Salute e grano! La “persecuzione giudiziaria” del delinquente silvio berlusconi

TUTTI I PROCESSI DI BERLUSCONI

°°°  Amici. Vediamo di smontare una volta per tutte  questa colossale bufala di una ASSOLUTAMENTE INESISTENTE persecuzione giudiziaria. Tralasciando quel delinquente del padre Luigi: manutengolo e riciclatore dei miliardi di Cosa Nostra tramite la Banca Rasini, Silvio Berlusconi comincia a delinquere già da piccolo, proseguendo la carriera fuorilegge di suo padre. Da giovane e spiantato coglionazzo, tramite suo padre e i suoi sodali (tutti delinquenti e condannati) comincia la vita da fuorilegge come riciclatore e corruttore. Fateci caso: tutti i suoi più cari e vecchi amici, da Previti a Dell’Utri, da Schifani a Miccichè e La Loggia… sono tutti siciliani e legati a Cosa Nostra. Poi ha ampliato i suoi contatti e i suoi affari, stringendo rapporti con Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e chi più ne ha più ne metta! Non parliamo poi dei reati e delle condanne del fratelloPaolo. Questa, amici, è la famiglia più delinquente d’Europa, altro che “persecuzione”!!! Ma non basta. Silvio si spaccia per grande imprenditore, mentre è riuscito sempre a fallire miseramente in tutti i suoi affari. Vedi Standa, vedi bancarotta nel 1993… Ora, come tutte le altre mafie, si è di nuovo arricchito immensamente con gli appalti pubblici e depredando lo Stato di moltissime migliaia di miliardi di euro, grazie al fatto che si è comprato un partito di corrotti e malavitosi ed ha preso il potere dal 1994.
Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)
La Corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di

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Terre confiscate alla mafia. Com’è che non c’è nessuna azienda né nessun giovane del “partito dell’amore”?

Corleone, tra i contadini volontari
nelle terre confiscate alla mafia

Organizzati dall’Arci e sostenuti dalla Unicoop tirreno, migliaia di giovani ogni anno decidono di partecipare a missioni volontarie di aiuto alle cooperative impegnate nei terreni confiscati a Cosa Nostra
di CARLO CIAVONI
Giovani volontari nelle campagne di Corleone
CORLEONE – Si sceglie di schierarsi da una parte e non dall’altra, da queste parti. E lo si fa con una certa fatica, perché se l’idea che spinge migliaia di giovani da tutta Italia a venire qui a lavorare nei campi confiscati a Cosa Nostra, per dimostrare che un’altra Italia è possibile, l’obiettivo di sintonizzare sulla stessa lunghezza d’onda l’intera comunità cittadina, è ancora lontano. E comunque si suda tutti i giorni per zappare, sfoltire erbacce, legare viti. Ma si vede che la stanchezza fisica si stempera con la forza delle idee, che ormai hanno messo radici nella coscienza di ragazzi di tutta Italia, poco più che adolescenti, che arrivano qui di continuo, organizzati dall’Arci e sostenuti dall’Unicoop Tirreno. Spesso anche un po’ emozionati per occupare le stesse stanze dei boss mafiosi, e un po’ con la voglia di partecipare ad un riscatto morale e civile, che acquista un valore enorme, in un luogo-simbolo come questo, dominio assoluto dei Riina e dei Provengano
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/14/news/corleone_tra_i_contadini_volontari_nelle_terre_confiscate_alla_mafia-5544500/?ref=HREC1-7

IL  PADRINO

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Falcone, Borsellino, Dell’Utri e Berlusconi

Una domanda, amici…  Ma qualcuno di voi ha visto ieri silvio berlusconi o quelcuno dei suoi zerbini alla manifestazione contro la mafia?

Mi dicono che era troppo indaffarato a cercare dei killer  ancora a piede libero per far saltare anche  il procuratore antimafia  Grasso…

IL  NUOVO  PADRINO

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Luigi Cesaro, amico di Burlesquoni e della camorra

Il boss disse: date a Cesaro
di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi
Il re dei rifiuti accusa il coordinatore campano del Pdl: lo vidi incontrare il capoclan. E parla di un patto segreto tra il deputato e i casalesi

immon

Una gigantesca zona grigia, dove diventa impossibile distinguere i confini tra camorra, imprenditoria e politica. I verbali di Gaetano Vassallo, l’imprenditore che per vent’anni ha gestito il traffico di rifiuti tossici per conto dei boss casalesi, vanno al cuore del patto criminale che ha avvelenato una regione. Descrivendo accordi inconfessabili che sostiene di avere visto nascere sotto i suoi occhi. Una testimonianza che chiama direttamente in causa i vertici campani di Forza Italia, quelli a cui Silvio Berlusconi ha affidato proprio la pulizia di Napoli. Oltre al sottosegretario Nicola Cosentino, uomo forte del Pdl nella regione, il gran pentito dei rifiuti ha accusato anche il coordinatore del partito, l’onorevole Luigi ‘Gigi’ Cesaro. Un ex funzionario della Asl di Caserta che si sarebbe conquistato la simpatia personale del Cavaliere bombardandolo con spedizioni settimanali di mozzarella di bufala: 20 chili per volta. “Silvio mi ha detto: ”Gigi, la tua mozzarella la mangio perché so che i tuoi amici la fanno con cura. E non ti farebbero mai un torto’”.

Il parlamentare, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe stato “un fiduciario del clan Bidognetti”: la famiglia di Francesco Bidognetti, detto ‘Cicciotto ‘e Mezzanotte’, il superboss condannato all’ergastolo in appello nel processo Spartacus e che assieme a Francesco ‘Sandokan’ Schiavone ha dominato la confederazione casalese.

Vassallo riferisce ai magistrati le rivelazioni di due pezzi da novanta della cosca casertana: “Mi spiegarono che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell’occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti”.

Frasi di seconda mano? Il collaboratore di giustizia dichiara di essere stato testimone diretto dell’incontro tra il parlamentare e Luigi Guida, detto ‘o Drink, che tra il 1999 e il 2003 ha guidato armi alla mano la famiglia Bidognetti per conto del padrino detenuto. “Io mi meravigliai che il Cesaro avesse a che fare con Guida…”. Quello che viene descritto è un patto complesso, che coinvolge i referenti di più partiti e i cassieri di più famiglie camorristiche. L’affare è ricco: la riconversione dell’area industriale dismessa dalla Texas Instruments in una zona ottimamente collegata. Una delle storie della disfatta tecnologica del Sud: nonostante l’accordo per il rilancio, nel 1999 lo stabilimento viene venduto a una immobiliare di Bologna e chiuso, con la mobilità per 370 dipendenti. Poi nel 2005 la ditta del fratello di Cesaro ottiene il permesso per costruirvi una nuova struttura industriale. Ma nulla nei piani dei Cesaro assomiglia a una riconversione produttiva. Infatti l’anno scorso parte il tentativo di cambiarne la destinazione, bloccato dalla protesta di opposizione e cittadini. La zona resta inutilizzata ma strategica: tra poco vi sorgerà una fermata del metrò. E dieci giorni fa è stato presentato un altro progetto, che avrebbe forti sponsor in Regione, per farvi nascere negozi e parcheggi.

Ancora più lucrosa sarebbe stata la trasformazione dei poderi di Lusciano, un paesone incastonato tra Caserta e Napoli, in aree industriali, dove poi insediare aziende possedute dai padrini. Un ciclo economico interamente deviato dal potere della criminalità, che deforma il territorio e il tessuto imprenditoriale grazie al controllo assoluto delle amministrazioni locali e alla disponibilità di capitali giganteschi. Tra i protagonisti delle deposizioni anche Nicola Ferraro, businessman dei rifiuti e leader casertano dell’Udeur, tutt’ora consigliere regionale nonostante un arresto e le accuse di vicinanza alla famiglia di ‘Sandokan’ Schiavone: “Nicola Ferraro era il garante politico economico ed era colui che coordinava l’operazione, mentre il Guida era quello che interveniva al Comune di Lusciano direttamente sul sindaco e sull’ingegnere dell’ufficio tecnico per superare i vari ostacoli. Chiaramente molti terreni agricoli prima di essere inseriti nel nuovo piano regolatore venivano acquistati dal gruppo Bidognetti a basso prezzo dai coloni e intestati a prestanome”. Poi il racconto entra nei dettagli: “Il Ferraro aveva il compito di cacciare i soldi per conto del gruppo Bidognetti per liquidare i coloni. Una volta divenuti edificabili, i lotti venivano assegnati a ditte di persone collegate al clan, quali l’azienda di Cesaro, che in cambio dell’assegnazione versava una percentuale al clan”.

°°° Bene, amici, tutti noi (e il mondo intero) sappiamo che anche questi disastri in Campania sono stati architettati d Mafiolo per il tornaconto suo personale e della malavita che lo tiene in piedi. Napoli è sempre stata amministrata molto meglio di qualunque città in mano alla destra e non è mai stata sommersa dall’immondezza. Almeno non da quando ci sono stati Bassolino e la Jervolino, pur con i loro peccati veniali. Poi, certo, con la malavita e TUTTI I MEDIA IN MANO si è potuto “creare il caso”. Ma il caso era inesistente, almeno quanto “l’emergenza sicurezza” che OGGI esiste, ma prima non c’era assolutamente. Dedico questo blog a tutte le scimmiette decerebrate (vero Debora?) che col loro voto sostengono le mafie e però pretendono di insegnarci a vivere

imm1gigante,zona,grigia,

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