittà: LUCIO DI SANTA (sottinteso: GIUSTA) – apri il blocco magico e fammi sognare.)
Era scarno e affaticato, sembrava Eduardo quando da vecchio faceva il vecchio. Gli occhi gli brillavano solo quando arrivavo io a casa sua e poteva rimettere in funzione chitarra e registratore.
Abbiamo composto quindici bellissime canzoni in meno di un mese: la più scarsa potrebbe agevolmente vincere un qualunque Sanremo.
Forte del mio nome, ho mandato i CD dei provini a tre delle maggiori multinazionali del disco. Cercavo un editore e un contratto, almeno per Francesco, ché non poteva campare con due soldi di pensione. Gli avevano aperto il petto già tre volte e nessun chirurgo ci voleva più mettere le mani. I politicanti sardi, sempre pronti a foraggiare
dei lestofanti cagliaritani o nuoresi senza arte né parte, ignoravano
Francesco. Spero che il sindaco di Santa Giusta, si ricordi di intitolargli
almeno una strada. Mandai i CD, dicevo, e questi boss della editoria
musicale, molto cortesemente, ascoltarono il materiale e mi risposero nel
giro di una settimana. Sconfortante. Il più intelligente fra loro, il capo
della Sony, mi disse: “Ma, Lucio, che roba mi hai mandato? Senza
arrangiamenti, così miserine. Noi stiamo cercando roba alla Britney Spears!”
“E chi è? Ma sei un editore o cosa? I brani devono vivere anche chitarra e voce. Le cagatine che dici tu, quando gli togli gli arrangiamenti e la gazzosa non esistono. Io ti ho mandato dei pezzi che saranno validi anche tra cinquant’anni. Pensaci bene: chi cazzo te lo paga lo stipendio? Te lo dico io, non certo Britney Spears, i Beatles te lo pagano, Modugno te lo paga! Scemo!”
Scusami, Francesco, questa volta non ce l’ho fatta a fare la magia.

Lucio

°°° Amici, perdonatemi questa botta di nostalgia. Grazie.

francesco-tonietto

salis

checco

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Io non c’entro

Un amico, qualche giorno fa, mi ha rimproverato di essermi schierato contro Soru e quindi Mr. Tiscali avrebbe perso le elezioni per colpa mia. Non scherziamo, non ho tanto potere. Lui mi ha citato una mia lettera che gira in rete, che è questa:

SADALI Sabato 16 Giugno 2007

Egregio Governatore Soru,

Come sta? Spero tanto che le critiche dei destronzi o i mal di pancia all’interno della sua maggioranza non la turbino più di tanto. Per correttezza e per onestà intellettuale, le dico subito che renderò pubblica questa lettera.

Tanto lei non la leggerà nemmeno e non mi risponderà, come non ha mai risposto alle mie telefonate né alle mie numerose email. Non voglio nemmeno pensare che lei si sia circondata da una caterva di minus habens che non saprebbero nemmeno andare da soli a comprare un pacchetto di sigarette. Sa, di quelli che sbagliano marca o sbagliano strada o quelli che balbettano davanti alla tabaccaia tettona e tornano sempre – come Lassie – ma con una confezione di preservativi al posto delle sigarette. Tantomeno, voglio pensare che ella si sia circondata da leccaculi inutili, come la maggioranza dei politicanti nostrani. Lei è diversa, Governatore.
Lei ha le idee chiare ed ha fatto alcune cose positive, al contrario di quasi tutti i suoi predecessori che nulla hanno mai fatto di buono per la Sardegna. Escludo dalla pletora il mio carissimo amico Mario Melis. Monumento di carattere, di cultura, di ironia e di autoironia. Ella, signor Governatore Soru, ha fatto anche un bel po’ di pasticci: non ne faccio l’elenco ché sarebbe troppo lungo e qualcuno dei suoi sottoposti non riuscirebbe a trarne un sunto. Io le ho portato (a lei e alla coalizione) circa ventimila voti, Presidente. Mi sono fidato di lei. Mi sono affidato, come sardo, a lei. Non ci crede? Si ripresenti candidato e provi a fare i conti, dopo lo spoglio. Vede? Glielo dico in anticipo: non la voterò e non la farò votare una seconda volta. Perché?

Primo, perché non se lo merita.
Secondo, perché non ho mai avuto bisogno di favori. Ho sempre vissuto grazie al mio talento e alla mia fatica. Addirittura li ho rifiutati i favori. Così come ho rifiutato SEMPRE le scorciatoie propostemi dai politici. Provi a chiedere ad Andreotti, a Martelli (e al suo allora segretario Restelli), a Pisanu, a Giorgio Carta, a Gianni Pilo, ad Alberto Dell’Utri (gemello del pregiudicato plenipotenziario di Burlesquoni), e tanti altri che non sto a sciorinare. Persino il potentissimo Armandino Corona volle conoscermi, quando lavoravo a Radio Uno nei primissimi anni 80. Tutti mi offrirono le chiavi di qualche cosa: della Fininvest, della Rai, del Cinema, di Montecitorio… Sa cos’ho sempre risposto, caro Governatore?

NO, GRAZIE.
Sono un uomo libero e voglio guardare dritto in faccia me stesso e i miei quattro figli. Voglio guardare in faccia i miei amici, i miei ammiratori e anche i miei nemici. Non sarò MAI ricattabile. Bene. Perché le dico questo? Per un motivo molto semplice, Governatore mio.
Dopo oltre quarantacinque anni di carriera, una carriera – mi creda – fortunata e irripetibile, sono tornato qui e mi sono messo a disposizione sua e dei sardi, soprattutto dei giovani. Per mettere su un tavolo e condividere tutta questa enorme esperienza, tutto il mio amore, il mio sapere, e il mio entusiasmo per alcuni mestieri che sono i più belli e difficili del mondo: scrivere, recitare, far ridere. Sono tornato qui, cinque anni fa, ed ho trovato un deserto culturale che il Sahara in
confronto è l’Oceano Pacifico. E sto morendo d’inedia, mentre i quaquaraquà prosperano. Lasciamo stare il suo povero predecessore, ma anche a lei della cultura, caro Presidente, non importa un fico secco. Lei continua a foraggiare dei malati di mente – senza nessuna personalità né talento, senza l’ombra di un curriculum vitae almeno da oratorio – ominicchi che non sono mai stati nemmeno a Civitavecchia (e se ci vanno, si perdono già alla stazione), non hanno MAI nemmeno sognato di fare un due per cento delle cose che io a vent’anni avevo già assaporato.

Perché la mia carriera è irripetibile? Semplice, oltre alle cose che ho fatto e che sanno anche le pietre (ma forse non sanno i suoi sottoposti, per i quali il mondo finisce con videolina o sardegna uno o qualche altro videocitofono cittadino) , ho avuto modo di lavorare, di portare il caffè, di pranzare, di scherzare, “rubando” loro – umilmente e con protervia – il mestiere in ogni attimo, con i più
grandi musicisti del mondo, coi mostri sacri del cinema e del teatro mondiale: da Stefano Satta Flores ad Arnoldo Foà, da Gastone Moschin ad Antonella Steni, da Federico Fellini a Nanny Loy, da Sergio Leone a Ugo Pirro, per scendere fino a Pupi Avati, Pasquale Festa Campanile e Giuliano Montaldo. Non parliamo di Fabrizio De Andrè, da me scoperto, lanciato, e fatto innamorare della Sardegna o di Rino Gaetano. E non parliamo nemmeno dei miei quasi vent’anni di radio, come protagonista. E nemmeno, pensi, dei miei quattro anni di televisione, dove sono ancora recordman di ascolti e
gradimento e dove ho fatto, unico comico italiano insieme con Giorgio Faletti, TUTTI i maggiori programmi comici di uccesso degli ultimi trent’anni: DRIVE IN, STRISCIA LA NOTIZIA (ideato e scritto per un intera stagione anche da me ), ZELIG. Volenti o nolenti, caro Governatore, sono l’Artista sardo più amato e rispettato in seimila anni di storia.
Sono “la Sardegna”. Ovunque e per chiunque, ma non per lei e la sua giunta.
Io volevo e voglio solo rendermi utile alla mia gente, caro Presidente. Non ho chiesto né onori né prebende. Ho chiesto solo un incontro per renderle palese questa mia disponibilità. Per studiare insieme il modo migliore per “sfruttarmi”. Lei non mi ha MAI degnato di una risposta. Elserino Piol non sarebbe orgoglioso di lei, come non lo è la stragrande maggioranza dei sardi. E se lei avesse amici veri, non sarebbero orgogliosi nemmeno loro, perché se ne avesse, caro Governatore, voglio sperare che sarebbero comunque educati. Almeno loro. La ringrazio per l’eventuale attenzione e la saluto cordialmente.

Lucio Salis
www.cappittomihai.com

°°° Bene. Ovviamente soru era troppo preso da mezzeseghe di cantantine sarde (io ero uno dei migliori amici di Maria Carta…) e da quello che si spacciava per anni come “mio fratello” e che scopiazza ancora Venditti, Guccini, dalla, ecc. piero marras. Per inciso, suo fratello si spaccia da anni per me sull’unione sarda, ma (controllate sull’annuario dei giornalisti) non esiste nessuno col mio nome. Ho scritto per giornali veri molto più di questo signore, ma non tollero gli anacronistici ordini e quindi non ho mai chiesto la tessera di giornalista. Bene. Soru non ha risposto a me (come non ha risposto ad altri amici col cervello e con le palle), si è circondato di scimmiette yesman e si è presentato – certo della sua forza e del suo potere – alle primarie del PD. Sapete dove ho indirizzato i miei voti e quelli dei miei amici? Su Antonello Cabras. Che l’ha battuto! Per queste ultime regionali, e i miei amici di myspace lo sanno bene (e di amici che leggono il mio blog ne ho CENTOSESSANTAMILA), ho votato e fatto votare per l’IdV che, stranamente, ha RADDOPPIATO I VOTI.
I voti a soru sono mancati in Ogliastra e soprattutto nel Sulcis, dove ci sono: Carbonia, S.Antioco, Iglesia, Cherchi, Cabras, e l’eurallumina… pensate un po’ se il mio amico se la doveva prendere con me!

grafico

poll

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Carbonia. Leggete tutti attentamente!

Cari amici, sta succedendo un fatto gravissimo! Da circa un anno, io e i miei collaboratori ed amici, sparsi in Sardegna e in Europa, stiamo lavorando a un progetto potentissimo per creare cultura ed ECONOMIA a Carbonia e nel Sulcis e, di riflesso, in tutta la Sardegna. Il progetto si chiama “EASY CARBONIA” e mira a far diventare la città, e il Sulcis tutto, l’epicentro degli interessi artistici, culturali, artigianali e turistici di tutta l’isola. Carbonia come polo d’attrazione. “EASY CARBONIA” è figlia di un mio vecchio progetto analogo, che si chiamava “TEVERE EXPO’” e avevamo fatto vivere a Roma negli anni ’80: faceva girare quindici miliardi al mese!
Per dire che SAPPIAMO QUELLO CHE FACCIAMO, insomma, non ci stiamo improvvisando.
Bene. A metà novembre scorso, il sindaco Tore Cherchi mi dà l’OK e, in attesa della delibera ufficiale, ci rituffiamo a lavorare per preparare nei minimi dettagli l’allestimento del progetto. NOI SIAMO PRONTI. Scrivo al sindaco che è URGENTE che io mi trasferisca a Carbonia: devo studiare le location, conoscere le realtà culturali e commerciali, selezionare i giovani da inglobare nello staff. Nessuna risposta. Due mesi fa, chiamo il sindaco perché devo rilasciare alcune interviste (ogni tanto me le chiedono). Oltre a qualche radio, mi vuole intervistare la più prestigiosa rivista italiana. Devo parlare di come vivo ora, di dove vivo, di quali sono le attrattive della mia città… Chiedo a Cherchi se posso parlare di Carbonia, come se stessi già abitandovi, di cosa gli preme che io dica. Posso parlare del progetto che sta nascendo? “Certo, fa lui, dì che stiamo lavorandoci.” Bene. Faccio l’intervista e riscrivo a Cherchi: il tempo vola, dobbiamo assolutamente partire per Pasqua in modo da essere rodati per maggio/giugno e sfruttare al 100% le possibilità di fare economia col flusso turistico. Dobbiamo preparare i ristoratori, rilanciare alberghi e agriturismi… Nessuna risposta. Ma che bel modo di tenere i rapporti! Dieci giorni fa, sento Antonello Cabras per un’altra cosa e gli chiedo se può parlare con Cherchi per sveltire la procedura. E’ interesse anche suo e di S.Antioco… “Lo vedo tra un’ora e gli parlo.” mi dice. Dopo circa un’oretta, mi arriva una stranissima telefonata dall’assessora alla cultura Maura Saddi: “Ma non l’hai ricevuta la mia email?” No. Certo che no: leggo tutto e rispondo alle circa seicento email e msg che mi arrivano ogni giorno. Insomma, mi dice quattro fesserie e mi manda finalmente la mial, eccola:
“From: Maura Saddi
To: lucio@capittomihai.com
Cc: Salvatore Cherchi
Sent: Friday, March 06, 2009 7:09 PM
Subject: Progetto “EASY CARBONIA”

Carissimo Lucio,

questi giorni abbiamo esaminato con il Sindaco, sempre attento verso le proposte per lo sviluppo della Città, il tuo Progetto che a lungo e in modo circostanziato mi illustrasti lo scorso autunno a Carbonia.

Il tuo “EASY CARBONIA”, progetto originale e ambizioso, come è giusto che siano le imprese importanti, non potrà in questo momento, nonostante la volontà, avere finanziamento. L’Amministrazione per rispondere al suo programma di mandato deve concludere i progetti intrapresi che sono numerosi e onerosi, non di meno, il territorio del Sulcis , come saprai vive in questi ultimi tempi una forte crisi economica, le sacche di povertà e di urgenze riferite ai bisogni più basilari fanno piegare verso una politica di rigore e di appoggio alle necessità dei cittadini. I Sindaci del territorio sono impegnati a monitorare la crisi che si prospetta lunga e difficile e il sindaco Cherchi che è attivo coordinatore si fa carico dei problemi in modo totale impegnasndosi alla soluzione con tutta la sua competente esperienza .Speriamo bene!

Sono convinta che essendo uomo pieno di risorse troverai nuovi sbocchi forieri di successo.

Con i miei migliori auguri di buon lavoro ti giro anche i saluti del Sindaco che tanto si è raccomandato.

maura saddi ”

COOOOOOOOOSA?! Ma stiamo scherzando?! Ma si può prendere in giro un team di professionisti per circa un anno in questo modo? Ma si può affossare l’UNICO PROGETTO in grado di dare respiro a un deserto culturale ed economico (di cui lei, la zarina, assessore alla cultura avrà pure qualche responsabilità, o no?)? ma si possono gettare nel cesso centinaia (migliaia nell’arco di tre anni) di NUOVI POSTI DI LAVORO? Posti che NON inquinano e potranno dare risorse fresche e migliore qualità della vita a una popolazione bistrattata da sempre. Si può? NO CHE NON SI PUO’. Ma chi è questa signora che pretende di decidere della vita e della morte nostra e dei cittadini di Carbonia? E’ una sedicente artista che nessuno ci invidia; una che ha scaraventato nel cesso una vagonata di soldi per installare in piazza una scultura di Giò Pomodoro (che secondo lei avrebbe portato un mare di turisti…) e che ora, UDITE UDITE, è pronta a spendere altri 600.000,00 (SEICENTOMILA EURO) per “regalare” alla città un’altra scultura di Staccioli!!!
Ora, senza nulla togliere a Staccioli, ma secondo voi – in questa crisi micidiale e con le famiglie che NON hanno i mezzi per sopravvivere – è giusto sperperare 600.000 euro per un pezzo di latta che sta lì, morto, invece che investire in un progetto rivitalizzante che porterebbe DA SUBITO posti di lavoro, turismo, e benessere per tutti? Se per voi è giusto, mandatemi pure a cagare. Se invece volete aiutarmi a far partire IMMEDIATAMENTE “EASY CARBONIA” (prima che lo porti in un’altra zona e in un’altra città), contattatemi subito e creiamo un gruppo di pressione per avere subito la delibera.
Potete dirmi come la pensate qui: lucio.salis@cappittomihai.com.
Grazie per aver letto fin qui. Aspetto le vostre voci.

LA ZARINA DI CARBONIA:

saddi

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