COME LA COSCA bERLUSCONI CONTINUA A LAVORARE PER LE MAFIE.

Ecomafie, nuovo stop per il Sistri
Si riparte a gennaio 2012

Per il sistema di controllo satellitare del percorso dei rifiuti un altro rinvio, il terzo. Doveva partire a inizio giugno, ma se ne riparla il prossimo anno. Il flop della ministra Prestigiacomo

Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo

“Partirà il primo giugno. Nessuno sconto”. Queste le parole del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo nel marzo scorso, quando accompagnò in un tour i giornalisti per spiegare le virtù del Sistri, il suo cavallo di battaglia da quando è diventata titolare del dicastero. Un cavallo di battaglia ancora fermo al palo.

Il Sistri, il sistema di controllo satellitare del percorso dei rifiuti che dovrebbe combattere le ecomafie doveva partire a inizio giugno, ma è

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Cade un’altra pietra angolare

Il quotidiano della destra: Prestigiacomo e Meloni penalizzate nelle cerimonie pubbliche

premiate Carfagna e Gelmini, che hanno difeso il premier nei recenti scandali

G8, il Secolo contro Berlusconi “Con le first lady solo ministre fedeli”

Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini

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SCUSATE, QUELLO ERA IERI NOTTE… EHM..

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ROMA - Ministre fedeli premiate dal premier, e ministre dissenzienti messe in ombra in occasione del G8. A criticare il taglio che Silvio Berlusconi ha dato al G8 “rosa”, quello che riguarda l’accoglienza alle first lady dei Grandi impegnate in un tour culturale e istituzionale in occasione del vertice dell’Aquila, è oggi il

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Il mafionano nella merda

Veronica: “Il problema non è quella ragazza”
E il Cavaliere accusa le ministre: “Non mi difendono”. Giovedì incontrerà Gianfranco Fini

di CLAUDIO TITO

ROMA – “Niente e nessuno mi farà tornare indietro”. L’ultima puntata della saga “Noemi-Silvio” ha di nuovo lasciato il segno in casa Berlusconi. Sia sul versante del premier, sia su quello di Veronica. Così, mentre il Cavaliere è furibondo e se la prende pure con le donne del Pdl che “non mi difendono”, la signora Lario è rimasta esterrefatta dopo aver letto l’intervista all’ex fidanzato di Noemi. Da circa un mese non parla con il marito. I rapporti si sono azzerati. E, ancora ieri, ha confermato i suoi propositi: “Niente e nessuno mi farà tornare indietro”.

Per stemperare il nervosismo, ha visitato la mostra di Monet in corso a Palazzo Reale a Milano. Il pressing degli “amici”, la tensione in famiglia e i “suggerimenti disinteressati” sono le tappe di tutte le giornate da un mese a questa parte. “Non accetto i consigli di Emilio Fede”, si è sfogata con un’amica. Il divorzio insomma resta il suo obiettivo. E non la famiglia Letizia. Che tiene lontana dalla crisi matrimoniale. “Non ho mai voluto accusare Noemi e la sua famiglia – si è lasciata andare con l’amica che la accompagnava -. Questo non è il “caso Noemi”". Un modo, forse, per ribadire che la questione riguarda solo il presidente del consiglio. Tanto da citare anche le osservazioni di Dario Fo: “Questi sono i comportamenti di un uomo pubblico che è a capo del governo”.

Tra Macherio e Arcore, dunque, il filo della comunicazione sembra inesorabilmente interrotto. Ieri Berlusconi è rimasto chiuso a Villa San Martino. È infuriato. La “querelle Casoria” lo sta davvero disturbando. Con Gianni Letta e Nicolò Ghedini sta studiando le contromosse. “Dobbiamo ribaltare la situazione“, è il suo refrain. Si sente “sotto assedio”. Un “accerchiamento” di cui scarica la responsabilità anche sugli alleati. A cominciare dalle donne del Pdl.

Le “ministre”, in particolare. Che dal 28 aprile, da quando cioè Veronica ha rilasciato la dichiarazione all’Ansa sul “ciarpame politico”, non hanno speso una parola in sua difesa. Il suo dito indice è puntato contro Stefania Prestigiacomo che il 4 maggio scorso si è limitata solo a sottolineare che “lui ha bisogno della famiglia. Spero che non si separino, per Berlusconi la famiglia è un grande rifugio”. Ce l’ha con Mara Carfagna che ha evitato con cura qualsiasi presa di posizione. Ma pure con Michela Vittoria Brambilla, promossa di recente ministro, e con Giorgia Meloni. Quest’ultima, consultata sull’argomento, ha sempre cercato di dribblare: “non tiratemi in questa vicenda”.

Le uniche voci in difesa del premier sono state quelle di Daniela Santanché (“Veronica ha fatto un danno agli italiani”) e di due parlamentari “semplici”: Beatrice Lorenzin (“il Pd ha inaugurato la quarta via: il gossip casereccio”) e Barbara Saltarmartini (“la sinistra utilizza le donne, infangandole e attaccandole, per colpire il presidente Berlusconi”).

Il premier dunque si sente “isolato”, “lasciato solo” da molti dei partner di maggioranza. Sta studiando una via d’uscita. Prima delle elezioni proverà a sminare il terreno. Con una controffensiva mediatica. Le parole di Elio Letizia sono state solo la prima mossa. Non è escluso che nei prossimi giorni possa intervenire anche l’amica di Noemi, Roberta. Così come a Via del Plebiscito è stata presa in considerazione la possibilità di un “messaggio” tv alla nazione e di una lettera “elettorale” agli italiani. Sta di fatto che i collaboratori più stretti del Cavaliere stanno vagliando le diverse opzioni. E si rincorrono anche tante voci incontrollate sulle origini del legame tra Berlusconi e la famiglia Letizia. Alcuni dei fedelissimi del presidente del consiglio, ad esempio, addirittura accennano ad una antica amicizia tra il Cavaliere e la nonna di Noemi. Nata quando il futuro premier ancora intratteneva gli ospiti sulle navi da crociera.

In vista del voto del 7 giugno, intanto, l’inquilino di Palazzo Chigi cerca di stringere i bulloni della coalizione. Giovedì prossimo, ad esempio, incontrerà a pranzo Gianfranco Fini. Per rasserenare il clima, Gianni Letta ieri ha parlato a lungo con il presidente della Camera e con il capo dello Stato. Ma a Palazzo Chigi l’allarme è ancora rosso.

°°° Vogliamo parlare delle facce da culo di queste sguattere che offendono secoli di lotte per l’emancipazione delle donne? Fanno proprio senso vermiciattole del genere.

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ZOCCOLA

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Indietro tutta!

2009
Fotovoltaico: le imprese ci sono, il governo no

In Italia il mercato dell’energia dal sole cresce a ritmi da capogiro, in netta contro tendenza rispetto alla crisi. Gli acquirenti ci sono. Le imprese italiane ci sono. Il governo manca: all’ultimo momento a Verona hanno dato forfait sia il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che quello dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. E’ la fotografia che emerge dalla tre giorni di Solarexpo che alla decima edizione – con 64 mila visitatori, nove padiglioni rispetto ai sei dell’anno passato, oltre mille espositori di cui il 35 per cento provenienti dall’estero – si è confermata come la fiera leader a livello europeo.
Con 340 megawatt nel 2008 l’Italia si attesta al terzo posto nel mondo, dopo Germania e Spagna, per quanto riguarda l’installazione di impianti fotovoltaici, superando così Stati Uniti e Giappone. Ma il dato sorprendente riguarda il biennio 2009-2010: sono previsti 1000 megawatt cumulativi entro la fine del 2009 e ben 2000 megawatt a fine 2010, cifre che consentiranno all’Italia di mantenere un ruolo leader a livello mondiale: nel prossimo biennio, fa notare il direttore del Kyoto club Gianni Silvestrini, ci sarà un vero e proprio boom per il fotovoltaico, tanto che dal 2011 potremmo diventarne esportatori.
Insomma l’Italia ha dimostrato ancora una volta una formidabile capacità di ripresa. Negli anni Ottanta il nostro paese occupava un’invidiabile posizione nel campo delle rinnovabili: aveva un tessuto industriale maturo, ottime performance nel fotovoltaico, una ricerca che, nonostante la drammatica carenza di risorse, stava dando risultati concreti. Fu fatta la scelta di non sostenere il mercato dando la prospettiva di una crescita agevolata dall’interesse pubblico. Venne innalzato un muro di difficoltà burocratiche per la realizzazione degli impianti. Si lasciò il timone della corsa in mano ai più lungimiranti tedeschi e poi ai danesi, agli spagnoli e a tutti gli altri concorrenti che hanno potuto contare su un sistema normativo più certo e affidabile.
Adesso siamo partiti per la seconda volta. Per favore, niente sgambetti.

°°° Come vedete, amici, questo è un governicchio di merda sotto tutti i punti di vista. Oltre ad aver scassato l’Italia in soli 12 mesi, sta mettendo una seria ipoteca su un futuro di merda per il nostro malandato paese. Certo che è a dir poco ridicolo pensare a Scajola come al ministro per lo Sviluppo Economico… Scajola, un magnaccetto ebete rimasto alla pietra focaia! Sulla misera Prestigiacoma stenderei una pietosa coltre di cemento armato…

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ECCO CASA STANNO PREPARANDO PER I NOSTRI FIGLI:

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IL CAZZARO e la moglie cazzuta

Europee, Veronica Lario stronca le candidaure europee del Pdl

«Ciarpame senza pudore». Così, Veronica Lario definisce, in una dichiarazione, l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. La signora Berlusconi ha deciso di mettere per iscritto in una mail – in risposta ad alcune domande sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo – il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee.

«Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire». Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde che «per fortuna è da tempo che c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile».

«In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti».

«Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere». La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: «Che cosa ne penso? La cosa ha sorpreso molto anche me, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato».

Intanto si sono chiuse le liste per le europee. Il deputato Pd Roberto Giachetti trova stucchevole e ipocrita il dibattito sulle candidature delle “veline”. “Perché non si parla anche dei velini?”, dice. “ Le candidature maschili avvengono forse in modo diverso? Tra queste c’è una selezione di merito? “.

E in effetti fra le ultime novità c’è la candidatura di Emanuele Filiberto di Savoia, reduce dal successo di “ballando sotto le stelle” nelle liste dell’Udc. Il principino si presenta “in nome dei valori della famiglia e cristiani” e, quanto alla sua dote politica dice “conosco la metà dei capi di stato europei e l’altra metà sono miei parenti”.

A proposito di parentele, con Berlusconi correrà anche Clemente Mastella, mentre sembra tramontare la candidatura di Paolo Cirino Pomicino (potrebbe però presentarsi la figlia).

Polemiche ancora aperte sulle candidature femminili del Pdl. Vittoria Franco (Pd) accusa: «La candidatura in massa di veline alle europee da parte del premier è uno scandalo». Ma non si sa ancora quali e quante new entries ci saranno nelle liste Pdl, dove sono riconfermati tutti o quasi tutti gli uscenti.

Il Pd ha chiuso le liste una settimana fa. Dario Franceschini ha deciso di non candidare se stesso nè altri leader come candidati di bandiera, ma solo persone che poi resteranno davvero nel Parlamento europeo. Tra questi c’è il giornalista del Tg1, David Sassoli. Il leader del Pd continua la sua battaglia non solo contro Berlusconi, capolista in tutte le circoscrizioni, ma anche contro il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che ha fatto la stessa scelta. Di Pietro è capolista in quattro circoscrizioni su cinque, nelle Isole il nome di punta è Leoluca Orlando.

Nell’Udc oltre a Emanuele Filiberto di Savoia ci sarà, nella testa di lista, per la circoscrizione nord-ovest Magdi Cristiano Allam.
La sinistra comunista, che mette insieme Rifondazione comunista e Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e Consumatori uniti, sarà l’unica sulle schede elettorali delle europee ad avere falce e martello. «Siamo l’unico voto utile», sostiene Oliviero Diliberto . I capilista: Vittorio Agnoletto nel Nord-ovest e al Sud, il segretario Pdci Diliberto al Centro, Lidia Menapace nelle isole e l’astrofisica Margherita Hack nel Nord-est.

Nel Nord-est si presenta anche la lista Bonino Emma con Bonino (capolista), Marco Pannella, Marco
Cappato.


°°° Ogni volta che tromba con qualche uomo vero, questa donna è invisibile, ma ogni volta che parla schianta il mafionano e gli fa fare la figura che merita: CAZZARO IMPOTENTE E PERACOTTARO.

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Giochi sporchi sulle nostre teste

Lega in tensione: si rischia grosso. La scelta dopo Pasqua
E nel Pdl c’è chi avverte: fantapolitica le elezioni anticipate
Referendum, mina nel centrodestra
Berlusconi tentato dal 7 giugno
di FRANCESCO BEI

Referendum, mina nel centrodestra Berlusconi tentato dal 7 giugno

Bossi e i leghisti in visita ai terremotati
ROMA – Accorpare Europee e referendum, risparmiare 400 milioni e rompere con la Lega? Oppure rimandare il referendum al 21 giugno, lasciandolo morire per mancanza di quorum, e salvare il rapporto con Bossi? Silvio Berlusconi si è preso tre giorni per decidere – “ne riparliamo martedì, adesso non è il momento”, ha detto ieri a chi ha provato a chiedere lumi – ma i suoi sostengono che non si tratti soltanto di una tattica attendista per tenere il Carroccio sulle spine. “Oggi davvero tutto è possibile”, confida il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, che insieme a Gianni Alemanno, Gaetano Quagliariello e ai ministri Alfano, Brunetta e Prestigiacomo figura addirittura nel comitato promotore. “Lo stato dell’arte – spiega Capezzone – è “si apra la discussione”, come ha detto il premier.
L’argomento del risparmio dei soldi è forte”.

Certo, se davvero Berlusconi scegliesse il 7 giugno come data, le conseguenze sarebbero atomiche. A rischio della sua stessa sopravvivenza come movimento politico autonomo, la Lega sarebbe spinta a far saltare il banco. E lo stesso Berlusconi (che ha in mano un nuovo sondaggio che lo vedrebbe schizzare al 73% di fiducia per il dopo terremoto) potrebbe lucrare da elezioni anticipate per coronare il suo sogno di sempre: il Quirinale. Ma, come fa notare un esponente di primo piano del Pdl, “questa è fantapolitica, non si può andare al voto anticipato con la più grave crisi economica da governare”.

I segni di nervosismo comunque ci sono già tutti, visto che proprio ieri Roberto Maroni, al Sole 24 Ore, ha dichiarato che con un altro voto contrario sulla questione dei clandestini “la sorte del governo sarebbe a rischio”. Così, consapevole della temperatura in salita, l’ordine che Bossi ha impartito ai suoi è stato quello di “evitare polemiche in giorni di lutto nazionale” per il terremoto. Con la sicurezza che, da qui al prossimo consiglio dei ministri che dovrà prendere la decisione definitiva, basterà un colloquio con il Cavaliere per risolvere la questione. E l’ipotesi che si affaccia sempre più forte, sia da parte del Pdl sia da quella della Lega, è un accorpamento del referendum con i ballottaggi per le amministrative. Ci sarebbero, a dire il vero, altre due alternative. Una è quella suggerita ieri da Ignazio La Russa, che propone un’unica data per Europee, amministrative e referendum, abolendo però il ballottaggio “nei casi in cui almeno un candidato raggiunga il 40 per cento”. L’altra idea appartiene a Giorgio Stracquadanio (nel ’95 fu il portavoce del “no” ai referendum che salvarono le tre reti del biscione), che vorrebbe “rinviare di un anno il referendum, con l’accordo del comitato promotore”.

Ma è la data del 21 giugno, al momento, l’unica che sancirebbe il compromesso tra Bossi e il Cavaliere. “Berlusconi non ha interesse a rompere con un alleato – osserva il pdl Osvaldo Napoli – e, se si va al 21 giugno, si risparmiano parecchi soldi e si dimostra alla gente che governiamo usando il buon senso”. In più il quorum, con gli italiani già in vacanza, sarebbe quasi impossibile da raggiungere. I referendari lo sanno bene, e difatti ieri Giovanni Guzzetta è saltato alla gola del pd Enzo Bianco, reo di aver salutato con favore l’ipotesi di fissare la data al 21 giugno: “Bianco – ha tuonato il presidente del comitato promotore – o mente sapendo di mentire, oppure è profondamente disinformato. Quello al 21 giugno sarebbe un accorpamento-truffa che farebbe sprecare 313 milioni di euro”. I referendari si sono però consolati con Massimo D’Alema che – come ha rivelato Mario Segni a RedTv- ha fatto loro sapere che “andrà a votare e voterà Sì”.

Tra i pochi del Pdl che hanno accesso a palazzo Grazioli si è fatta strada anche la convinzione che il premier stia semplicemente tenendo una pistola sul tavolo per indurre la Lega ad abbassare il tasso di aggressività in campagna elettorale “Tanto per lui – sostiene Guzzetta – la data del referendum è una partita “win-win”: se passa l’abbinamento, riesce a coronare il sogno di un Pdl autosufficiente. In caso contrario, può sempre dare la colpa alla Lega”.

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