La russa, vai di cocaina, di escort e di Ferrari! E IO PAGO!

1- CHI PAGA PER LA FERRARI…
Da “l’Espresso

Ferrari e Chinhook in Alto Adige

Ignazio La Russa ci avrà fatto anche un figurone, ma il sostegno della Difesa al lancio dell’ultima Ferrari non è piaciuto a tutti. Augusto Di Stanislao, deputato Idv, ha presentato un’interrogazione dopo aver saputo che, per consentire ai giornalisti di provare la vettura tra le nevi di Plan de Corones (2.350 metri), un paio di “nuove Ferrari FF sono state caricate su un Ch47 Chinook del I Reggimento di Viterbo” supportato “da tre elicotteri Agusta 205 Superpuma”.

Tutto bene, non fosse per i costi. Il noleggio di un Superpuma costa 130 euro al minuto; quello di un Chinook molto di più. Ma la Ferrari non ha seguito questo iter. Vero che l’Esercito ha fatto sapere che aveva “già previsto un’attività addestrativa per l’atterraggio su superfici nevose di elicotteri carichi”, per cui la richiesta di Maranello si sarebbe “rivelata addirittura utile, altrimenti avremmo dovuto trasportare materiale finto”. È vero pure che la Ferrari dovrebbe fare una donazione per gli orfani dei militari caduti. Ma a Di Stanislao non sta bene che il ministero abbia usato “i suoi elicotteri, truppe e mezzi per l’evento promozionale di una

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La casa da Batman per il figlio di una rana.

Moratti jr, una villa in stile Batman
condonata grazie al Pgt del Comune

La vicenda del figlio del sindaco di Milano è riportata sul prossimo numero dell’Espresso
Il caso è venuto allo scoperto a causa del mancato pagamento di una rata al progettista

Moratti jr, una villa in stile Batman condonata grazie al Pgt del Comune Il sindaco Letizia Moratti

Il figlio del sindaco di Milano, il trentaduenne Gabriele Moratti, avrebbe trasformato cinque capannoni alla periferia nord-ovest di Milano in una villa ispirata a quella di Batman – senza permessi – e il nuovo piano regolatore del Comune avrebbe di fatto condonato tutto. E’ quanto sostiene L’Espresso nel prossimo numero. Secondo la ricostruzione del settimanale, Gabriele Moratti ha comprato in via Cesare Ajraghi 30 cinque capannoni coperti da vincolo di destinazione industriale e il 4 agosto 2009 ha chiesto di accorparli in un unico laboratorio, pagando al Comune oneri per 6.687 euro.

A lavori quasi ultimati il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case di lusso, ha accusato Moratti di non aver pagato l’ultima rata pattuita e l’architetto Gian Matteo Pavanello avrebbe ottenuto un decreto ingiuntivo per 127mila euro e avrebbe portato in tribunale carte dove sarebbe risultato che al posto dei capannoni c’era una villa, ispirata alla casa di Batman. Poi, aggiunge L’Espresso, la proprietà ha versato 102mila euro di oneri urbanistici e il 12 agosto l’immobile è diventato commerciale. Il Comune allora avrebbe mandato i controlli, ma senza trovare traccia della villa che, secondo Pavanello, sarebbe stata risistemata con strutture in cartongesso in vista dell’ ispezione.

Il nuovo Pgt milanese, approvato in febbraio, avrebbe inserito l’immobile di via Ajraghi in uno degli ‘ambiti di rinnovamento urbano’ in cui cadono tutti i vincoli di destinazione. Così, se ora Gabriele Moratti rivendicasse la destinazione residenziale, secondo i calcoli dell’Espresso, vedrebbe il valore della sua proprietà aumentare di un milione di euro.

°°° Ormai Milano è diventata un paesone da fiction di serie Z,  dove comandano le maitresse come Minetti, il Trota, il Pipistrello, la ‘ndrangheta, la lega… era la Milano da bere? Beh, se la sono bevuta insieme al cervello. I milanesi che ho conosciuto io negli anni ’67/’75 li avrebbero cacciati tutti a calci nel culo, questi dementi ladri e incapaci.

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“La mafia ringrazia”- Giancarlo Caselli spiega l’ultima porcata di Berlusconi

La mafia ringrazia

da l’Espresso
di Paolo Biondani
Le norme del governo contro le intercettazioni finiranno per bloccare le indagini e favorire i criminali. Parla il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli. In edicola da venerdì Cosa significa in una moderna società civile la parola democrazia? «La democrazia si nutre di controlli, che devono essere effettivi, non di facciata. C’è un controllo sociale che si esercita attraverso un’informazione incisiva rispetto al potere perché libera e pluralista. E c’è un controllo di legalità, affidato a una magistratura libera ed efficace perché indipendente. Sono questi principi fondamentali ad essere messi in pericolo dal progetto di legge contro le intercettazioni. Libertà di pensiero e diritto dei cittadini all’informazione, possibilità dei magistrati di indagare su tutti i reati e controllo effettivo del potere: sono le basi che, insieme, sostengono uno Stato di diritto. Chi ha il potere deve accettare controlli, altrimenti la democrazia degenera in tirannide della maggioranza».

Giancarlo Caselli, magistrato simbolo della lotta al terrorismo e alla mafia, oggi procuratore capo di Torino, è molto preoccupato per gli effetti del piano di riforma fortemente voluto dal governo per limitare o vietare le intercettazioni e mettere il bavaglio alla cronaca giudiziaria.

Qual è la prima cosa che i cittadini devono sapere sulla legge in esame al Senato?
«Che è una minaccia proprio per la sicurezza dei cittadini. Gli emendamenti sono in continuo aggiornamento, ma il disegno è già chiaro: diminuiranno pesantemente il numero e l’ampiezza delle intercettazioni, indispensabili per la lotta alla criminalità. C’è un obiettivo che viene da lontano: la mortificazione dei pm, additati come nemici, per renderli subalterni al potere politico proprio mentre questo rivendica una sostanziale immunità. Per farlo, non si esita ad ostacolare di fatto le indagini anche sui reati più odiosi: non vorrei entrare nei tecnicismi, ma le procure rischiano di restare senza prove anche per omicidi, rapine, estorsioni, usura e bancarotte milionarie».

La destra che invoca legge ed ordine sembra accontentarsi della modifica che torna ad autorizzare le intercettazioni anche senza «evidenti indizi di colpevolezza».
«Era un limite talmente grossolano da rendere inevitabile una retromarcia: è ovvio che le intercettazioni si fanno proprio per scoprire il colpevole. Ma l’aggancio alla colpevolezza in realtà rientra dalla finestra, con il richiamo alle regole sui riscontri e col divieto di intercettare i telefoni non in uso agli indagati. Ma proprio le intercettazioni su persone vicine all’indagato spesso sono le più preziose. Così si crea un circolo vizioso, che si ripete per le ambientali: le microspie si potranno nascondere solo nel luogo del delitto, ma l’esperienza dimostra che i colpevoli parlano dei loro reati dove si sentono al sicuro, ad esempio in uffici, bar o auto. Anche il divieto di usarle come prove di reati diversi, perfino se più gravi, è pericolosissimo: se intercettando un rapinatore scopriamo un omicidio, non potremo più arrestare l’assassino».

Il governo in compenso nega di voler bloccare le inchieste su mafia e terrorismo.
«Riciclaggio, usura, estorsione, bancarotta sono reati non necessariamente mafiosi. Ma se non possiamo più intercettare se non in casi eccezionali, come facciamo a scoprire quando dietro c’è la mafia? Il problema è gravissimo, perché oggi la mafia è soprattutto economia illlegale».

E dell’”emendamento D’Addario”, che vieta ai privati di registrare perfino i colloqui a cui partecipano, che ne pensa?
«È una norma assurda, ma a suo modo rivelatrice. I ricatti e le intimidazioni criminali iniziano con allusioni e minacce indirette, difficilmente denunciabili: la violenza arriva dopo. Se incriminiamo chi cerca di documentarle, rischiamo di lasciare liberi i colpevoli per punire le vittime».

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Da l’Espresso

Messina continua

di Riccardo Bocca

 

MA  QUESTI DEL  REGIME  PENSANO  A RUBARE E  ALLE  ESCORT

velina
Colline sbancate. Edifici in zone a rischio. Persino una chiesa sulla fiumara. L’edilizia selvaggia non si è fermata. Anche dopo le 31 vittime di ottobre Cantiere in zona Panoramica a Messina. Foto di Enrico di GiacomoVIDEOINCHIESTA L’edilizia shock LA MAPPA Le zone del dissesto

L’uomo in giaccone piomba all’improvviso nel cantiere con un gruppo di manovali e urla: “Via di qui! Basta fotografie! È violazione di domicilio! Adesso chiamo la polizia!”. Cammina avanti e indietro furente, il cinquantenne che chiamano “titolare”. Poi afferra il cellulare e confabula in siciliano stretto; poi ancora ordina ai suoi uomini di cacciare gli intrusi: “Cortesemente sbattiamoli fuori!”, strilla un paio di volte. E gli operai stanno per obbedire, perché i curiosi non sono graditi in questo spicchio dei monti Peloritani che sovrasta Messina. Nessuno, a quanto pare, ha il diritto di verificare come su queste colline di sabbia e terra stia spuntando un’infilata di palazzine che il cartello chiama “Il grande Olimpo”.

Nessuno dovrebbe soffermarsi a osservare la scarpata e il suo terreno instabile, tanto debole da richiedere sostegni artificiali. Tantomeno è apprezzato, da queste parti, che si aggiunga un altro dettaglio: quello del torrente Trapani, che qui accanto smette di scorrere in superficie e s’infila sotto l’asfalto stradale in un varco di cemento armato circondato dal pattume. Una bomba d’acqua che già in passato ha causato esondazioni e un morto, e che fa ancora più paura guardando le colline sbeccate dalle frane. “L’alluvione del primo ottobre 2009 non ha insegnato niente”, denuncia il capo del Genio civile messinese Gaetano Sciacca. “Non contano i 31 morti e sei dispersi di Giampilieri e villaggi vicini”. Non conta neppure che pochi giorni fa, il 14 febbraio, abbiano dovuto evacuare dal borgo di San Fratello duemila persone per l’ennesima frana. “Là è successo quello che è successo senza bisogno di abusi edilizi, mentre qui massacrano la città con cantieri spericolati.

Poi tutti piangono quando arrivano le disgrazie; tutti giurano di avere tutelato la nostra provincia, i suoi 257 corsi d’acqua e i 108 comuni a rischio sismico. La verità è che pochissimi stanno cercando di fermare il disastro. A quattro mesi dall’alluvione le ruspe continuano a sventrare le colline, la coscienza civile latita ed è il trionfo assoluto dell’abusivismo ambientale: quello di chi edifica seguendo le regole umane, ma non quelle imposte dalla natura”. Il risultato è un collasso territoriale. L’agonia di una Messina dove ogni giorno spuntano nuove gru: “Anche nelle aree più impensabili, anche dove il buon senso suggerirebbe di evitare”, dice Anna Giordano del Wwf. Per esempio nella zona dell’Annunziata, un quartiere residenziale della fascia nord cittadina. “Sopra incombe il Monte Ciccia, 609 metri di una montagna geologicamente giovane e a rischio dissesti. Sotto c’è una grande fiumara, e come non bastasse ci costruiscono dentro una chiesa”. Un edificio già enorme anche se è ancora da completare. Un operaio sta riposando all’ora di pranzo nell’abitacolo della ruspa, ma quando vede il fotografo spalanca lo sportello: “Qui è tutto a posto, tutto in regola “, assicura. E avrà anche ragione. Però è impossibile confermarlo, visto che all’ingresso del cantiere non c’è il cartello con la descrizione dei lavori e della società chi li sta svolgendo. “Noi cittadini”, spiega un militare che abita in zona, “partiamo da concetti semplici: ci chiediamo perché collochino una struttura imponente in corrispondenza di una fiumara, peraltro già affiancata da una palazzina. Non capiamo perché si arrivi a un simile azzardo, insomma. E soprattutto, ci domandiamo chi abbia reso edificabili posti simili”.

Certo è singolare che dopo il disastro di Giampilieri, e dopo la recente morte di due bambine per il cedimento di una palazzina a Favara, nell’agrigentino, si costruisca un luogo di culto in un’area tanto delicata. Anche perché, una cinquantina di metri più a sud della chiesa, tra massi sgretolati e misera vegetazione spunta un tubo nero che, a detta dei residenti, dovrebbe contenere il torrente Annunziata quando s’ingrossa. In teoria: perché in pratica il tubo ha due sezioni scollegate, e potrebbe non bastare in caso di emergenza. Il che riporta alla questione centrale: ha senso tutto questo?, chiediamo al presidente dell’Associazione costruttori messinesi Carlo Borella. È una situazione accettabile, nel 2010, per una città con 247 mila abitanti? “La nostra edilizia”, risponde Borella, anche titolare dell’impresa di costruzioni De.mo.ter, “è conseguenza di un Piano regolatore approvato tanti anni fa. Inutile discolparsi o negare gli eccessi di qualche imprenditore.

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Censura bulgara

Se ne parla in tutto il mondo (tranne che in Italia)

di Marco Lignana

La notizia delle registrazioni della D’Addario e Berlusconi ha fatto il giro dei siti, giornali e televisioni di tutto il mondo. Ma non da noi

Tranne le eccezioni del

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Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini

Negare è la prima regola dei corifei azzurri. Salvo smentirsi o essere smentiti da altri

La seconda regola è banalizzare. E poi c’è la campagna di discredito contro la ,

Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini

al varietà delle contraddizioni

di GIUSEPPE D’AVANZO

Ghedini e Berlusconi in Parlamento
ghedib

asini

Lo ha negato ostinatamente, ha evocato trame oscure e complotti assassini, ma Silvio Berlusconi sapeva che Patrizia fosse una prostituta perché i patti prevedevano che dovesse pagarla. Il “regalo” del Cavaliere aveva promesso Gianpaolo Tarantini alla signora.

La voce di Silvio Berlusconi, le parole di Patrizia D’Addario, ascoltate ora nelle registrazioni messe a disposizione dall’Espresso, rendono onirici i discorsi, le parole e i gesti distribuiti nel corso del tempo dal capo del governo, dal suo avvocato Niccolò Ghedini, dai corifei azzurri, dai commessi obbedienti dell’informazione. Stiamo soltanto al presidente del Consiglio e al suo consigliere legale. Il fatto è stranoto a

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Il piccolo malato di mente

Silvio e Patrizia, i nuovi audio

(L’Espresso)

Ottobre 2008. Prima di andare a Palazzo Grazioli,

Gianpaolo Tarantini e Patrizia si mettono d’accordo sulla serata a casa del premier

GT: Allora …
P: mi volevi parlare?
GT: non volevo parlare, volevo dirti… che alle nove e un quarto vi passo a prendere l’autista e andiamo lì …
Ragazza: andiamo lì … poi se lui decide rimani lì …
P: …e mille per la serata.
G: Mille ora già te li ho già

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L’utilizzatore finale

Silvio e Patrizia, tutte le intercettazioni

(da l’Espresso)

Patrizia sta per entrare a Palazzo Grazioli. Chiede a un accompagnatore come si deve comportare con Berlusconi

UOMO: … dietro sto. [...]
PATRIZIA: ma adesso ceniamo? poi a che ora diciamo…di solito…
UOMO: …non lo so io…perché…so che il presidente è un po’ allegro..canta….dice qualche barzelletta
PATRIZIA: pure noi possiamo cantare?
UOMO: …e si fa un po’ più.. … però…non c’è problema
ASCOLTA L’AUDIO

Berlusconi si presenta alle ragazze. Tra battute e risate, inizia la festa

VOCE MASCHILE: Clarissa…
SB: Ciao, tutto bene?
RAGAZZA: Assolutamente
SB: Ciao
PD: Alessia
SB: Ah che carine … complimenti
PD: grazie
RAGAZZA: Tutte in nero!
SB: Ahhh!
VOCE MASCHILE: Tutte in nero!
RAGAZZE: Tutte in nero!
SB: Io tra l’altro pensa… che per il nostro teatro ho ordinato 22 costumi, sai quei costumi…li hanno fatti
VOCE MASCHILE: dimentichi qualcosa?
SB: Allora…tu di dove sei?
PD: Io sono di Milano [però vivo attualmente vivo a Bari] …
SB: Cosa fai?
PD: sto occupandomi di un’operazione immobiliare [...] va un po’ male perché da sola è un po’ dura
ASCOLTA L’AUDIO

E’ il 4 novembre, sono passate due settimane. Obama sta per essere eletto alla Casa Bianca, Berlusconi e Patrizia sono nel “lettone di Putin”.

SB: questo [libro?...] l’ho disegnato io
PD: l’hai fatto molto bene
SB: l’altra volta ce l’avevi?

PD: Sì
SB: C’eri già l’altra volta?
PD: Sì
SB: ma tu pensa… e questa? prendi
PD: no questa no
SB: è la più bella
PD: è bellissima questa

SB: prenditi questa la regali a qualcuno
PD: no
SB: no, sarebbe uno spreco

PD: anche questa l’hai disegnata tu?
SB: questa è una mia idea ma non l’ho disegnata io. ma guarda che roba…com’è fatta. questo è un mio amico che me l’ha fatta. che mi fa tutte le cose…io mi faccio una doccia anch’io… e poi, poi mi aspetti nel lettone se finisci prima tu?

PD: quale lettone.. quello di putin?
SB: quello di Putin
PD: ah che carino..quello con le tende

canzone 1 ‘Gente magnifica gente’ – Sal da Vinci – dal musical ‘Scugnizzi’
canzone 2 ‘Zoccole zoccole’ – Sal da Vinci – dal musical ‘Scugnizzi’
ASCOLTA L’AUDIO

E’ il 5 novembre. Patrizia commenta con Giampaolo Tarantini la nottata in bianco con il premier

PD: Pronto buongiorno
GT: Buongiorno
PD: Come stai?
GT: Bene
PD: Non abbiamo chiuso occhio stanotte
GT: Eh immagino, come è andata?
PD: Bene, niente busta però
GT: Veramente?
PD: Giuro. Come mai? Tu mi avevi detto che c’era una busta. Mi ha fatto un regalino, non so, una tartarughina
GT: Uhm
PD: E poi mi ha fatto una promessa
GT: Cioè?
PD: Che..va beh te lo posso dire, tanto tu sei la guardia di tutto, mi ha detto che mi mandava gente sul cantiere, l’ha detto lui quindi ci devo credere?
GT: Si, e va beh se lo dice lui. Gli hai dato il tuo numero?
PD: Si, gli ho dato il mio numero, l’ha voluto stamattina anche il mio cognome e ha detto che mi avrebbe aiutata sul cantiere mi mandava gente
GT: E beh va beh oh
PD: E poi ha detto che vuole rivedermi con un’amica perché..in due
GT: Senti ma come? a che ora sei tornata?
PD: Adesso, adesso che ti sto chiamando
GT: Ma dove stai, in albergo già?
PD: Si adesso
GT: ci vediamo per un caffè
PD: Sì se vuoi noi siamo qui in albergo, non sappiamo nemmeno a che ora dobbiamo partire
GT: Amò ti ho mandato un messaggio ieri
PD: Ah, c’era scritto l’orario che dobbiam partire? Siccome Barbara ha detto, appena sono arrivata ha detto ‘Hai avito la busta, 5000 euro’ ho detto no, io non ho preso proprio niente
GT: Ti volevo dire una cosa, di me ha detto qualcosa no?
PD: Mah mi ha chiesto solo da quanto tempo ci conosciamo io e te, ho detto da tantissimo tempo, ho fatto bene?
GT: Brava si
PD: Ho detto che ci conosciamo da tanto tempo, Barbara è anche una mia amica ho detto, lui ha detto che ha una sua amica e vuole farmi leccare da una sua amica
GT: Ahahahah
PD: Ti giuro, così mi ha detto. Molto affettuoso, tutta la notte non abbiamo dormito
GT: E’ bravo comunque lui
PD:E poi lui stesso mi ha chiesto del cantiere, gli ho detto qua lo sto portando avanti da sola, però non è facile giù al sud, una ragazza da sola, anche perché è una cosa abbastanza grossa e lui mi ha detto ti manderò io qualcuno, mi auguro che sia vera
ASCOLTA L’AUDIO

Subito dopo, Berlusconi chiama Patrizia. Commentano la serata, poi lui parte per Mosca

PD: Pronto?
SB: Come stai questa mattina?
PD: Come stai?
SB: Questa mattina
PD: Bene
SB: Tutto bene?
PD: Si..tu?
SB: Io si, ho lavorato tanto, questa mattina sono andato a inaugurare questa mostra, ho fatto un bellissimo discorso, con applauso e non sembravo stanco
PD: Eh infatti come me, io non ho sonno non ho dormito, è andata via solo la mia voce
SB: Beh come mai? Non abbiamo gridato
PD: Eh eppure non ho urlato, chissà perché è andata via la voce, sai perché? Perché ho fatto la doccia, 10 volte con l’acqua ghiacciata perché avevo caldo
SB: Va bene senti, tutto bene?
PD: Si tutto bene
SB: Hanno consumato, io sto partendo adesso per Mosca
PD: Va bene
SB: Ti chiamo domani quando torno eh?!
PD: Ok, un bacione forte anche a te
SB: ciao
PD: ciao
SB: ciao tesoro
DONNA: ciao un bacio

bacco

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Crolla il castello di cacca

O TEMPORA O (LELE) MORA! – IL PARTY? PAGA PANTALONE: RICEVIMENTI EXTRA-LUSSO, VACANZE, JET PRIVATI. TUTTO DEDOTTO DALLE TASSE. MA IL FISCO NON è D’ACCORDO – FATE LELE-MOSINA: UN CRACK DA 22 MLN: 17 QUELLI DOVUTI ALLO STATO…

Paolo Biondani per “L’espresso”
Lele Mora

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Lele Mora ha fatto crack. E dalle carte del tribunale fallimentare si scopre che a pagare le sue feste da sultano nella villa in Sardegna, con centinaia di ospiti più o meno famosi, piscina caraibica e aereo privato, erano gli italiani onesti. Quelli che, a differenza dell’ex parrucchiere diventato uno dei grandi manovratori della tv-spettacolo, non possono evadere le tasse.

L’atto che minaccia di far calare il sipario sulla prodigiosa carriera imprenditoriale di Dario Mora in arte Lele, 54 anni, è un “ricorso per l’ammissione al concordato preventivo”. Un’istanza che nelle procedure fallimentari equivale all’ultima spiaggia prima del naufragio. Nel documento, preannunciato in marzo, ma depositato solo il 28 maggio scorso nella cancelleria del tribunale di Milano, il manager veneto dichiara che la sua società-cassaforte, la LM Management, è in uno “stato di crisi” tanto grave da sconfinare nel “dissesto”, cioè nell’assoluta incapacità di pagare i creditori. Lo stesso Mora quantifica i debiti accumulati alla fine del 2008 in oltre 22 milioni di euro, destinati a crescere.

Mentre la somma di tutte le attività non supera, nella migliore delle ipotesi, i 2 milioni e mezzo. Di qui la sua proposta in extremis per evitare la sentenza di fallimento e le sue disastrose ricadute: l’offerta di versare 2 milioni e mezzo di tasca propria. Con questa “finanza fresca”, la società di Mora punta a evitare il crack sborsando meno di 5 milioni, in tutto, sui 22 dovuti. Con un concordato del genere, insomma, più di tre quarti del passivo resterebbe sulle spalle dei creditori. A cominciare dal fisco.

La LM Management è la società con cui Lele Mora gestisce da un decennio la sua scuderia di artisti veri o presunti. Dal ricco sodalizio poi interrotto con Simona Ventura, alle trasmissioni di Maria De Filippi, è lui a selezionare vallette e tronisti, sportivi e ragazze-immagine. “Il mondo dello spettacolo è pieno di lupi e io sono il capobranco”, dichiarava due anni fa. Ora, nel ricorso, spiega che il suo è un lavoro duro, anche se “atipico”, che “consiste nella individuazione di personaggi emergenti e nella loro promozione, collocazione in diversi eventi e cura dell’immagine”. Negli anni d’oro fino al 2005 la LM riusciva a raddoppiare i fatturati in un biennio. Nell’atto giudiziario finora inedito, Mora retrodata la sua crisi proprio alla fine di quell’anno, segnato dai primi scandali bancari e dalle intercettazioni dei furbetti del quartierino. E forse non è solo una coincidenza.

Sulla carta a provocare il dissesto della LM Management è un’imprevista ispezione tributaria: tra il 22 novembre 2005 e il 29 giugno 2006 l’Agenzia delle entrate di Bergamo passa al setaccio i bilanci della società, che ha la sede legale a Treviglio, contestando sanzioni “salatissime”. Nel ricorso firmato da Lele Mora, gli stessi avvocati Luca Giuliante, Sergio Clemente e Matteo Majocchi quantificano l’importo dovuto al fisco in oltre 17 milioni. Mora, secondo i suoi legali, è un incompreso.

“I verificatori non hanno percepito che la LM Management è una vera e propria fabbrica di talenti, solo che in luogo di materie prime come metalli, legno o plastica, si adoperano rapporti interpersonali che si costruiscono con feste, gite in barca, passaggi aerei e quanto altro nel mondo dello spettacolo crea aggregazione e interesse”. Questa “peculiarità”, lamenta il ricorso, “purtroppo non è stata compresa” dai funzionari di Bergamo, che hanno “ritenuto non deducibili una serie di costi per feste e gestioni di apparenti vacanze di artisti e sportivi”. Spese che Lele Mora scaricava sulla società, con il risultato di abbattere le tasse.

“Il pubblico vuole seguire le vicende dei personaggi famosi e li ama perché essi danno la possibilità di sognare immedesimandosi con loro”, si legge nell’istanza. “E i sogni hanno bisogno di adeguate scenografie”. Per Mora, quindi, era “indispensabile” spendere una fortuna “per la villa in Sardegna dove gli artisti della LM Management venivano messi a loro agio, mangiavano, dormivano e si divertivano”. Altro che “godimento”: quei party erano “lavoro atipico”. Che “a ben vedere”, incalza il ricorso, sarebbe “del tutto paragonabile” ai turni in una fabbrica. “La sola differenza è che invece dei laminati in ferro si producono situazioni utili a promuovere i personaggi soprattutto in televisione e anche sui giornali”.

Con la stessa logica Lele Mora deduceva dalle tasse anche “i costi di un piccolo aereo utilizzato per mantenere i propri personaggi sempre al centro dell’obiettivo, ovunque si realizzasse un evento”.

UNO DEI GRANDI “ARTISTI” DI LELE MORA

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