“La Sardegna tornerà a sorridere” avevano detto B. e Cappellacci. Invece si muore come mosche.

Fluminimaggiore, disoccupato folgorato mentre ruba cavi nell’ex segheria

Fabio Portas, iglesiente, 31 anni, vittima della disperazione. Forse pensava che la linea fosse ormai inattiva. Con le cesoie ha tagliato un cavo che credeva in disuso. L’allarme è stato lanciato da un amico

di Erminio Ariu

Il corpo di Fabio Portas ai piedi del traliccio di Sa Rocca Bianca

Il corpo di Fabio Portas ai piedi del traliccio di Sa Rocca Bianca

FLUMINIMAGGIORE. Una frustata alle braccia, poi una fiammata. Così è morto Fabio Portas, 31 anni, di Iglesias, mentre con potenti cesoie cercava di tranciare i robusti cavi elettrici dell’alta tensione, nei pressi di una segheria di marmi chiusa da anni. Il giovane disoccupato, forse in compagnia di un amico, cercava di prelevare il rame dalle linee elettriche inattive. Quella di Sa Rocca Bianca, presso Grugua, sembrava adatta ad essere demolita senza rischi.

Il giovane, subito dopo pranzo, è uscito da casa, a Iglesias, e in auto si è

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Ennesimo scippo

Montecitorio. L’esecutivo boccia due ordini del giorno sui trasporti presentati dai parlamentari isolani
Aerei, caos della continuità
il governo dice no ai sardi

°°° SCIPPATA ANCHE LA MISERA CONTINUITA’ TERITORIALE.
Saranno contente le scimmiette che hanno creduto alla panzane miracolistiche del nano cazzaro e del suo fattorino. Ma forse saranno contenti anche tore cherchi e antonello cabras, che hanno spinto il Sulcis a votare per Mafiolo, pur di fare un dispetto a Soru. Che gli frega a loro? Mica hanno mai pagato i viaggi…

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Complimenti!

La Sardegna, con noi, tornerà a sorridere” millantavano Cappellacci e Burlesquoni in campagna elettorale. Oggi tutti i giornalacci di destra annunciano trionfanti: “L’ASSEMBLEA REGIONALE FA PIAZZA PULITA DELL’ODIOSO BALZELLO DI SORU: SPAZZATA VIA LA TASSA SUL LUSSO!” Complimenti. Questo vuol dire che gli inquinatori e gli speculatori saranno di nuovo autorizzati a fare qualunque porcata in casa nostra. E senza pagare nemmeno un cent di ristoro.
Torneranno a deturpare le coste con le loro porcilaie intonacate, ad inquinare i mari coi motori fuoribordo, a gettare le reti a strascico uccidendo i fondali, a spaccare le sculture in pietra che hanno impiegato millenni a formarsi, a fottersi il corallo e la sabbia… una bella conquista, insomma. Cappellacci ci dovrebbe dire se stanno sorridendo di più i nuovi disoccupati del Sulcis o quelli della Maddalena. Ma non ce lo dirà: è troppo impegnato a leccare il culo del suo proprietario a Roma…

cappella1

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Buongiorno e grano a tutti!

Eravamo io, Maradona, Moahmmed Alì, il Che, Gianni Minà e il vecchio Ernest Hemingway, che scolavamo rum e sparavamo alle unghie di una diva del porno: Alba Troietti, si chiamava. Occupavamo sei delle dodici chaise longue, a bordo piscina nel parco della villa di un disoccupato del Sulcis. Ognuno di noi aveva un buon Winchester 94 e una scatola di pallottole sotto la sedia. Tex Willer e il suo pard Kit Carson erano in giro a beccare qualche daino. Gli fregava assai di sparare alle unghie, a loro. Avevamo finito i sigari, ma il Che aveva mandato Gasparri a fare rifornimento già da un paio di giorni. Cento euro per la birra e cento per i sigari gli avevamo dato. E quel cretino era tornato dopo sei ore, sventolando le due banconote, per chiedere quali fossero i cento euro per la birra e quali quelli per i sigari… eppure, dopo i due cazzotti che gli aveva assestato Alì per il suo compleanno, sembrava diventato un po’ più sveglio. C’erano anche delle pupe, naturalmente: Mara Carfregna, Mara Venier, Maura Lewinsky… a no, Monica, e altre tre o quattro scienziate che ci aveva mandato Sandro Bondi dall’allevamento privato di palazzo Chigi. Le bambole erano intente a cercare qualcosa sotto il grande tavolo per le colazioni, dove sedevano altri ospiti appena arrivati. Perdevano sempre qualcosa sotto i tavoli, quelle squinzie. Distratto dal culetto di una di loro, che si dimenava coperto a malapena da una mini e da un pezzo di tovaglia, mancai l’unghia del medio della Troietti e le feci un bel buco proprio in mezzo agli occhi: avevo perso. Due inservienti entrarono in scena e se la portarono via subito. Nessuno avrebbe notato la sua mancanza nel carrozzone del porno. Altri due domestici posizionarono Malgioglio al centro del tiro a segno. Si trattava di sfoltirgli il ciuffo. Gasparri non si vedeva ancora; sempre così quello: o sbagliava strada, o sbagliava marca dei sigari o si perdeva lungo la provinciale… Ernest, spazientito, riempì la sua pipa di bottarga e accese. Una puzza di pesce inondò immediatamente tutto il parco, richiamando frotte di gatti randagi sbavanti. Anche il Che perse la calma, arrotolò una foglia di mais e prese a fumare quella. Dal tavolo degli sconosciuti giungevano rantoli e grugniti soddisfatti, mentre uno di loro parlava di un grosso carico di armi sofisticate in arrivo. Tutti noi temevamo un’ennesima gaffe letale del Silvio: l’ultima volta ci stavano dichiarando guerra Malta, la Lettonia e persino un’intera regione di Marte. Erano dovuti intervenire tutti i Carabinieri della repubblica e l’esercito, per proteggerlo. I carabinieri erano arrivati a piedi o in autostop da tutte le parti d’Italia: da anni non avevano più automezzi funzionanti né soldi per la benzina.
Il maxischermo sotto il leccio millenario era sempre acceso su rete4 e noi eravamo in fibrillazione. Finalmente tornò Gasparri… naturalmente aveva fatto un casino e invece di sigari e birra arrivò con due borse di preservativi e una bottiglia di limoncello. Facemmo gettare Malgioglio nella vasca dei piranas e mttemmo Gasparri al suo posto. Mancava ancora molto per l’ora di pranzo.

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alba

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Eurallumina

Scusate… ma se io lascio la mia automobile nuova tutta la notte per strada, in una zona insicura e poco illuminata, solo per la pigrizia di infilarla nel mio garage e me la rubano. Compro un’altra auto e, pur scottato e sconsigliato da parenti e amici, mi faccio rubare ancora l’auto nuova. Infine, per la terza volta a distanza di tempo, commetto la medesima stronzata e mi fottono anche quest’altra macchina…
Secondo voi, poi, ho il diritto di andare da Santoro a piangere e lamentarmi? Ma con chi se la vogliono prendere questi lavoratori gabbati del Sulcis, che hanno creduto alle SOLITE (e sottolineo SOLITE) minchiate di silvio berlusconi?L’avete votato? Tenetevelo!
Voglio dire: i libri della Kaos Editore e i libri di Travaglio, che spiegano perfettamente che bandito cazzaro sia questo elemento, li vendono anche a Carbonia, Iglesias e S.Antioco. I giornali pure. E c’è addirittura Internet anche nel Sulcis. Sapevate benissimo chi era l’omuncolo che da un palco faceva la sua propaganda elettorale (illegittima) e sparava mirabolanti promesse (ne avesse mai mantenuto una!). E se non lo sapevate ancora, adesso SAPPIATEVELO!

ber5

sciop

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Truffe elettorali di Mafiolo

La telefonata «dell’amico Putin» non arriva, Euroallumina chiude
di Davide Madeddu

Il sogno industriale è finito. La telefonata “dell’amico Putin” non è arrivata e l’impianto, alla fine è stato spento. A nulla sono valse le proteste che negli ultim due mesi hanno portato avanti lavoratori, sindacati e rappresentanti sindacali del Sulcis Iglesiente in difesa dell’Eurallumina. Lo stabilmento di proprietà del colosso russo Rusal che nell’area industriale di Portovesme si occupa della lavorazione della bauxite e della produzione di allumina, il materiale destinato alle industrie nazionali e straniere, usato, tra le altre cose anche per la realizzazione dei motori delle auto.
Occupazione Eurallumina
Gli operai, su ordine della direzione hanno provveduto a spegnere i forni e a ripulire e depurare i silos che, per trent’anni, hanno contenuto la bauxite da inviare poi ai forni che, negli ultimi giorni sono stati fatti funzionare a gasolio fino a quando è stato dato il via allo spegnimento definitivo. Che, come hanno annunciato anche i dirigenti dell’azienda ai sindacati, dovrebbe durare solamente un anno. Marco Grecu, segretario della Camera del lavoro non usa giri di parole per affrontare l’argomento. «Non so me mai ci sia stato un sogno industriale, di sicuro oggi diciamo che, a questo punto è andata». Ossia? «Gli impianti sono fermi e questo è un male, dopo 35 anni le macchine, i forni sono stati spenti e gli operai andranno a casa. E stiamo parlando di 700 persone dirette e un indotto che colpisce migliaia di lavoratori». Un dramma, come rimarcano i sindaci che protestano tra la piazza antistante Palazzo Chigi e le sedi istituzionali sarde «che rischia di mettere in ginocchio un territorio che conta 150mila abitanti e 30mila disoccupati».

Con la fermata degli impianti dello stabilimento Eurallumina si apre ora, come aggiungono i sindacati, uno nuovo fronte. «A questo punto si tratta di capire se nello spegnimento della fabbrica siano stati rispettati i protocolli previsti per un riavvio e per il rispetto dell’ambiente – spiega ancora Marco Grecu – inoltre si deve trovare una soluzione che riguarda i lavoratori». Soluzione che, come aggiunge il segretario della Camera del lavoro «deve passare per il governo e non può riguardare solo gli ammortizzatori sociali ma un piano industriale per il rilancio di un territorio ormai alla fame».

Per questo motivo, e sostenere la vertenza i sindaci, guidati dal primo cittadino di Carbonia Tore Cherchi, venerdì mattina è stato proclamato assieme alle organizzazioni sindacali una giornata di sciopero generale. «Servono interventi urgenti – dice Tore Cherchi – non possiamo permettere che una parte di territorio e un patrimonio industriale venga cancellato da un giorno all’altro». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Salvatore Cappai, rappresentante sindacale della Filcem che chiede «il rispetto degli impegni assunti dal governo in campagna elettorale. Cosa che non è stata fatta». Dello stesso avviso anche Pierluigi Carta, sindaco di Iglesias, che ricorda la necessità di salvare le «migliaia di posti di lavoro del Sulcis Iglesiente perché, se chiude Eurallumina, nell’arco di poco tempo saranno costrette a chiudere i battenti anche le centrali Enel e le altre aziende».

Dai sindacati un monito al governo che, come spiega Roberto Puddu della Cgil «deve dire, una volta per tutte, se il settore dell’alluminio è strategico oppure no». Non fosse altro per il fatto che, come aggiunge Puddu «solo il 20 per cento dell’allumina lavorata in Italia viene dal mercato interno. Per l’ottanta per cento l’industria nazionale deve comprare all’estero».
Per venerdì è in programma lo sciopero generale del Sulcis Iglesiente.

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