Berlusca: come fottere miliardi alla rai e addomesticare la Corte Costituzionale con un posticino per “il figlio di”

Malcom Pagani per “Il Fatto Quotidiano”

Fatturava quasi 70 milioni di euro l’anno e promuoveva le proprietà intellettuali della Rai commercializzandone i diritti in tutta Europa. Era Rai Trade, nacque nel 1987 e a fine anno, sarà solo un ricordo. Una fusione improvvisa, senza ragioni apparenti, avvenuta nel cuore dell’estate.

Tre paginette di motivazioni laconiche datate 29 luglio in cui l’epitaffio decreta la fine dell’esperienza addebitando a Rai Trade: “La mancata realizzazione di partnership industriali, obiettivo che fu tra le ragioni all’origine della scelta di dotarsi di una entità legale autonoma, hanno indotto la Rai a sottoporre a un’attenta revisione l’utilità della scelta all’epoca compiuta”. Strano, perché negli ultimi anni, durante l’amministrazione dell’ex capo del personale Di Russo, la progressione degli utili era stata continua e costante, il nome Rai portato in giro per il mondo che tra diritti sportivi e musicali (nel solco del marchio Fonit Cetra) aveva ereditato e proseguito il lavoro della Sacis. (Una struttura editoriale di vendite estere, scomparsa dopo la fusione tra la stessa Sacis, Eri e Fonit Cetra).

Tutto finito perché la casa madre (la Rai) decide di incorporare la controllata e di annetterla alla direzione commerciale. Contestualmente, nel silenzio (proteste solo dall’Idv) prende il via il rendèz-vous delle nomine. Rai Trade viene fusa in Rai Corporate e diventa una struttura della direzione commerciale.

Sulla poltrona di direttore da luglio, siede Luigi De Siervo, 42 anni, precedente occupazione in Rai Trade, alla commercializzazione dei canali tematici. Per quella promozione, da sette anni, aspettava come Godot il vicedirettore della Direzione Sviluppo e coordinamento commerciale: Stefania Cinque, ora furibonda e in causa con la Rai. Sopra De Siervo, figlio di Ugo, giudice della Corte costituzionale dal 2002, tramava il regista dell’operazione. L’identikit è quello del vice direttore generale della Rai Gianfranco Comanducci con delega alla direzione commerciale.

Grande amico di Cesare Previti e in ottimi rapporti con il suo capo, il direttore generale Mauro Masi, Comanducci avrebbe avallato la partita senza battere ciglio. Mentre De Siervo sale, altri scendono, depauperando carriere.

Oltre a Stefania Cinque, sul carro dei perdenti stanzia incomodo un’altra antica conoscenza dell’universo Rai. L’ex amministratore delegato di Rai Trade si chiama Carlo Nardello.

I successi degli ultimi anni sono anche attribuibili alla sua gestione, ma curiosamente, Nardello, invece di opporsi alla fusione, non proferisce verbo e agevola il passaggio della sua creatura. Dietro il mistero brilla la promessa, ancora non mantenuta, di far diventare (dopo la fusione) il medesimo Nardello capo del personale al posto di Maurizio Flussi.

La permanenza a Rai Trade a Nardello sta stretta e l’obiettivo dichiarato è rientrare a Viale Mazzini dalla porta principale.

Quando non vede realizzarsi il desiderio, Nardello ha un’illuminazione. Teme di essere stato usato e si agita, ma i giochi sembrano fatti. Fonti qualificate di Rai Trade sostengono che Nardello e De Siervo in realtà si assomiglino molto. Azienda-listi, ambiziosi, accentratori, non indifferenti all’era Masi e all’influenza di Berlusconi sulle vicende Rai. Nardello infatti era stato il diretto responsabile al marketing di Deborah Bergamini, da sempre una protetta del premier.
Il clima a Rai Trade è quello che è. Incertezza, abbandono, scoramento.

Nell’incubo personale i ruoli tendono a ribaltarsi e a Nardello tocca persino accompagnare De Siervo, il suo ex dipendente trasformato in capo, con il padre giudice a Venezia, per la Mostra del cinema. La foto in pagina documenta le soste congiunte all’Hotel Quattro Fontane, il quartier generale della Rai al Lido.

Qui verità e ipotesi si confondono. Le stesse fonti ipotizzano che De Siervo padre si sarebbe speso per assicurarsi che al figlio – l’altro è alla Protezione civile – fosse garantita la massima carica alla direzione commerciale. Voci e illazioni tutte da dimostrare, messe in giro ad arte dai nemici in un momento delicato.

Una tolda importante, quella di De Siervo jr. Tutto ciò accade mentre balla alla Consulta la valutazione di costituzionalità del legittimo impedimento. Una partita vitale per il berlusconismo, in cui il singolo voto è dirimente e capace di spostare la bilancia in un senso o nell’altro. De Siervo entrò alla Corte costituzionale come giudice, in quota centrosinistra, nel 2002. Una lunga carriera che prende il via nel 1965, con una laurea con lode in diritto costituzionale.

Dal 1970 al 1974 è al Comitato regionale di controllo della Regione Toscana, dal 1986 al 1993 al Consiglio superiore della Pubblica amministrazione, dal 1997 al 2001 all’autorità garante per la protezione dei dati personali. Negli ultimi anni, cuore e ragione si sarebbero spostati a destra.

°°° Soliti metodi mafiosi di silvio berlusconi. Ma il Pd che fa?

cricca berlusconi

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