Ecco scoperti gli altarini del ladro Maroni. Ciccio, ora la ramazza te la ficcano su per il culo.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/11/03/news/appalti_viminale_accuse-45815083/?ref=HREC1-1

Viminale, inchiesta sugli appalti
ecco tutte le accuse del “corvo”

I pubblici ministeri di Roma al lavoro sulle dieci pagine dattiloscritte inviate al ministro Cancellieri: “Beneficiate sempre le stesse imprese”. Sospetti sulle commesse milionarie. Il ruolo di tre prefetti

Viminale, inchiesta sugli appalti ecco tutte le accuse del "corvo"

“A Varese, senza gara, per compiacere l’allora ministro Maroni, viene sperimentato un nuovo sistema di gestione per il 112 europeo” che si aggiunge in parallelo ad un progetto identico nello scopo, ma diverso nelle tecnologie, “con il risultato di raddoppiare i finanziamenti. (…) Ma l’importante è soddisfare il ministro e portare avanti i propri malaffari con soddisfazione degli amici”

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Il Tar ribalta la decisione del Viminale «Spatuzza ammesso alla protezione»

Il Tar ribalta la decisione del Viminale
«Spatuzza ammesso alla protezione»

Annullata la scelta della Commissione pentiti del ministero dell’Interno sul collaboratore di giustizia

L'arresto di Spatuzza nel 1997 (Ansa)
L’arresto di Spatuzza nel 1997 (Ansa)

MILANO – I giudici del Tar del Lazio hanno annullato la decisione della Commissione pentiti del Viminale che, l’anno scorso, ha rifiutato l’ammissione al programma di protezione al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. Quella del Tar «é una sentenza importante – ha commentato il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia – : può restituire fiducia al mondo dei pentiti, anche quando parlano di fatti scottanti».

LA PRATICA DI NUOVO AL VIMINALE – La decisione della prima sezione ter del Tribunale non comporta l’automatica ammissione dell’ex boss di Brancaccio al programma di protezione (di cui comunque gode in via provvisoria) perché la pratica torna in mano alla commissione del ministero dell’Interno, presieduta da Alfredo Mantovano. «Dobbiamo leggere le motivazioni per capire il contenuto del provvedimento, che comunque dovrebbe dettare i principi cui la commissione dovrà attenersi», dicono i legali.

I LIMITI DI LEGGE NON RISPETTATI - La protezione era stata negata anche perché Spatuzza aveva riferito fatti a sua conoscenza oltre i 180 giorni previsti dalla legge come limite massimo per dire tutto quello che si sa. Per lo stesso motivo il contributo di «Asparinu ‘U Tignusu» non era stato preso in considerazione dai giudici del processo Dell’Utri, che avevano assolto il senatore del Pdl per i fatti a lui contestati dal ’92 in poi. La sentenza del Tar a tal proposito spiega: non è contestato né contestabile che «la tardiva testimonianza» resa da Spatuzza è giustificata dal fatto che riguarda «un fatto che egli non ha percepito direttamente» ma che «dichiara di aver appreso da altro soggetto, il quale a sua volta può essere testimone». Per i giudici amministrativi i fatti oggetto della tardiva testimonianza di Spatuzza «dopo la chiusura dei “verbali illustrativi” (sono i verbali contenenti la collaborazione) – si legge nella sentenza – non andavano necessariamente compendiati all’interno di tali documenti e conseguentemente la loro divulgazione – si ritengano essi come sostiene l’amministrazione di ‘particolare gravita» ovvero come sostengono le Direzioni antimafia accessori e meramente complementari ad uno scenario delittuoso già compiutamente delineato – non poteva interdire l’ammissione alla misura tutoria proposta».

°°° Mio parere personale: Spatuzza è molto più onesto e credibile di tutta la cosca del governicchio malavitoso e pericolosissimo di silvio burlesquoni.

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Il governo del fare… CAZZATE

Protestano i sindacati: “Siamo furibondi, questo accade mentre si parla
di tolleranza e si fanno proclami sui risultati della lotta alla criminalità”
Scattano i tagli agli straordinari
la rabbia dei poliziotti romani

di ALBERTO CUSTODERO

IL MINISTERO dell’Interno ha tagliato 4000 ore di straordinari alla polizia romana, il 5% del monte ore della Questura della Capitale per un importo di circa 40 mila euro al mese. La notizia ha suscitato le proteste di tutti i sindacati di polizia. I poliziotti, prendendo a prestito la battuta del titolare del Viminale Roberto Maroni quando gli fu bocciata alla Camera la proposta di portare a sei mesi il soggiorno nei Cie (“sono furibondo”, tuonò allora), commentano il decurtamento della busta paga con un “anche noi siamo furibondi”.

I primi a protestare sono quelli politicamente più “vicini” al governo, l’Ugl polizia. “E’ vergognoso – dice Massimo Nisida, segretario provinciale di Roma – Allora si abbia anche il coraggio di tagliare i servizi di ordine pubblico”. “Questo – aggiunge Enzo Letizia, segretario nazionale dei Funzionari di polizia – è il primo effetto su Roma dei tagli nella Finanziaria per 16 milioni di euro al Dipartimento pubblica sicurezza. E tutto ciò mentre il Viminale parla di tolleranza zero e, sotto elezioni, fa proclami sui risultati della lotta alla criminalità”. “I proclami sono una cosa – chiosano in coro Letizia e Nisida – questi tagli sono i fatti”. Al ministro Maroni che fa sua la “tolleranza zero”, Letizia ricorda che “chi inventò quella politica dura di sicurezza, l’ex sindaco di New York Giuliani, aumentò del 40% le risorse alla polizia”.

Ancora Nisida dell’Ugl: “Si tratta dell’ennesimo attacco alla dignità professionale di chi è chiamato a presidiare il territorio e tutelare la sicurezza dei cittadini, anche perché, oltre a essere letteralmente sottopagato (meno dell’ora ordinaria), lo straordinario in Polizia, purtroppo, sopperisce alla grave carenza di personale dovuta al blocco delle assunzioni e del turn over”.

“E impensabile – continua Nisida – che il governo da un lato si faccia garante di assicurare la pacifica riuscita di importanti eventi nazionali e internazionali con grande sacrifcio delle forze dell’ordine e, dall’altro, sottragga importanti risorse proprio a questi”.

A questo punto i sindacati dell’Ugl richiamano e fanno propria la proposta fatta in campagna elettorale dal segretario del Pd, Dario Franceschini, che aveva proposto l’election day per risparmiare risorse da destinare alla polizia. “Con il solo election day – conclude Nisida – accorpando europee, amministrative e referendum, il governo avrebbe evitato di spendere ingenti somme che avrebbe potuto destinare alle forze dell’ordine. Ora la rabbia di noi poliziotti cresce”. “Continuiamo a non capire – dichiara Letizia – perché il governo e il Viminale abbiano sottratto al Dipartimento di pubblica sicurezza cento milioni per dirottarli a fare controllare il territorio dalle ronde di cittadini”.

Sulla stessa linea critica – ma riferendosi non alle ronde di cittadini, bensì a quelle dei militari – anche Claudio Giardullo, segretario genereale Silp Cgil. “Alle forze di polizia – spiega – si fanno mancare le risorse mentre il governo progetta di aumentare la costosa presenza di militari per il pattugliamento delle città. Questo, per noi, non solo non è una soluzione, ma è un ulteriore aggravio di lavoro per le forze dell’ordine come il caso emergenza rifiuti a Palermo dimostra”.

Giardullo: “Nel capoluogo siciliano c’è stato un aumento di carico di lavoro della polizia che ha dovuto scortare non solo il personale dell’azienda raccolta rifiuti, ma anche i soldati che avrebbero dovuto scortarli. Ciò dimostra che l’esercito non era in grado di badare alla propria sicurezza, né a quella dei dipendenti della ditta. La morale è che, per tutelare le ronde dell’Esercito, sono state sottratte risorse per la sicurezza dei cittadini”.

b-blabla

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BASTARDI!

UNHCR, ITALIA RESPONSABILE PER CONSEGUENZE RESPINGIMENTI

L’Unhcr ha avvertito che “dal punto di vista del diritto internazionale, l’Italia e’ responsabile per le conseguenze del respingimento” dei migranti, tra i quali vi sono persone “bisognose di protezione”. In un incontro al Viminale con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il Rappresentante in Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), Laurens Jolles, ha ribadito che “la nuova politica inaugurata dal governo si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali”. “Questo fondamentale principio”, ha sottolineato l’Unhcr in un comunicato – non conosce limitazione geografica ed e’ contenuto anche nella normativa europea e nell’ordinamento giuridico italiano”. Nel corso dell’incontro che l’Unhcr ha definito “costruttivo”, Jolles ha confermato che fra coloro che sono stati rinviati in Libia vi sono persone bisognose di protezione. L’Unhcr ha quindi reiterato la richiesta al governo affinche’ riammetta queste persone sul proprio territorio. Il Rappresentante dell’Unhcr ha rivolto quindi un appello al governo affinche’ i respingimenti siano sospesi. In merito alla possibilita’ di vagliare in Libia le domande di asilo, il rappresentante dell’Onu ha spiegato che “non vi sono al momento le condizioni necessarie” per svolgere tale attivita’.

Maroni: “Andremo avanti”

°°° Insomma, questi razzisti bastardi stanno facendo di tutto per farci cacciare via dall’Europa. Vogliono la guerra civile? Molti di noi sono pronti. Si accomodino…

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Mafialand

Berlusconi e la sua cosca stanno facendo un regalo via l’altro alle mafie loro socie:

IL CASO. La modifica proposta dell’ex di An Contento ottiene
il sì anche del Guardasigilli. Scontro con la Lega. L’ira del Viminale
Appalti, il Pdl cambia l’anti-racket
“No all’obbligo di denuncia
di LIANA MILELLA

Appalti, il Pdl cambia l’anti-racket “No all’obbligo di denuncia”
ROMA – Maroni da una parte, Alfano dall’altra. Lega e Pdl divisi su appalti e mafia. Dopo la rottura su ronde, Cie, medici-spia, la manovra del governo sulla sicurezza segna lo scontro sull’obbligo per l’imprenditore titolare di appalti pubblici di denunciare un’estorsione pena la perdita della commessa e l’interdizione dalle gare per tre anni.

Succede alle due di notte, nelle commissione Giustizia e Affari costituzionali della Camera, all’ultimo rush per mandare il ddl oggi in aula. Il ministro dell’Interno leghista Roberto Maroni e il sottosegretario (ex An) Alfredo Mantovano hanno raccolto gli appelli di Ivan Lo Bello, il presidente di Confindustria in Sicilia, della collega campana Cristiana Coppola, delle associazioni antiracket, e insistono per l’obbligo di denuncia nella versione del Senato. Ma una modifica dell’ex aennino Manlio Contento lo fa cadere e raccoglie il sì del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, che ha approfondito la questione col Guardasigilli Angelino Alfano, e dei due relatori ex forzisti Jole Santelli e Francesco Paolo Sisto. La Lega protesta, Mantovano spiega che “il testo è frutto di un accordo tra Interno, Giustizia, Economia e Sviluppo economico, con il via libera di palazzo Chigi”. Ma la Giustizia fa dietro front. In aula si fronteggia la sola maggioranza perché Pd e Idv se ne sono andati per protesta. Si vota: vince il Pdl. Se fosse stata presente l’opposizione forse avrebbe prevalso il Viminale.

Che fa pesare l’accaduto. Dice Maroni: “Questa notte alcune votazioni hanno confermato le mie preoccupazioni. Una norma fortemente voluta dal ministero è stata emendata e svuotata di significato”. E oggi, in consiglio dei ministri, chiederà a Berlusconi di mettere la fiducia sul ddl perché teme che la coalizione si sfaldi su ronde, Cie, reato di clandestinità che obbligherà gli incaricati di pubblico servizio a denunciare gli stranieri. Tant’è che l’intersindacale medica chiede “una specifica e precisa esenzione dall’obbligo di denuncia”.

La divisione sugli appalti porta acqua a Maroni. Il conflitto è pesante. Da una parte c’è la norma esistente, contestata alla Camera dall’Ance, che tra le cause di esclusione da una gara inserisce la mancata denuncia dell’estorsione che il pm scopre in un’indagine su terzi. L’imprenditore non è indagato, ma il pm dovrà segnalare l’anomalia all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Manlio Contento dice no: “È una procedura di dubbia costituzionalità perché l’imprenditore non è direttamente sotto inchiesta”. Con la correzione il pm segnalerà solo imputati di falsa testimonianza o favoreggiamento. Caliendo è d’accordo: “Se un imprenditore è minacciato dell’uccisione del figlio e non la denuncia per paura di perderlo, poi non può perdere l’azienda. Se vieni chiamato da polizia e pm e non collabori è diverso”. Mantovano è sul fronte opposto: al Senato si è battuto per una norma che obbliga a un maggior dovere di lealtà chi lavora con lo Stato. Norma vantata da Maroni all’Antimafia come strumento per costringere gli imprenditori alla denuncia. Prevale la linea garantista. Al Viminale sono in collera: “Evidentemente sono tutti contenti che la Salerno-Reggio sia un’autostrada a una corsia” dicono alludendo al peso della mafia sulle gare.

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