Il disonorevole Pini ovvero i maneggi della lega ladrona.

Le società del leghista “duro e puro” Pini  hanno due milioni di debito con lo Stato

Lo stato è creditore di una “scatola già svuotata”. L’autore della norma sulla responsabilità civile dei magistrati deve chiarire molte cose. Ma lui continua a dire di essere stato truffato

Il 4 febbraio scorso il Fatto Quotidiano pubblica l’articolo dal titolo “Pini evasore a sua insaputa” in cui, tra l’altro, ricostruisce la storia della Nikenny Corporation srl – di cui l’onorevole leghista Pini, autore dell’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati, è socio di maggioranza e procuratore institore – debitrice allo Stato di circa 2 milioni di euro per
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La visita a Obama

Eravamo nella sala ovale della Casa Bianca: io, Giangi Pallina, Orso Gigio, Barack Obama, Maga Maghella e Gina Lollobrigida in tanga. Nel patio, due stupidi della scorta di Burlesquoni che si bruciavano i nasi con uno zippo e ridevano. Minca! Se ci sono due dei gorilla di Mafiolo allora ci dev’essere anche lui qui a WASHINGTON! E infatti, che ve lo dico a fare?… esco con la scusa di pipparmi una Stuyvesant e lo vedo: era nell’orto a fare il tacchino con Michelle, solo che lei era in ginocchio che interrava dei fagioli e Silvio era in piedi sopra i suoi tacchi… anche accucciata era ancora più alta Michelle Obama. Volevo proprio godermi la scena, così mi sono messo a svuotare i portaceneri della mia vecchia Bmw in un vaso di ortensie, che mi copriva parzialmente. Alla terza minchiata in inglese maccheronico del mafionano, Michelle si è alzata in piedi, si è piegata con le mani guantate sulle ginocchia come si fa per parlare ai bambini e ha sibilato:
“Mister, lei oltre ad essere terribilmente disgustoso non ha proprio il senso della misura… e meno male che non fa il sarto o il geometra!” Detto questo, gli ha vuotato sul testone trapiantato il secchio del letame disciolto e se n’è andata nasino all”aria.
Me cojoni! Son tornato dentro e, mentre cercavo un bagno per lavarmi le mani, l’occhio mi è caduto nelle cucine: dove i camerieri stavano sputando a turno nel bricco del caffè destinato a Silvio (c’era proprio una elegante targhetta al centro dell’enorme vassoio “President Berluccioni”) e uno si faceva roteare il bordo della tazza nel solco tra le natiche scoperte. Barack si stava già incazzando per il ritardo del premier italiano, quando finalmente Silvio ha fatto il suo ingresso… Imbarazzante. La servitù, vedendolo e “sentendolo” puzzolente di letame organico, prima lo ha lavato con la pompa da giardino, poi ha cercato qualcosa per coprirlo; ma i vestiti di Barack sono quelli di un uomo prestante di circa un metro e novanta, come farci entrare un botolo di 1,55 formato scaldabagno? E così la vecchia Nunny delle bambine ha infilato Mafiolo in un costume da Biancaneve comprato a Disneyland. Barack, da grande statista, non ha fatto una piega. Ha premuto un pulsante e subito sono arrivati i camerieri col caffè per l’ospite, mentre lui e noi ci siamo fatti raboccare i bicchieri col mirto che avevo portato io. Burlesquoni ha cominciato subito a dire che non voleva essere frainteso, che Zappadu è un coglione, che Noemi è vergine, che vuole molto bene a Fede e Apicella e… tante altre cose di somma importanza internazionale e strategica, insomma. Barack gli ha detto che lo ammira molto e che spera di vederlo presto. Liquidato. Silvio è stato accompagnato alla porta da un solenne ma deciso maggiordomo e noi ci siamo scatenati con le risate.
Un tassista rasta ha portato il capo del governo italiano alla pizzeria Bella Napoli, nel quartiere italiano, e lì Berlusconi ha espresso la sua gratitudine nei confronti degli “amici americani per quanto fatto per liberare l’Italia nella seconda guerra mondiale“. In serata il presidente del Consiglio lascerà Washington per tornare in Italia. Se il giudice gli concederà la libertà provvisoria: visto che è stato arrestato per una rissa con un bambino giapponese più alto di lui, che non gli voleva cedere il passo all’uscita del locale. Le sue body guard, dite? Quelle sono ancora in infermeria del centro grandi ustionati.

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ALTRE FIGURE ALL’ESTERO

SPAGNA
«Battute continue su di noi. Non ne posso più»
di Natalia Rodríguez

Troppo simili per essere diversi, troppo diversi per essere simili. Questa è il paradosso del rapporto fra gli spagnoli e gli italiani. A Barcellona, come in il resto del paese oggi, si parla di calcio, della crisi e di Berlusconi. Con il caffè in mano i “tertulianos”-quelli abituati a spendere un po’ del loro tempo a pontificare su tutto e niente nel bar- fanno l’analisi della situazione. Gianluca nel caffè di Piazza del Diamant. Questo è uno dei centri neuvlagici del Barri de Gracia, nel centro di Barcellona. Gianluca è musicista, 30 Anni, da qualque tempo risiede a Barcellona. «Non ho voglia di tornare in Italia, il mio paese è diventato un reality show continuo». Il barman conosce Gianluca da anni è lo saluta in catalano: «Arriba Berlusconi!», il resto dei “tertulianos” mostra un sorriso ironico che a Gianluca da fastidio. «Sempre Berlusconi…ogni giorno una storia differente per farci sentire male. I miei amici hanno smesso di parlarmi, ma qui, ogni mattino, devo ascoltare battute…è la mia punizione per essere italiano». Gianluca, paga il caffè mentre il resto continua a parlare di Berlusconi.
Stefano è consulente ed abita a Barcellona dal 1991. «Senti, io credo che Berlusconi è diventato un topos italiano come la mafia», mi dice al telefono. «Quando dico che sono italiano queste sono le due prime referenze che vengono in mente alle persone che non mi conoscono. Ma fortunatamente l’immagine della Italia è composta da molti altri input». Stefano non crede che l’immagine della Italia è rovinata da Berlusconi. «Berlusconi è stato eletto da milioni di italiani, e non credo che gli italiani siamo stupidi. Io non voterei mai questo uomo, ma la democrazia è cosí. E noi, italiani, siamo cosí, forse».
Certo è che un fiore non fa la primavera, ed un uomo non fa un paese. Berlusconi non è l’Italia, ma la tendenza al riduzionismo fa che sia più facile sbagliare mentre uno fa il caffè al mattino.

USA

«Mi chiedono perché non reagiamo»

di Susanna Turco

«L’effetto Berlusconi all’estero? Dico solo che ormai chiamano “papi” anche me. A New York, come a Londra». Carlo Segni, trader alla Banca Mondiale di Washington, 41 anni, da 15 negli Stati Uniti, spinta a tornare in Italia scarsina, ma soprattutto – quando capita l’argomento – decisamente poco incline a parlare delle avventure del governo e del suo premier con amici, colleghi e conoscenti non italiani. «Mi sento molto in imbarazzo, un imbarazzo al limite della vergogna», spiega. «È una continua presa in giro, uno scherzare su quello che è visto come un uomo ridicolo, un joker internazionale. In generale diamo l’impressione di un Paese in discesa, dal sistema non credibile. E la cosa più sconvolgente è che la caratterizzazione di Berlusconi come personaggio grottesco è arrivata fino al governatore della Banca centrale del Kirghizistan. Anche lui ne parla così». Veline, certo, ma non solo. «Dopo quel che è successo sul fronte della sicurezza e dell’immigrazione negli Stati Uniti ci danno degli xenofobi, dei razzisti. D’altra parte, se la critica arriva da un organismo internazionale come l’Onu, non c’è spiegazione di primo ministro che tenga: il messaggio che passa all’estero è quello». Particolarmente penoso il capitolo delle domande. «Mi chiedono per esempio come fa a non apparirci medievale il no all’Italia multietnica. Oppure, più spesso, domandano come facciano gli italiani a votare ancora il Cavaliere. Rispondo che evidentemente l’Italia vuole le veline. Ma ancora peggio è quando vogliono sapere come mai, nonostante i dati sul debito, o i casi come quello di Alitalia, che non si reagisca. Abbozzo dei ragionamenti, la verità è che non riesco a capirlo neanch’io».

GB

«Ma è la figlia o l’amante?»
di Stefano Jossa, docente

Da italiano un po’ esule un po’ emigrato un po’ felicemente espatriato non è facile dover rispondere tutti i giorni alla domanda di amici sornioni e sorridenti: «Ma è l’amante o la figlia?». Il riferimento è chiaro, ma a volte si vorrebbe parlare di politica. Forse per un inglese, con un italiano, non si può. Un misto di disprezzo e d’invidia accompagna ogni discorso su Berlusconi. Per la patria della democrazia delle regole il premier italiano è un insulto alla politica intesa come lavoro per il bene comune, ma è anche un uomo che è riuscito a fare della vita privata uno strumento di successo sulla scena pubblica. «Saucy Silvio asked me for a fondle», titolava il 7 maggio il popolare Metro, distribuito in tutte le stazioni di Londra: «L’impertinente Silvio mi ha chiesto una carezza». Si raccontava la storia di un Silvio in cerca di coccole, cuddle, nello stesso momento in cui si trovava a fronteggiare l’emergenza-terremoto. Ma quello che The Times non gli perdona è l’uso spregiudicato dei media. «Mr Berlusconi has used his control of Italian media to fight back», Berlusconi ha usato il suo potere mediatico per controbattere a Repubblica. Non più simpatico, quindi, ma ormai socialmente e politicamente «pericoloso». Come scriveva l’altro giorno The Guardian, il quotidiano più a sinistra nell’opinione pubblica britannica: «he’s a scary man». Il motivo? È un privilegiato che fa il populista, col risultato di ingannare il popolo che lo vota. «And Silvio Berlusconi is, well, Silvio Berlusconi». Con uno come lui la democrazia non va da nessuna parte.

°°° Fate leggere queste considerazioni alle scimmiette che conoscete. Altro che “popolarità imbarazzante”… è sempre di più LA VERGOGNA DEL MONDO, questo omuncolo.

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Cose così

Arti e Spettacolo – Vita notturna

Amanti focosi, restano “attaccati”
Devono essere soccorsi dal 118
Cassiera lei e guardia giurata lui, entrambi sposati e con prole, da tempo erano amanti. Ma la loro ultima performance erotica, nelle toilette del centro commerciale della Bergamasca dove entrambi lavorano, è diventata un incubo per entrambi. Qualcosa, infatti, è andato storto, e i due sono rimasti attaccati. Alla fine, disperati, hanno dovuto chiedere aiuto al 118 che, ancora avvinghiati, ha trasportato i due amanti all’ospedale.

Tutto è cominciato, riferisce la “Gazzetta dell’Adda”, quando la cassiera, appena terminato il turno di lavoro, ha cercato il suo amante: la guardia giurata ha detto ai colleghi che si sarebbe allontanato qualche minuto per un caffè e ha raggiunto la donna in un bagno. Qui la loro passione ha preso il sopravvento, e i due si sono avventurati in un rapporto anale. Ma qualcosa è andato decisamente storto, e i focosi amanti non sono più riusciti a staccarsi.

Dopo diversi, inutili tentativi, i due hanno dovuto chiedere soccorso al 118: gli infermieri, non senza parecchio imbarazzo, hanno caricato i due sull’ambulanza dopo averli opportunamente nascosti sotto un telo durante il trasporto in barella, e li hanno trasportati all’ospedale per l’operazione di distacco.

L’arrivo dell’ambulanza al centro commerciale, però, non è passato inosservato: attorno all’autolettiga si è infatti radunata una folla di curiosi. Tra questi anche il marito della cassiera, che con il figlio si era recato al supermercato per fare la spesa e stava attendendo la fine del turno della consorte. Quando si è accorto che sotto il telo c’era la moglie e che “incollato” a lei c’era un altro uomo, è svenuto ed è stato soccorso dal personale del 118.

Pochi minuti dopo il malcapitato si è ripreso, e i presenti hanno dovuto faticare non poco per evitare che compisse una follia. Oltre alla scoperta in flagrante e all’imbarazzante figura, la scappatella dei due amanti si è quindi conclusa anche con il licenziamento in tronco della guardia. La cassiera, invece, si è salvata, almeno dal punto di vista lavorativo, poiché al momento dell’”incidente” non era più in servizio.

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Ora ti spiego…

Mi alzo, mi lavo anche se non siamo a Giugno, scendo, faccio uscire i cagnolini ed esco anch’io con la tazzina del primo caffé: è scaldato, troppo, e si intiepidisce meglio alla brezza algida delle dieci. Guardo il cielo, dato che lui guarda me, e vedo cirri, cumuli, nembi… Piove, governo galantuomo! Accendo la prima Stuyvesant e torno su, in bagno. Relax e concentrazione. Due ragazzi portano la legna. Mia moglie esce e dal giardino urla: “Quanto volete per mettermela dentro?” Mollo l’enigmistica e mi alzo. Apro la finestra e mi faccio vedere in tutta la mia possanza: ” Ma che dici?!” dico a mia moglie. E poi urlo ai ragazzi:”Scusate, è straniera. Lasciatela lì, adesso scendo.” Pago gli energumeni che mi guardano oltre: sperano di rivedere la dea bionda della gaffe, ma lei è tornata dentro a fare la cuccuma grande. Faccio colazione, accendo il pc e un’altra cicca: minca! già 236 messaggi! Vabboh, ci sono anche quelli di facebook. Leggo alla svelta qualche titolo della stampa online e posto qualcosa, per non morire. E’ ora: “il cielo si è schierato”… come dice il maresciallo dei carabinieri, devo andare a prendere l’acqua. Oggi vado alla fonte della strada per Seui. Dicono che sia la più leggera. Bisogna cambiare spesso la fonte: dicono che tutte le acque abbiano diverse proprietà organolettiche. Dicono. Guido, ondeggio allegro seguendo l’andazzo delle curve, e penso alle teste di minchia che ANCHE QUI, nel paese dell’acqua e tra cento sorgenti, comprano l’acqua minerale che costa quanto il tavernello. Bello! hanno fatto un bello spiazzo ed è agevole per le manovre dell’auto. Fino a pochi mesi fa era un vero autocross nel pantano, col pericolo di restare immobilizzati nel fango. Scendo. Guardo su… nuvolette bianche come piccoli spari nel cielo turchese. Va meglio. Riempio i boccioni da un tubo che disperde almeno un km quadro d’acqua pregiata al minuto… siamo in Sardistan. Aspettiamo che arrivi Ciarrapico e si fotta anche questa. Qui ci dev’essere una qualche religione che impedisce ai giovani sardegnoli di pensare, di rimboccarsi le maniche e i coglioni, e fare una cooperativa per imbottigliarla, almeno l’acqua di una delle mille fonti salubri che la natura ci regala. Compro le verdure e torno a casa. E’ ancora presto per andare a prendere Melina. Scarico la macchina e poggio due boccioni sul grande tavolo dell’ingresso. Ho un tavolo di mia creazione, ottenuto da una grande tinozza rovesciata: dove ho fatto sistemare uno sportello e due piani di mensole all’interno… giusto per risparmiare e ottimizzare lo spazio della living room. Sopra, c’è un grande pianale ovale, che puà ospitare agevolmente otto persone smanaccianti. Ho un bagnetto, il camino tribale: dove posso arrostire mezzo vitello consenziente senza trovare ostacoli, e un prodigioso angolo cottura. Tavolino per il pc e le mie cose, una mensola d’angolo, rimasta così dal ’700, e una palchetto in canne e muratura per il televisore. Un gaudio. La mia donna polemizza, con le mani a brocca sui fianchi. Lei russa, ma anche io non scherzo, ma è più permalosa dei sardi. E polemica. ” Pirché tu hai detto quella cosa, prima.” Capisco al volo. “Perché, amore, in Sardegna NON si dice ai primi venuti: “QUANTO VOLETE PER METTERMELA DENTRO.”
“Ma pirché? Se tu da quando sei caduto e ti sei rotto le costole devi stare attento e non puoi fare troppi sforzi… e blablabla…”
“Ok… Ok… – faccio io, accomodante – Sparecchia quel pezzo di tavolo. Leva tutto. Ora te lo spiego meglio.” Gliel’ho spiegato per una mezzoretta. Forse ha capito. Quando si riprende glielo chiedo.

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Sardistan

Cari amici, a volte passo per scorbutico e disfattista, perlomeno agli occhi di non mi conosce. Sono appena tornato da un giretto di spesa: mancava il caffè e mancava il ritolone per pulire le cacatine dei cagnetti. Squilla il portatile ed è Lena: “Siamo arrivate.” dice. Siamo arrivate?! Alle 11,30?! Ma dove cazzo siamo? In che anno siamo?! Si sono alzate alle cinque, lei e Melina, per andare a festeggiare una mia pronipotina che sta ad Oristano. Pullmino taxi da qui, alle sei meno un quarto, che le porta a Cagliari e poi in treno da cagliari a Oristano… Ma cazzo! Da Sadali ad Oristano sono 90 km!!! Perché si deve andare a Cagliari (90km) e poi da lì ad Oristano (altri 90km)? Perché cazzo non c’è un maledetto pullman da qui? Ve lo dico io perché: perché siamo nel Sardistan ai primi dell’800. Ecco perché. Non abbiamo strade, non abbiamo trasporti, non abbiamo collegamenti civili e nemmeno cartelli indicatori. E quei pochi cartelli che ci sono, sono illeggibili perché sono tutti sparati o arrugginiti… La gente si è imbarbarita, perché è stata maleducata, perché non ce la fa più. Perché abbiamo avuto per 60 anni dei politicanti tonti, ladri e corrotti, ecco perché. Ora iniziano le mille sagre e sagrette paesane. Spesa prevista: decine di milioni di euro. Per fare cosa? CAGATE! Cagatine inutili che non porteranno nessun beneficio ad alcuno, se non qualche mazzettina ai piccoli ladri di polli locali e regionali. E il turismo? E la cultura? E l’economia?…

mulo

desolazione

cartelli

stazione

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