La delega per le televisioni Monti la dà a un incompetente come vari, ma è un servo del nano e tanto basta. Ma le riforme VERE?

Governo, la delega sulla televisione?
Va a un amico di Letta e Confalonieri

Il ministro Corrado Passera affida l’incarico per le Telecomunicazioni a Massimo Vari, già indicato
sei anni fa dal partito di B. per la guida di Agcom. Ma non ha competenze specifiche nel settore.

°°°Monti continua a perdere credibilità ai miei occhi. Come si fa a dare una delega così strategica a un domestico di hardcore? Vuol dire che il governo non vuole fare una legge di regolamentazione delle frequenze e della raccolta pubblicitaria che ci metta al passo con le democrazie vere. Vuol dire che continueremo ad essere la cloaca dell’informazione a esclusivo vantaggio del delinquente e della sua cosca.

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LA TROTA CHE RAGLIA. QUESTO DEMENTE NON SA NEMMENO ACCENDERE UN PC, MA è “L’ESPERTO PER I MEDIA DELLA LEGA”!

Internet e televisione secondo il Trota

PRIMA SEDUTA DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL

L’imbarazzante performance di Bossi Jr. a un convegno sulla tv del futuro diventa un tormentone su Internet. L’approccio padano ai new media gela i relatori dell’incontro e scatena il sarcasmo in Rete

Parla il Trota e cala il silenzio. Imbarazzato. A un convegno romano sulla tv, hanno pensato bene di chiedere a Renzo Bossi la sua opinione su Internet, nuovi media e televisione del futuro: lui interviene mandando un

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MERDASET. Ma come fa una televisione che perde ascolti a guadagnare sempre di più in pubblicità?

Sara Nicoli

Il “mistero industriale” di Mediaset

Ma come fa una televisione che perde ascolti a guadagnare sempre di più in pubblicità? In fondo, ora che il grande pentolone della P4 si è scoperchiato, sembra un po’ il segreto di Pulcinella. Eppure l’altra sera, all’Auditorium Parco della Musica, alla convention organizzata dalla Sipra, concessionaria della pubblicità Rai, da tempo colonizzata ai vertici da uomini vicini al centrodestra, questa era la domanda che ipocritamente si ponevano molti inserzionisti, presenti con i loro spot sia sulla Rai sia su Mediaset. Il mercato degli spot, soprattutto negli ultimi due anni, ha visto le grandi aziende veicolare una massa inverosimile di pubblicità verso i programmi delle reti del Biscione che, oggettivamente, di ascolto ne perdono ogni giorno di più, ma a guardare solo bilancio e fatturato si crederebbe il contrario: nel 2010, le reti del Biscione si sono accaparrate il 56% dell’intera torta pubblicitaria italiana, pur avendo pagato parecchio, in termini di share, al boom de La 7 derivante soprattutto dal traino fornito dal Tg di Mentana sui programmi della prima serata. Ma La 7 non prende più spot, le borse della Rai sono a secco nonostante gli ascolti contuinino a premiare alcuni programmi (soprattutto quelli che il Cavaliere vuole depennare, per non parlare di Santoro) e Mediaset guadagna.

Insomma, nonostante sia sotto gli occhi di tutti che il partito azienda di Berlusconi perda colpi, sia sul fronte mediatico che politico, gli inserzionisti continuano a bruciare denaro su Mediaset. Perchè? Qualcuno si ricorderà, agli inizi di questa legislatura, di un paio di cene ospitate da Berlusconi a villa Madama (era il 2009, a un appuntamento c’era pure Noemi Letizia) in cui invitò un gruppo di imprenditori a investire su Mediaset. Lo scandalo di

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Rai: un altro modo per pagare i servi incapaci del nano coi NOSTRI SOLDI.

http://www.unita.it/italia/rai-appalto-ricco-mi-ci-ficco-br-amici-e-parenti-fanno-affari-1.279282

°°° Appalti agli amici degli amici, sfruttamento vergognoso dei lavoratori e massacro delle professionalità. Quando cacceremo il mafionano, resteranno le migliaia di merdine che ha imposto con contratti faraonici, ma nessuna capacità. Continueremo ad avere una televisione sempre più volgare e scadente. Peggio dei videocitofoni locali.

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Salute e grano! La televisione italiana cancella la crisi

Che vi dicevo? Altro che Grecia! Anche lì hanno provato a farlo, ma è durata un mese, poi abbiamo vistocomesi è incazzata la gente. Questi delinquenti del regime sono due anni e mezzo che pigliano per culol’intelligenza dei cittadini.

Ora capite perché Santoro (e noi blogger) diamo così tanto fastidio?  La verità, il ridicolo, e la memoria sono le cose più temute in assoluto dal mafionano.

Ma noi ci siamo!

ghigno3

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Mafiolo frusta i servi: “prescrizione!”

Il retroscena Ghedini e Alfano al lavoro per approvarla entro febbraio

Sarà più facile ricusare i giudici, vietato usare le sentenze passate in giudicato

In arrivo una leggina per tagliare

la prescrizione del caso Mills

Più potere alle difese per far scadere i termini

anche nel processo sui diritti tv sotto inchiesta

di LIANA MILELLA

Nicolò Ghedini

ghedini

ROMA – Al tappeto dopo il micidiale knock out della Consulta sul lodo Alfano il team giuridico del Cavaliere sbanda, si divide, ma già è al lavoro su nuove sorprese ad personam. Una su tutte: intervenire di nuovo sui tempi di prescrizione, dopo il pesante intervento della Cirielli, nel disperato tentativo di far “morire” subito il processo Mills. Niccolò Ghedini e Angelino Alfano escono azzoppati dalla partita sullo scudo congela-processi, ma ancora a loro due si è rivolto il Cavaliere per esigere, in tempi brevi, una legge che spunti le armi dei magistrati milanesi. “Non voglio governare con l’incubo delle udienze, datevi da fare” gli ha detto liquidandoli. Tacchi indietro, i due si sono messi al lavoro. E adesso, in queste ore, nello studio di Ghedini e nelle stanze di via Arenula, comincia a prendere forma un disegno di legge “leggero” in cui mettere al primo posto i nuovi limiti della prescrizione e poi altre tre “creature” ghediniane, poteri potenziati delle difese a scapito dei giudici, ricusazione più facile delle toghe, stretta nell’utilizzo delle sentenze passate in giudicato. Tutto questo ha un solo norme: una nuova legge tagliata su misura per Berlusconi. Smilza, pochi articoli, di facile gestione parlamentare, con una corsia preferenziale garantita tra Camera e Senato. Da approvare per febbraio, marzo. In grado di chiudere subito il processo Mills, quello più pericoloso per Berlusconi, che con le regole di oggi è prescritto a metà del 2012.

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-12/retroscena-milella/retroscena-milella.html

°°° MA NON AVEVA FINITO DI DIRE IERI CHE QUEI PROCESSI SONO UNA FARSA E CHE LUI AVREBBE RIDICOLIZZATO I GIUDICI, PRESENZIANDO ALLE UDIENZE, E POI AVREBBE SPIEGATO AL “POPOLO”  ATTRAVERSO LA TELEVISIONE?

IL SOLITO PICCOLO CAUDILLO MAFIOSO, IL SOLITO BULLETTO DI PERIFERIA TUTTO  CHIACCHIERA, SPOCCHIA, E ARROGANZA.  ORA SI CAGA SOTTO E IN GRAN SEGRETO SI RIMANGIA LE SPARATE DA  MALATO DI MENTE.

BERLUSCONI, MA VAI A CAGARE!!!

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Burlesquoni: lo spasso del mondo

PARIGI:

Abito nero per la escort, come quello che voleva Berlusconi, nella prima uscita pubblica

Nella discoteca Globo per la serata “I Love Silvio” folla di curiosi, cronisti e telecamere

Lo show parigino della D’Addario

sala rossonera e maschere del premier.

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La campagna d’autunno

del Cavaliere azzoppato

di GIUSEPPE D’AVANZO

b-cesso

Il Cavaliere, per levarsi dai guai degli scandali politici e sessuali in cui s’è cacciato da solo, ci ha provato – prima – con una comunicazione sovrabbondante, ipertrofica. Televisione, interviste, maquillage familiare con foto a colori del Figlio Marito Padre Nonno così amorevole, così

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La verità che non può dire

La verità che non può dire
di GIUSEPPE D’AVANZO

Berlusconi esige da noi, per principio e diritto divino, come se davvero fosse “unto dal Signore”, la passiva accettazione dei suoi discorsi. Pretende che non ci siano repliche o rilievi alle sue parole. Reclama per sé il monopolio di un’apparenza che si cucina in casa con i cuochi di famiglia. Senza contraddittorio, senza una domanda, senza un’increspatura, senza la solidità dei fatti da lui addirittura non contraddetti, senza un estraneo nei dintorni. Vuole solo famigli e salariati. Con loro, il Cavaliere frantuma la realtà degradata che vive. La rimonta come gli piace a mano libera e ce la consegna pulita e illuminata bene. A noi tocca soltanto diventare spettatori – plaudenti – della sua performance. Berlusconi ci deve immaginare così rincitrulliti da illuderci di poter capire qualcosa di quel che accade (è accaduto) non servendoci di ciò che sappiamo, ma credendo a ciò che egli ci rivela dopo aver confuso e oscurato quel che già conosciamo. Quindi, via ogni fatto accertato o da lui confessato; via le testimonianze scomode; via documenti visivi; via i giornalisti impiccioni e ostinati che possono ricordarglieli; via anche l’anchorman gregario e quindi preferito; via addirittura la televisione canaglia che da una smorfia può rivelare uno stato d’animo e una debolezza.

Berlusconi, che pare aver smarrito il suo grandioso senso di sé, si rimpannuccia sul divano di casa affidandosi alle calde cure del direttore di Chi. Insensibile alle contraddizioni, non si accorge dell’impudico paradosso: censurare i presunti pettegolezzi dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori, specializzato in gossip. Dimentico di quanto poca fortuna gli abbia portato il titolo di Porta a Porta (5 maggio) “Adesso parlo io” (di Veronica e di Noemi), ci riprova. “Adesso parlo io” strilla la copertina di Chi. Il palinsesto è unico.

In un’atmosfera da caminetto, il premier ricompone la solita scena patinata da fotoromanzo a cui non crede più nessuno, neppure nel suo campo. La tavolozza del colore è sempre quella: una famiglia unita nel ricordo sempre vivo di mamma Rosa e nell’affetto dei figli; l’amore per Veronica ferito – certo – ma impossibile da cancellare; la foto con il nipotino; una vita irreprensibile che non impone discolpa; l’ingenuità di un uomo generoso e accogliente che non si è accorto della presenza accanto a lui, una notte, di una “squillo” di cui naturalmente non ha bisogno e non ha pagato perché da macho latino conserva ancora il “piacere della conquista”.

Acconciata così la sua esistenza che il più benevolo oggi definisce al contrario “licenziosa”, chi la racconta in altro modo non può essere che un “nemico”. Da un’inimicizia brutale sono animati i giornali che, insultati ma non smentiti, raccontano quel che accade nelle residenze del presidente. Antagonisti malevoli, prevenuti o interessati sono quegli editori che non azzittiscono d’imperio le loro redazioni. C’è qualcosa di luciferino (o di vagamente folle) nella pretesa che l’opinione pubblica – pur manipolata da un’informazione servile – s’ingozzi con questo intruglio. Dimentico di governare un Paese occidentale, una società aperta, una democrazia (ancora) liberale, il capo del governo pare convinto che, ripetendo con l’insistenza di un disco rotto, la litania della sua esemplare “storia italiana” possa rianimare l’ormai esausta passione nazionale per l’infallibilità della sua persona. È persuaso che, mentendo, gli riesca di sollecitare ancora un odio radicale (nell’odio ritrova le energie smarrite e il consenso dei “fanatizzati”) contro chi intravede e racconta e si interroga – nell’interesse pubblico – sui lati bui della sua vita che ne pregiudicano la reputazione di uomo di governo e, ampiamente, la sua affidabilità internazionale. Berlusconi sembra non voler comprendere quanto grave – per sé e per il Paese – sia la situazione in cui si è cacciato e ha cacciato la rispettabilità dell’Italia. Ha voluto convertire, con un tocco magico e prepotente, le “preferite” del suo harem in titolari della sovranità popolare trasformando il suo privato in pubblico. Non ha saputo ancora spiegare, dopo averlo fatto con parole bugiarde, la frequentazione di minorenni che ora passeggiano, minacciose, dinanzi al portone di Palazzo Chigi. Ha intrattenuto rapporti allegri con un uomo che, per business, ha trasformato le tangenti alla politica in meretricio per i politici. Il capo del governo deve ora fronteggiare i materiali fonici raccolti nella sua stanza da letto da una prostituta e le foto scattate da “ragazze-immagine”, qualsiasi cosa significhi, nel suo bagno privato mentre ogni giorno propone il nome nuovo di una “squillo” che ha partecipato alle feste a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli (che pressione danno a Berlusconi, oggi?).

La quieta scena familiare proposta da Chi difficilmente riuscirà a ridurre la consistenza di quel che, all’inizio di questa storia tragica, si è intravisto e nel prosieguo si è irrobustito: la febbre di Berlusconi, un’inclinazione psicopatologica, una sexual addiction sfogata in “spettacolini” affollati di prostitute, minorenni, “farfalline”, “tartarughine”, “bamboline” coccolate da “Papi” tra materassi extralarge nei palazzi del governo ornati dal tricolore. Una condizione (uno scandalo) che impone di chiedere, con la moglie, quale sia oggi lo stato di salute del presidente del Consiglio; quale sia la sua vulnerabilità politica; quanta sia l’insicurezza degli affari di Stato; quale sia la sua ricattabilità personale. Come possono responsabilmente, questi “buchi”, essere liquidati come affari privati?

La riduzione a privacy di questo deficit di autorità e autorevolezza non consentirà a Berlusconi di tirarsi su dal burrone in cui è caduto da solo. Ipotizzare un “mandato retribuito” per la “escort” che ricorda gli incontri con il presidente a Palazzo Grazioli è una favola grottesca prima di essere malinconica (la D’Addario è stata prima intercettata e poi convocata come persona informata dei fatti). Evocare un “complotto” di questo giornale è soltanto un atto di intimidazione inaccettabile.

Ripetendo sempre gli stessi passi come un automa, lo stesso ritornello come un cantante che conosce una sola canzone, Berlusconi appare incapace di dire quelle parole di verità che lo toglierebbero d’impaccio. Non può dirle, come è sempre più chiaro. La sua vita, e chi ne è stato testimone, non gli consente di dirle. È questo il macigno che oggi il capo del governo si porta sulle spalle. Non riuscirà a liberarsene mentendo. Non sempre la menzogna è più plausibile della realtà. Soprattutto quando un Paese desidera e si aspetta di sentire la verità su chi (e da chi) lo governa.

°°° L’unico commento che posso fare, a questa riflessione lucidissima, è: Caro Silvio, chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente. Lo vedi che brutta fine ha fatto Icaro, per essersi esposto troppo al Sole senza la giusta crema protettiva?

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primo

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ITALIA A PICCO

Berlusconi accoglie Gheddafi
eroe anti-italiano sul petto

Il leader libico a Roma, il premier: “Chiusa pagina dolorosa”. Ma il colonnello esibisce l’immagine di Mukhtar, ucciso dai fascisti. E porta al seguito il suo ultimo discendente. Straordinarie misure di sicurezza. Oggi gli incontri ufficiali. Domani l’intervento in Senato, proteste da Pd, Radicali, Idv e Udc

°°° Questo è, amici miei. Un mafioso ignorante, pedofilo, e cocainomane (giusto per dire le cose come stanno)… uno che nella sua dependence di Porta a Porta (televisione di stato) dice a quel coglionazzo in cachemire di bertinotti (amico di valeria marini...) “MI saluti papà Cervi” e al timido “Ma… vevamente è movto da tanti anni…” incalza con: “Me lo saluti lo stesso…” Nel silenzio tombale del servo che si spaccia per conduttore…
Ecco, un omuncolo che solo per questa crassa manifestazione di ignoranza sarebbe stato schizzato in e da tutto il mondo civile… si permette di accogliere IN CASA NOSTRA un criminale, ignorante-rozzo-e razzista quanto lui – e acerrimo nemico dei diritti umani! Non basta nemmeno questo per mandarlo definitivamente a cagare?

berlusconi-razzista

ghedda

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