Formigoni ricorre contro la satira Idv. Perde e deve pagare°°° Ma quando impareranno a subire la satira?


“Formigaio”, il manifesto Idv non era diffamatorio: “E Formigoni paghi le spese”

Il presidente di Regione Lombardia aveva fatto ricorso contro l’Italia dei valori per un cartellone che lo raffigurava come una formica accanto a Nicole Minetti, Nicoli Cristiani e don Verzè. Il tribunale di Milano: “Satira continente”. E lo condanna a pagare 3mila euro

L’immagine del manifesto “Formigaio”, firmato dall’Idv

Il manifesto ironico dell’Idv su Roberto Formigoninon era diffamatorio. E il presidente, che vede il suo ricorso respinto, deve pagare le spese processuali. Il Tribunale di Milano ha condannato il presidente della Regione Lombardia a pagare 3mila euro di spese processuali per aver
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Giovani industriali: “Niente politici sul nostro palco e voto subito per rilanciare l’Italia”

Giovani industriali: “Niente politici sul nostro palco e voto subito per rilanciare l’Italia”

Il presidente della Confindustria Giovani Jacopo Morelli: “Siamo donne e uomini liberi che vogliono fare una operazione verità, la demagogia affonda il Paese”

Per la prima volta nella storia niente esponenti politici sul palco di Capri, dove tra tre settimane si svolgerà il convegno annuale dei giovani industriali. Ad annunciarlo è stato il loro presidente, Jacopo Morelli, che ieri, manifestando una linea conforme a quella espressa nei giorni scorsi anche dalla presidentessa senior Emma Marcegaglia, ha parlato di governo “codardo” che “umilia il Paese”.

L’unico esponente politico ammesso a parlare nell’isola azzurra è il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Per il resto, Confindustria Giovani è composta da

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Festa dell’Unità bufera sul poster “Insulta le donne”°°° Ma andate a cagare, tafazziane!

Festa dell’Unità bufera sul poster “Insulta le donne”

La gonna rosa di una donna che si alza a causa del vento e le sue mani che la tengono abbassata. E lo slogan «Cambia il vento». L’immagine scelta dal Partito democratico di Roma per la Festa de l’Unità 2011 della capitale fa discutere. Almeno quella in versione femminile. Un dibattito quasi esclusivamente interno al partito, quello scatenato ancor prima dell’inizio della festa e che ha visto schierarsi in posizione decisamente contraria le donne del Comitato “Se non ora quando”, che non hanno esitato a esprimere «sconcerto di fronte alla campagna pubblicitaria lanciata dal Pd romano».

°°° Io, da maschio, mi sento molto più insultato da queste quattro stupide, da d’alema-fassino-veltroni-violante-la torre-bassanini, ancora in giro e nelle tv a rappresentare anche me. E di molto! Questa è una bellissima foto, allegra, spensierata e VIVA! Ma fosrse, chi dice la stronzata, ha delle gambe orribili, un cervellino atrofizzato, e gira solo in tuta…

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COLPACCIO DEL REGIME

Europee

Il governo censura la campagna pubblicitaria dell’Ue
di Simone Collini

C’è una campagna pubblicitaria fatta dall’Unione europea per invitare i cittadini a votare che gli italiani non vedranno. Negli altri paesi sì, sui muri delle principali città d’Europa verranno affissi manifesti come quello raffigurante un massiccio castello da una parte e una verde siepe dall’altra, con la scritta: «Quanto devono essere aperte le nostre frontiere?».

Il Pd ha ora presentato un’interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche comunitarie per chiedere al governo il perchè di questa censura. Il sospetto è infatti che alla base della decisione di non dare il via libera a questa campagna ci sia il fatto che non è in linea con i messaggi veicolati dal governo. «Gli italiani hanno il diritto di sapere per quale motivo il governo italiano ha rifiutato di diffondere nel nostro paese i manifesti della campagna», si legge nell’interrogazione presentata al ministro Andrea Ronchi dai deputati Pd Walter Verini, Alberto Losacco, Sandro Gozi e Jean Leonard Touad. E il dito viene puntato proprio sul manifesto dedicato al tema dell’immigrazione, così poco in sintonia con la linea dei respingimenti. Ma ce ne sono anche altri che veicolano messaggi decisamente distanti dalle politiche del governo Berlusconi.

Il Parlamento europeo ha approvato la campagna nelle scorse settimane, con il voto favorevole di tutti i gruppi, compreso il Ppe (quello di riferimento, a Strasburgo, del Popolo delle libertà). Poi i creativi si sono messi all’opera consegnando sei diversi manifesti, con messaggi tematici tradotti in 23 diverse lingue. Ma quelli con le scritte in italiano rimarranno negli armadi.

«Sembra che il ministro Ronchi, interrogato in merito, abbia definito tale campagna “inadeguata”, dicendosi disposto a predisporne una propria», fa sapere Verini. «Corrisopndesse al vero», dice il deputato del Pd, «credo sia necessario ed urgente conoscere le reali motivazioni alla base di una decisione che sarebbe grave ed arbitraria. Una scelta che, alla luce anche delle posizioni di aperto contrasto assunte dal nostro esecutivo perfino con organismi sovranazionali, come avvenuto sul tema dell’immigrazione, rappresenterebbe una nuova conferma della scarsa sintonia del governo italiano con il comune sentire dell’Europa comunitaria».

°°° Amici, questa notizia la trovate solo qui o sull’Unità. Se non è regime questo…

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Per contare di più in Europa…

La polemica per il racconto di una presunta visita a una chiesetta: «Non c’è mai stata»
«Votateci, fermeremo Berlusconi»
Silvio infiamma le elezioni finlandesi

Il partito Keskusta contro le ultime dichiarazioni del leader italiano: «No a chi racconta frottole»

HELSINKI – Come tutte le campagne elettorali finlandesi, anche quella per il Parlamento europeo del prossimo 7 giugno finora era stata condotta quasi in sordina. Si preannunciava qualche comizio, qualche dibattito in tv dove i vari candidati avrebbero risposto, una alla volta senza interrompersi uno con l’altro, alle domande del moderatore. Insomma, una campagna elettorale ben diversa dai canoni italiani.

MANIFESTO – A surriscaldare la temperatura elettorale è stato un manifesto del ‘Keskusta’ (Partito di centro), il partito del Premier Matti Vanhanen. Il titolo non poteva essere più esplicito: «Berlusconi è contro la Finlandia». Il testo fa riferimento alla fantomatica chiesetta in legno del ’700 ed alla altrettanto fantomatica visita ufficiale del Presidente del consiglio italiano durante la quale andò ad ammirarla dopo tre ore di viaggio. Come dichiarato dal portavoce del ministro degli Esteri finlandese, Alexander Stubb, Berlusconi non è mai stato in visita ufficiale nel Paese nordico. Nel 1999 fu in Finlandia in visita privata, per partecipare ad una riunione del Partito Popolare Europeo al quale Forza Italia aveva aderito l’anno prima. In quella occasione, dice sempre il ministero degli esteri finlandese, Berlusconi non fu accompagnato dai dirigenti del ‘Kansallinen Kokoomus’ (Alleanza nazionale, in italiano), che fa parte del PPE, in nessuna chiesetta di legno.

POLEMICA POLITICA – Il testo del manifesto del Keskusta (fino al 1988 si chiamava ‘Partito agrario’ ed il suo leader era Urho Kekkonen, presidente della Finlandia dal 1956 al 1982) dice che bisogna impedire l’arrivo al Parlamento europeo di tipi usi a parlare a ruota libera, a dire sciocchezze e a raccontare frottole. Il Parlamento, invece, è un luogo in cui si prendono importanti decisioni che incidono sulla vita dei cittadini europei, sia quelli che vivono in villaggi con chiese di legno sia quelli della città dove c’è il Colosseo. Il Keskusta, insomma, accusa in modo indiretto il partito del Kokoomus di fare comunella, in Europa, con tipi come Silvio Berlusconi, il quale ha un indice di gradimento -in Scandinavia- non certo del 75% come in Italia. Anzi. C’è da prevedere, nei prossimi giorni, un aumento della lotta politica in Finlandia sulla base delle dichiarazioni di Berlusconi riguardo alle ragazze finlandesi, purché maggiorenni.

PROTAGONISTA – I tre partiti maggiori, Keskusta, Kokoomus, Partito socialdemocratico, hanno circa il 25% dei voti a testa. Ogni variazione anche minima può essere decisiva per essere il partito più votato e, dunque, quello incaricato di formare, quando verrà il momento, la coalizione governativa. E’ sotto questa luce che la lotta per le elezioni europee oltre ai temi classici (crisi economica, ambiente, normative comunitarie) adesso ha un nuovo e strano – almeno per i finlandesi – protagonista: Silvio Berlusconi e le sue battute.

Paolo Torretta

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Par (in)condicio

Raidue blocca Vauro e Borromeo
all’«Era glaciale»
Il direttore Marano: «Violata la par condicio con frasi anti-premier, intervista in onda dopo le elezioni»

MILANO — Alla fine, do­vranno dargli un’aureola in un certo qual modo ambita: quella di uomo più censurato d’Italia. Vauro, cofondatore del Male e vignettista del Ma­nifesto amatissimo a sinistra, ieri sera non ha potuto parte­cipare alla puntata di «L’era glaciale» su Raidue. O meglio, lui ha partecipa­to. Il fatto è che proprio non è andata in onda la parte della trasmissione condotta da Da­ria Bignardi nella quale avreb­be dovuto essere ospite. Tagliato lui, e tagliata an­che Beatrice Borromeo, che nella stessa tranche dello spettacolo televisivo aveva presentato il libro scritto a quattro mani insieme con Marco Travaglio, «Italia Anno­zero ».

E così, la trasmissione ha visto la presenza solo del ministro all’Agricoltura Luca Zaia e degli attori Sergio Ca­stellitto e Neri Marcorè Lo ha comunicato attraver­so le agenzie di stampa il di­rettore di Raidue, Antonio Marano: «Nonostante i ripetu­ti tentativi da parte della con­duttrice Daria Bignardi di ri­portare il discorso sul libro — ha spiegato il dirigente — , gli ospiti hanno affrontato questioni politiche in un peri­odo di par condicio in assen­za di contraddittorio». Ha ag­giunto il direttore della rete: «Era una presentazione di un libro e non la continuazione della puntata di ieri (giovedì, ndr) di Annozero». In ogni caso, ha precisato ancora Marano, l’intervista al­la coppia Borromeo-Vauro an­drà in onda dopo le elezioni «in maniera integrale e senza tagli». Sempre secondo l’An­sa, durante il programma il vi­gnettista satirico avrebbe da­to alcuni pesanti giudizi ri­guardo alla condotta di Silvio Berlusconi, mentre la condut­trice- scrittrice avrebbe de­scritto l’atteggiamento del ca­po del governo come fonte di imbarazzo per l’Italia nei con­fronti degli altri Paesi.

Un «caso Vauro» era scop­piato per la prima volta lo scorso 15 aprile, quando fu sospeso da appunto da Anno­zero — di cui è collaboratore fisso dal 2006 — per una vi­gnetta realizzata durante la trasmissione. Il disegno riuni­va due dei temi più discussi in quei giorni: il «piano-ca­sa » del governo Berlusconi e il terremoto in Abruzzo. La di­dascalia («Aumento delle cu­bature. Dei cimiteri») fu rite­nuta da viale Mazzini «grave­mente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in con­trasto con i doveri e la missio­ne del servizio pubblico». Lo stesso Santoro fu costretto a fare una discussa puntata «di riparazione», Vauro fu «rein­tegrato » nella trasmissione successiva.

M. Cre

°°° In pratica, queste merde occupano TUTTI gli spazi televisivi a loro piacimento e raramente con un contraddittorio, ma quando c’è qualcuno che non la pensa come loro… scatta la PAR CONDICIO. E certo che siamo un regime totaliatario! E nemmeno tanto morbido

MARANO

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