Bossi e Maroni: “Referendum per annettere la Svizzera alla Lombardia”

Se lo voteranno anche gli svizzeri sarà un successone. Come quello di Bossi che per un mezzo pompino di una squinzia televisiva trash si è beccato un ictus o come il suo spermatozoo  fradicio che ha creato il TROTA.

Ma meno male che per questi trogloditi ANNETTERE vuol dire ALTRO VINO!

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Lombardia: con questo fanno nove. Ormai più del 10% del consiglio regionale è sotto inchiesta.

Lombardia: con questo fanno nove

Ormai più del 10% del consiglio regionale è sotto inchiesta. L’ultimo è Angelo Giammario (Pdl), accusato di aver intascato 10mila euro per appalti. Pochi giorni fa è toccato al leghista Boni.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/milano-carabinieri-negli-uffici-pdl-della-regione-acquisiti-documenti/197156/

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Formigoni ricorre contro la satira Idv. Perde e deve pagare°°° Ma quando impareranno a subire la satira?


“Formigaio”, il manifesto Idv non era diffamatorio: “E Formigoni paghi le spese”

Il presidente di Regione Lombardia aveva fatto ricorso contro l’Italia dei valori per un cartellone che lo raffigurava come una formica accanto a Nicole Minetti, Nicoli Cristiani e don Verzè. Il tribunale di Milano: “Satira continente”. E lo condanna a pagare 3mila euro

L’immagine del manifesto “Formigaio”, firmato dall’Idv

Il manifesto ironico dell’Idv su Roberto Formigoninon era diffamatorio. E il presidente, che vede il suo ricorso respinto, deve pagare le spese processuali. Il Tribunale di Milano ha condannato il presidente della Regione Lombardia a pagare 3mila euro di spese processuali per aver
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“Punire i corrotti oggi è più difficile”. Colpa di una legge ad personam per B.

La Corte dei conti: “Più difficile perseguire i corrotti”. Colpa di una legge ad personam

All’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore regionale della Lombardia Antonio Caruso sottolinea gli effetti del “lodo” presentato nel 2009 dal parlamentare del Pdl Maurizio Bernardo. Che limita drasticamente la possibilità di chiedere i danni d’immagine ai funzionari pubblici infedeli

Il deputato del Pdl Maurizio Bernardo

In tempi di crisi, riprendersi i soldi dei corrotti sarebbe ancora più utile al bilancio dello Stato. Invece “la tutela dei fenomeni corruttivi o concussivi è obiettivamente rallentata”. Lo scrive il Procuratore regionale della Corte dei conti per la
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La lega ladrona e incapace ha rubato a manetta e fatto fallire anche Malpensa.

Malpensa, fallisce
il piano di rilancio
targato Lega Nord


Secondo i dati di Assaeroporti (l’associazione italiana gestori aeroporti) il dato dei passeggeri è fermo a 1 milione e 291 mila, in calo del 5,6 per cento rispetto al novembre 2010
Aeroporto di Malpensa, bilanci da incubo
Fallisce il progetto di rilancio della Lega

Malpensa, l’aeroporto che doveva essere salvato dalla Lega, vola sempre più basso. I dati sul traffico di novembre diffusi da Assaeroporti (l’associazione italiana gestori aeroporti) parlano di una chiusura d’anno da dimenticare per lo scalo lombardo. Il dato dei passeggeri è fermo a 1 milione e 291 mila, in calo del 5,6 per cento rispetto al novembre 2010 (-9,4% sui voli nazionali, -4,9% sui voli internazionali, tengono solo i transiti, in aumento del 6,4%). Un dato lontanissimo da quelli del passato, che fa il paio solo con il picco negativo del 2008. Va addirittura peggio per i movimenti aerei, in flessione del 12,7 per cento (-20% sul traffico nazionale e -11,1% su quello internazionale), mai così bassi negli ultimi 11 anni, erano 20 mila nel novembre del 2000, sono poco più di 13 mila nel novembre del 2011.

Questi dati negativi si aggiungono alle flessioni registrate anche nei mesi precedenti. I movimenti erano calati del 4,8 ad ottobre, del 5,3 a settembre, del 3,7 ad agosto, del 4,7 a luglio, così a giugno e maggio. Insomma, per Malpensa il segno meno è una costante nel tempo ormai da mesi.

E i numeri preoccupano i sindacati che stanno facendo i

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Scandaloso aumento della benzina.LOMBARDIA TUTTI IN SVIZZERA PER FARE IL PIENO A CHIASSO

Stefano Feltri per “Il Fatto Quotidiano

C’è un solo punto che nella manovra non si tocca mai in questa guerra per emendamenti che si combatte nelle commissioni parlamentari e nei corridoi di Palazzo Chigi: il balzello più iniquo, l’aumento del prezzo della benzina che passa per l’innalzamento delle accise da 6,13 centesimi (ottobre 2011) a 7,05 (dal 2013). E ormai perfino nelle rilevazioni del ministero dello Sviluppo, sempre più basse del prezzo reale, il litro di benzina sfiora quota 1,6 euro.

MONTIMONTI

“L’Italia ha il prezzo dei carburanti più alto d’Europa e per ammontare della tassazione è seconda solo all’Olanda per la benzina e al Regno Unito per il gasolio”, scrive nella newsletter settimanale del 9 dicembre Luca Squeri, numero uno della FIGSC, associazione di categoria dei gestori degli impianti (i benzinai, insomma), stretti tra la forza contrattuale dei grandi gruppi fornitori e la rabbia dei clienti alla pompa.

Secondo il Codacons, un’associazione di consumatori, il rincaro delle accise (cioè le tasse espresse in centesimi e non in percentuale) deciso dalla manovra costerà fino a 150 euro ad ogni automobilista. Senza considerare l’aumento dell’Iva e l’effetto a catena che ha sull’inflazione, perché se i camion pagano di più il gasolio, anche i prezzi dei beni trasportati saliranno.

Il rincaro della benzina era “indispensabile”, afferma il premier Mario Monti, sostenendo che il gettito previsto (4,8 miliardi nel 2012, 4,6 nel 2013, altrettanti nel 2014) serviva per finanziare il trasporto pubblico locale. Quei soldi si potevano prendere anche altrove, ma mungere gli automobilisti (cioè tutti) è sempre lo strumento più comodo.

Basta guardare gli ultimi anni: il 24 novembre 2008, dati del ministero, le imposte su un litro di benzina pesavano 7,56 centesimi. Un anno dopo 7,78, nel 2010 7,95 e il 28 novembre 2011, ultima rilevazione prima della manovra, eravamo a 8,96 centesimi. Stesse dinamiche sul gasolio per auto, GPL e gasolio per il riscaldamento. Negli stessi anni il Brent, petrolio greggio quotato a Londra, ha oscillato tra i 60 e i 140 dollari. Su e giù, ma la benzina non cala mai.

pompe di benzinaPOMPE DI BENZINA

Come è possibile? Le compagnie petrolifere, dall’Eni all’Api, si riparano sempre dietro la stessa spiegazione: il prezzo della benzina è fatto al 45 per cento dalla materia prima, al 55 per cento dal peso fiscale e soltanto quel che resta è margine dell’operatore. Come dire: non possiamo farci molto, se il greggio sale. Peccato che il “prezzo industriale” non sia quello indicato dal Brent, che fluttua liberamente sul mercato, ma dall’indice Platts. E su questo indice c’è più di qualche sospetto.

Aprendo un’indagine conoscitiva, a marzo, l’Antitrust ha scritto a proposito del Platts che “è frequentemente oggetto di osservazione da parte dell’Autorità” perché “si è spesso paventata la possibilità che le società petrolifere concordassero il prezzo di vendita secondo schemi che ad esempio prevedessero una diversa velocità di adattamento alle quotazioni di riferimento, molto rapida per i rialzi delle quotazioni e molto lenta per le variazioni al ribasso”. È lo schema perfetto: se il petrolio sale, la benzina sale, se il petrolio scende la benzina resta ferma.

Da oltre dieci anni in Italia c’è la diffusa convinzione che il problema si risolve solo aumentando la concorrenza, visto che tassare i produttori servirebbe solo a far aumentare ancora il prezzo alla pompa (troppo facile scaricare il rincaro sul consumatore). E aumentare la concorrenza significa favorire la diffusione dei distributori senza marchio (“bianchi”, in gergo, contrapposti ai “colorati”).

Anche se è più un dogma di fede che un riscontro empirico. L’Antitrust scrive che “emerge chiaramente la funzione di stimolo concorrenziale che i punti vendita senza marchio possono svolgere”, ma poche righe sotto ammette che “non se ne conosce il numero esatto né la localizzazione geografica. Di conseguenza, non si possono individuare con precisione né i

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