Continuità territoriale FARSA. Basta, prenderci per il culo!!!

Aerei, la continuità sarà uguale per tutti
Prezzo del biglietto più basso di 10 euro

Il Consiglio regionale approva lo stanziamento di 172,5 milioni per la continuità territoriale. E a Roma il ministro Corrado Passera firma il decreto che impone gli oneri di servizio sulle rotte aeree per la Sardegna: due novità che avviano la nuova fase dei voli agevolati e rendono più vicina la tariffa unica per i voli da e per l’Isola, per tutti i viaggiatori, residenti e non. I biglietti, inoltre, costeranno 10 euro in meno grazie alla tariffa di base ridotta (45 e 55 euro per andare rispettivamente a Roma e Milano contro gli attuali 49 e 59) e grazie alla cancellazione della tassa sulla sicurezza.

°°°MA CHE PUTTANATA è?!  PER UNA VERA CONTINUITA’ IL BIGLIETTO DEVE COSTARE IN TUTTO 10 EURO, ALTRIMENTI è L’ENNESIMA PRESA PER IL CULO! IN SPAGNA, AD ESEMPIO, SI VA OVUNQUE CON MENO DI 10 EURO.

e una hostess in omaggio

carne argentina

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FT: “Saga disperata di Berlusconi l’ultimo episodio si avvicina alla farsa”

STAMPA ESTERA

FT: “Saga disperata di Berlusconi
l’ultimo episodio si avvicina alla farsa”

Il quotidiano della City mette in prima pagina una foto del premier con la testa tra le mani dopo il discorso alla Camera e ricorda che quello di oggi è l’ennesimo voto di fiducia della legislatura

FT: "Saga disperata di Berlusconi l'ultimo episodio si avvicina alla farsa" Berlusconi alla Camera (ansa)

ROMA – Il Financial Times va giù pesante. In prima pagina campeggia una foto di Silvio Berlusconi con la testa tra le mani, con accanto Giulio Tremonti dopo il suo intervento alla Camera 1. Il titolo è: “Mal di testa: Berlusconi affronta l’ennesimo voto di fiducia”. Nella didascalia il quotidiano della City ricorda che “quello di oggi è il 51esimo voto di fiducia per l’attuale governo da quanto (il Cavaliere) è tornato al potere nel 2008”. Poi c’è l’analisi impietosa del corrispondente a Roma Guy Dinmore: “L’ultimo episodio della saga disperata di Berlusconi si avvicina alla farsa”.

Dinmore ripercorre le vicende politiche delle ultime due settimane fino al

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La farsa del ponte, la cambiale da pagare alla mafia, le proteste dei cittadini normali

Due palazzi contro il Ponte
“No alle trivelle nelle nostre case”
Messina, rivolta a colpi di carta bollata per fermare il cantiere. E sabato torna a sfilare il “popolo del no”

di PAOLO CASICCI

berlusconi_ficco

Due condomìni contro il Ponte sullo Stretto. Cinquanta famiglie che dicono “no” ai lavori per la grande opera più controversa del secolo. Davide torna a sfidare Golia, a Messina. E lo scontro avviene sul mezzo chilometro di lungomare di Torre Faro, il villaggio a nord della città siciliana dove da giugno sono in corso le indagini geognostiche per il progetto definitivo del Ponte, atteso inizialmente per settembre e poi rinviato ad autunno inoltrato.

Per tutta l’estate le trivelle di Eurolink, il consorzio internazionale con capofila Impregilo che s’è aggiudicato l’appalto dell’opera, hanno scavato indisturbate sul lungomare messinese, nel punto in cui dovrebbe sorgere la torre alta 382 metri a

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La farsa tragica di berlusconi è al capolinea, ma…

La catastrofe da evitare

di CURZIO MALTESE

Nella storia d’Italia le pagliacciate tendono a finire in tragedia. Lo scoppio della bolla del berlusconismo era prevedibile e previsto, ma purtroppo non dal soggetto in teoria più interessato: l’opposizione. La rocambolesca eppure annunciata fine della maggioranza ha colto il campo avversario ancora una volta diviso, lacerato fra le solite cento anime, incapace non soltanto di esprimere da subito un’alternativa per il futuro, ma finanche di elaborare una strategia comune per i prossimi mesi.

Di Pietro e Vendola vorrebbero andare alle elezioni subito, Casini chiede da mesi un governo di larghe intese, il Pd invece vorrebbe ma non può. Le elezioni anticipate subito, con questa legge elettorale, sarebbero appunto il modo di trasformare la farsa in catastrofe. Un voto in autunno, inedito per la storia repubblica, avrebbe un solo vincitore, Berlusconi, e un perdente altrettanto sicuro. Non i dirigenti dell’opposizione, che seguiterebbero a campare benissimo, magari felici di uno o due punti percentuali guadagnati. Ma il Paese, consegnato con le mani legate all’attacco feroce della speculazione internazionale, col rischio di finire stavolta davvero come la Grecia. D’altra parte, senza l’appoggio della Lega, è impraticabile oggi la strada di un nuovo ribaltone. Una maggioranza da Di Pietro a Fini, passando per il Pd e Casini, sarebbe debole politicamente e numericamente, destinate a breve e grama vita. E allora?

L’unica strada logica è che l’opposizione, tutta l’opposizione, mettendo da parte gli interessi di bottega, si unisca per garantire una maggioranza con un programma limitato a pochi punti, in modo da evitare nell’immediato il pericolo di bancarotta e preparare la strada a elezioni regolari. O quasi regolari, visto che il controllo delle televisioni rimarrebbe comunque in gran parte in mano a uno dei contendenti.
Per far questo il primo passo è approvare con la nuova maggioranza una legge elettorale decente, al posto dell’attuale “porcata”. Le ipotesi sono molte e tutte migliori dell’attuale. Si tratta di restituire agli elettori la possibilità di scegliersi i candidati, com’è ovvio. Ma soprattutto si tratta di scegliere se l’Italia è matura per un bipolarismo autentico o se è meglio tornare al proporzionale. Entrambe ne sono migliori del ridicolo e ora fallimentare tentativo d’imitazione del bipolarismo che ha dominato la presunta seconda repubblica. Quello che abbiamo avuto in Italia dal ’94 a oggi non è bipolarismo. è un referendum periodico su un leader, uno scontro fra berlusconiani e anti berlusconiani. Del bipolarismo come lo conoscono le democrazie occidentali mancano le fondamenta. Per esempio il riconoscersi da parte di entrambi gli schieramenti nei valori costituzionali, in regole condivise. Per esempio la serena autonomia dei poteri di controllo, dall’informazione alla magistratura, che da noi sono o asserviti o minacciati. Un falso bipolarismo come il nostro non poteva che produrre ondate di trasformismo, centinaia di cambi di casacca impensabili nelle altre democrazie occidentali. Non c’è stata una legislatura conclusa dalla stessa maggioranza indicata al principio dagli elettori. Come avrebbe potuto, del resto?

L’unico valore che ha legato finora il centrodestra è l’obbedienza a Berlusconi. Chiunque si allontani dal dogma dell’obbedienza al leader viene per questo espulso dal cerchio magico e diffamato come un criminale. È successo a turno a tutti i principali alleati, nessuno escluso: da Bossi a Follini, da Casini a Fini. Ma se Casini o Fini domani mattina tornassero a inchinarsi, sarebbero riabilitati con tutti gli onori. Vogliamo chiamarla democrazia? Sull’altro fronte le maggioranze hanno retto soltanto sulla base dell’emergenza anti berlusconiana. Non appena questo collante veniva meno in un singolo partito, per ideologia o per convenienza, crollava l’intero castello.

Questa versione miserabile e peronista del bipolarismo è ora al capolinea, come testimoniano le crisi parallele dei due soggetti che lo incarnavano, il Pdl e il Pd. Se si vuole evitare che il collasso di un sistema politico sbagliato coincida con il collasso del Paese, bisogna muoversi ora e subito. Costruire un campo politico che, nella migliore delle ipotesi, ponga le basi per un futuro davvero bipolare e occidentale della politica italiana. Oppure scegliere di tornare al passato, alla prima repubblica che tanto non è mai finita, a non voler essere ipocriti. Magari con il buon senso di imporre un serio sbarramento per scongiurare l’avvento di altri nani e ballerine sulla scena. Il cast è già completo.

A SILVIO

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Mafiolo frusta i servi: “prescrizione!”

Il retroscena Ghedini e Alfano al lavoro per approvarla entro febbraio

Sarà più facile ricusare i giudici, vietato usare le sentenze passate in giudicato

In arrivo una leggina per tagliare

la prescrizione del caso Mills

Più potere alle difese per far scadere i termini

anche nel processo sui diritti tv sotto inchiesta

di LIANA MILELLA

Nicolò Ghedini

ghedini

ROMA – Al tappeto dopo il micidiale knock out della Consulta sul lodo Alfano il team giuridico del Cavaliere sbanda, si divide, ma già è al lavoro su nuove sorprese ad personam. Una su tutte: intervenire di nuovo sui tempi di prescrizione, dopo il pesante intervento della Cirielli, nel disperato tentativo di far “morire” subito il processo Mills. Niccolò Ghedini e Angelino Alfano escono azzoppati dalla partita sullo scudo congela-processi, ma ancora a loro due si è rivolto il Cavaliere per esigere, in tempi brevi, una legge che spunti le armi dei magistrati milanesi. “Non voglio governare con l’incubo delle udienze, datevi da fare” gli ha detto liquidandoli. Tacchi indietro, i due si sono messi al lavoro. E adesso, in queste ore, nello studio di Ghedini e nelle stanze di via Arenula, comincia a prendere forma un disegno di legge “leggero” in cui mettere al primo posto i nuovi limiti della prescrizione e poi altre tre “creature” ghediniane, poteri potenziati delle difese a scapito dei giudici, ricusazione più facile delle toghe, stretta nell’utilizzo delle sentenze passate in giudicato. Tutto questo ha un solo norme: una nuova legge tagliata su misura per Berlusconi. Smilza, pochi articoli, di facile gestione parlamentare, con una corsia preferenziale garantita tra Camera e Senato. Da approvare per febbraio, marzo. In grado di chiudere subito il processo Mills, quello più pericoloso per Berlusconi, che con le regole di oggi è prescritto a metà del 2012.

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-12/retroscena-milella/retroscena-milella.html

°°° MA NON AVEVA FINITO DI DIRE IERI CHE QUEI PROCESSI SONO UNA FARSA E CHE LUI AVREBBE RIDICOLIZZATO I GIUDICI, PRESENZIANDO ALLE UDIENZE, E POI AVREBBE SPIEGATO AL “POPOLO”  ATTRAVERSO LA TELEVISIONE?

IL SOLITO PICCOLO CAUDILLO MAFIOSO, IL SOLITO BULLETTO DI PERIFERIA TUTTO  CHIACCHIERA, SPOCCHIA, E ARROGANZA.  ORA SI CAGA SOTTO E IN GRAN SEGRETO SI RIMANGIA LE SPARATE DA  MALATO DI MENTE.

BERLUSCONI, MA VAI A CAGARE!!!

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La farsa tragica

La corsa delle divise al posto in lista
A guidare la “hit” delle candidature c’è la polizia penitenziaria

Mille agenti delle forze dell’ordine candidati: per loro stipendio pieno e permessi
A. BARBERA, F. SANSA
ROMA
Altro che disaffezione per la politica. In Italia c’è chi le elezioni le aspetta con ansia divorante. Poliziotti, forestali, agenti di polizia penitenziaria affollano le liste elettorali. Al Nord, al Centro, al Sud, spesso con liste improbabili, in luoghi improbabili. All’inizio può sembrare un caso o una scelta dei partiti dettata dalla fame di sicurezza che assilla gli italiani. Ma poi si capisce che ci deve essere dell’altro. Come spiegare altrimenti la lista che nel 2008 si presentò a San Pietro in Amantea (Cosenza): «I tredici candidati erano tutti agenti di polizia penitenziaria e nessuno era del Paese», sospira Francesco Gagliardi, un maestro che segnalò l’episodio. Nel nome del partito i poliziotti penitenziari infilarono una parola che sentono spesso sul luogo di lavoro: San Pietro per la Libertà. «Da anni un gruppo di agenti di Campobasso formano una lista che si presenta nei comuni vicini», sospira Donato Capece, segretario nazionale del Sappe, il sindacato della Polizia Penitenziaria. Quest’anno i candidati dovrebbero essere più di mille.

Tanti, così tanti, che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria mercoledì ha diffuso una circolare che dispone un censimento degli agenti aspiranti politici. I conti sono presto fatti: soltanto nel carcere di Augusta, in Sicilia, ci sono 17 candidati su 250 agenti. Niente rispetto a quanto accadde alle Amministrative nel 2007, quando 70 erano in lista, il 35 per cento dell’organico. Anche nei commissariati di polizia in questi giorni si contano le poltrone vuote: 17 a Roma, 44 a Bologna, 20 nel torinese. Nei corridoi degli uffici c’è chi racconta di quell’agente campano emigrato a Brescia per candidarsi per i Pensionati. Oppure di quel giovane poliziotto bolognese che nel 2008 si candidò in Friuli e a Piacenza. Sempre sconfitto. Sempre con i Pensionati. Ma da dove nasce questa passione politica che spinge a candidarsi a destra e a sinistra? I maligni indicano l’articolo 81 della legge 121 del 1981, quella che riformò il comparto sicurezza: «Gli appartenenti alle forze di polizia candidati a elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento dell’accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale».

Insomma, un mese e mezzo senza lavorare a stipendio pieno (tranne qualche indennità). Una norma del tutto eccezionale rispetto a qualunque contratto pubblico e privato: «I contratti collettivi prevedono l’aspettativa in caso di candidatura, ma può essere negata e comunque non è mai retribuita», spiega Alfredo Garzi della funzione pubblica Cgil. «La norma era nata con un altro spirito», sostengono Flavio Tuzi e Filippo Bertolami del sindacato di polizia Anip-Italia Sicura. «Si voleva così garantire l’osmosi tra forze dell’ordine e società civile, per evitare quel muro contro muro anche violento tra uomini in divisa e cittadini». Ma qualcosa non funzionò, ottenere consenso dalle persone su cui prima dovevi esercitare l’autorità di polizia può creare cortocircuiti e il Dipartimento di Pubblica Sicurezza introdusse il divieto di lavorare dove ci si era candidati. Risultato: i candidati ci sono lo stesso, ma si assiste a una migrazione elettorale. Tuzi e Bertolami la spiegano così: «Adesso ci sono due categorie. I furbi che si presentano in circoscrizioni lontane dal posto di lavoro pur di usufruire dei 45 giorni di aspettativa retribuita oppure coloro che ci credono davvero e vorrebbero impegnarsi nella società civile».

Così un mese e mezzo prima delle elezioni gli uffici si svuotano. Per la gioia di chi parte e il mal di fegato di chi resta e deve lavorare come un pazzo per coprire i buchi nell’organico lasciati dai colleghi. Bianco o nero, lavativi e onesti? Non è così semplice. Sebastiano Bongiovanni è agente di polizia penitenziaria ad Augusta e consigliere comunale. Ma politica lui la fa davvero: nel 2007 segnalò alla Procura di Siracusa che 70 suoi colleghi erano candidati alle elezioni, «Non perché si trattasse di lavativi, anzi. Dovremmo candidarci tutti e 250». Prego? «Sì perché la nostra vita è un inferno. I detenuti sono più di seicento, in un carcere che cade letteralmente a pezzi, dove l’acqua c’è soltanto tre ore al giorno. E noi rischiamo la vita per 1.500 euro al mese, senza possibilità di trasferimenti». Sì, i politici abbondano soprattutto tra chi fa i servizi più usuranti, come gli agenti dei Reparti Mobili, quelli che passano le domeniche in mezzo ai fumogeni degli stadi. Ma c’è anche chi usa la politica per ottenere il trasferimento che non arriva mai. Semplice: basta candidarsi nella città dove lavori. E’ vietato, incompatibile, così all’amministrazione non resta che spostarti altrove. Ferie, indennità, trasferimenti altrimenti impossibili… e poi c’è chi dice che la politica è lontana dalla gente.

UN POLIZIOTTO CANDIDATO IN INCOGNITO

nuca1

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la farsa del mafionano

Berlusconi: «È Veronica
che deve scusarsi con me»

Il premier: «So da chi
è sobillata, il divorzio
potrei chiederlo io»

°°° AMICI, VE LO POSTO TUTTO IL PEZZO DEL CORRIERE, PERCHE’ E’ LA QUINTESSENZA DELLA FALSITA’,DEL MASCHILISMO PIU’ ABBIETTO, E DELLA STATURA MISERABILE DI QUESTO DELINQUENTE:

L’ira del cavaliere: «è la terza volta che mi fa scherzi così in campagna elettorale»
«Veline in lista? No, sono laureate
Ecco la verità sulla festa di Noemi»
Berlusconi: «Veronica è caduta in un tranello, dovrà chiedermi scusa pubblicamente»

Arcore, domenica sera. Una domenica molto diversa da tutte le al­tre. Silvio Berlusconi è amareggiato. «Sono indignato». Ha letto, con sorpre­sa, dell’intenzione di sua moglie di di­vorziare. Prima, afferma, non ne sapeva nulla. «Veronica è caduta in un tranello. E io so da chi è consigliata. Meglio, so­billata. La verità verrà fuori, stia tran­quillo». Presidente, e lei pensa che si possa, come in altre occasioni, riconciliare un rapporto che dura da quasi trent’anni, di cui diciannove di matrimonio? «Non credo, non so se lo vo­glio io questa volta. Veronica dovrà chiedermi scusa pubbli­camente. E non so se basterà. È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scher­zo di questo tipo. È davvero troppo».

E i figli? Non dovete pensare ai tre figli, e poi c’è un altro ni­potino in arrivo? «I figli sono solidali con me». «Sa come chiamo io tutto quello che è ac­caduto in questi giorni? Crimi­nalità mediatica». Non esageri, presidente, Repubblica e Stam­pa hanno fatto semplicemente il loro lavoro. E non le dico la mia sofferenza. No, sostiene il Cavaliere che c’è un disegno. Una manovra per metterlo in difficoltà ed esporlo persino al ridicolo, proprio nel momento in cui la sua popolarità è al massimo. E sua moglie ne sa­rebbe diventata complice in­consapevole. «Veronica è sem­plicemente caduta in un tranel­lo mediatico». Sì, ma le veline le avete messe in lista e poi, do­po la lettera di sua moglie al­l’Ansa («Ciarpame senza pudo­re, io e i miei figli siamo vitti­me… ») le avete tolte? «Guardi, direttore, voglio dirlo una vol­ta per tutte, e chiaramente: non avevamo messo in lista nessuna velina e quelle tre che sono state escluse all’ultimo minuto erano bravissime ragaz­ze, con ottimi studi. Altro che veline. Veronica ha creduto al­le tante cose inesatte scritte sul­la stampa, purtroppo».

E le tre ragazze entrate effetti­vamente nelle liste delle candi­dature per le europee? «Lara Comi ha due lauree, ha coordi­nato i giovani del Pdl in Lom­bardia, è dirigente della Giochi Preziosi. Mai andata in tv. Licia Ronzulli è una manager della sanità di altissimo livello, è re­sponsabile delle professioni sa­nitarie e delle sale operatorie del Galeazzi; l’imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli la stima molto, va due volte l’an­no in Bangladesh. Barbara Ma­tera è laureata in scienze politi­che, me l’ha consigliata Gianni Letta, è la fidanzata del figlio di un prefetto suo amico. Ecco, ha fatto una parte in Carabinie­ri 7 su Canale 5, ma mai la veli­na. Insomma, mi creda, è una montatura. Parliamo di tre ra­gazze in gamba su settantadue candidati. E che male c’è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di... ».

Presidente, e poi c’è la fe­sta napoletana della giovanis­sima Noemi Letizia, alla qua­le lei ha partecipato a sorpre­sa. «Anche qui sono state scrit­te cose inesatte. Le racconto come è andata veramente. Quel giorno mi telefona il pa­dre, un mio amico da tanti an­ni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avan­zamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. So­lo due minuti, mi assicura. La casa è vicina all’aeroporto. Mi faresti un grande regalo. Non molla. Io non so dire di no. Era­vamo in anticipo di un’ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per com­pleanni e matrimoni. Pensi che ho fatto le fotografie con tutti i partecipanti, i camerieri, persi­no i cuochi. Le pubblicherà Chi sul prossimo numero perché me le ha chieste quel diavolo di Signorini». D’accordo, pre­sidente, ma perché quella ragazza Noemi la chiama papi? «Ma è un scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chia­mino papi, non crede?».

Quell’episodio, dice Berlusconi, è stato mon­tato ad arte. E Veronica avrebbe creduto a mol­te delle versioni, false, sulla serata napoleta­na, domenica 26 aprile, conclusa con un incon­tro con Aurelio De Lauren­tiis. Quella sera il suo Napo­li aveva battuto l’Inter, fa­cendo un favore al Milan nel­l’inseguimento impossibile alla capolista. «Ho ringraziato De Laurentiis che si è fatto per­donare a metà l’eliminazione dalla Champions’ League che ci inflisse, battendoci, nello scorso campionato».

Amareggiato e deluso, Silvio Berlusconi non pensa che que­sta volta sia possibile una ri­conciliazione. Arcore e Mache­rio, dove risiede la moglie, so­no vicine. Gli amici comuni se lo augurano. Basterebbe poco. Una spiegazione franca, come succede fra coniugi. Ma nella domenica quasi estiva di Arco­re l’aria è molto diversa dalle al­tre volte. E il Cavaliere è offe­so. Chi lo conosce bene dice che questa volta, per ricon­quistare Veronica, non andrà di sorpresa al suo compleanno a Marrakesh, avvici­nandola vestito da berbero per poi sve­larsi di colpo con un bellissimo gioiello in re­galo. Ma non si sa mai. Il nostro modesto auspicio è che ciò avvenga. Magari in forma del tutto privata.

(f. de b.)


°°° Una marea di cazzate, amici miei. Come al solito. Noto soltanto due cose che stridono troppo:
a) le “veline” laureate… come lui, che si è comprato persino la licenza elementare? Come la Gelmini, che si è comprata la laurea a Reggio Calabria?
b) Va a Napoli per seguire il termovalorizzatore DI NASCOSTO? Lui, che non va nemmeno a pisciare senza le telecamere? E poi, siccome la villetta di Noemi è vicina all’aeroporto, decide di fare una scappata di DUE MINUTI… però le porta un preziosissimo collier di oro e brillanti… roba che si tiene abitualmente nel cruscotto della macchina… e fa le foto con tutti i cuochi e i camerieri. Dunque… se il papi vero della squinzia è un misero impiegato del Comune – e quindi, come tutti gli impiegati NON RIESCE AD ARRIVARE A FINE MESE… chi cazzo glieli ha pagati i cuochi e i camerieri, per non parlare del resto della festa da Mille e una notte?! Infine, dice AL PAPPONE: ” È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scher­zo di questo tipo. È davvero troppo.” Oh, cribbio! Sia la ex moglie che i magistrati lo beccano SEMPRE sotto elezioni… Ma roba da matti! Il fatto è che in questo paese SIAMO SEMPRE sotto elezioni. Ma se tu ti comportassi da UOMO con tua moglie e da persona ONESTA nella vita… nessuno ti romperebbe i coglioni, né sotto elezioni, né mai!
O mafiolo, MA VAI A CAGAREEE!

silvio_a1

pappone-s350

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