Macché fatalità, colpa dei tagli e della pessima politica! Alluvioni, è ora di “indignarsi”

A chi toccherà ora? E’ questione di giorni o di ore. Sono morti annunciate, quelle delle alluvioni in Liguria e Toscana. Ogni anno si ripete una storia già scritta e nulla cambia. Colpa della natura incontrollabile? Macché. La colpa è solo dell’uomo. L’uomo che ha costruito in quella maniera barbara, senza rispettare alcuna regola edilizia. L’uomo che s’indigna per la crisi economica, ma non scende in piazza per i tagli al ministero dell’Ambiente (90%)

L’INTERVISTA 1 – Il pianificatore territoriale Caniatti: “I morti si potevano evitare. I tagli al fondo di prevenzione del dissesto idrogeologico rendono più fragile tutto il territorio”

L’INTERVISTA 2Il geologo Zampetti: “Per frane in pericolo l’82% dei comuni italiani. La città più a rischio? Reggio Calabria”

°°°OVVIO, QUANDO CANAGLIE COME BERLUSCONI E BERTOLADRO PENSAno solo a rubare e a devastare, invece che mantener fede al giuramento solenne di fedeltà e di impegno per il bene comune… ecco che si ha solo devastazione, miseria e… MORTI.
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DELINQUENTI: Non è fatalità: è dolo!

Tre incidenti in un mese. Bonelli: non è fatalità

«Il gravissimo incidente ferroviario di questa notte che ha provocato una vera e propria tragedia per la perdita di vite umane era stato preceduto da altri tre incidenti gravi sulle linee ferroviarie italiane nell’arco di un solo mese. Il 31 maggio sulla linea veloce Roma – Firenze si è verificato un incidente sulla linea aerea , bloccando la linea per circa 4 ore dalle 13.30 alle 17.30. Il 6 giugno un incidente ha bloccato per molte ore la linea ad alta velocità per la rottura di un pantografo in una galleria tra Bologna e Firenze. Il 22 giugno un vagone merci deraglia nel tratto tra Bologna e Firenze, dividendo l’Italia in due e bloccando per ore il traffico ferroviario». Continue reading

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Da la Voce

Le vittime dei terremoti non sono una fatalità. Le conseguenze dei sisma in termini di vite umane e di costi economici possono essere fortemente ridotti da una buona qualità delle istituzioni. Ce lo insegna l’analisi di 90 catastrofi naturali dal 1980 al 2002. Il caso dell’ospedale dell’Aquila crollato è l’emblema di un sistema che incentiva alla cronica inadeguatezza per attrarre più finanziamenti pubblici e non essere poi utilizzabile quando ce ne sarebbe più bisogno.
Adesso le società quotate possono diffondere l’informazione finanziaria obbligatoria sul web anziché sui giornali. Che perdono una rendita e protestano in nome della trasparenza tradita. Come gli ultimi giapponesi combattenti quando la guerra era finita.
I paesi maggiormente industrializzati destineranno lo 0,7 per cento dei pacchetti anticrisi a sostegno delle economie in via di sviluppo più esposte. Non il governo italiano, che si vanta della presidenza del G8, ma riduce le risorse alla cooperazione ed elude un impegno politico esplicito e coerente.

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