Salute e grano! Il troiaio di Raiset, e i professionisti a casa…

Per la valletta lituana favorita da Silvio
Masi inventa il “contratto ad personam”

Un accordo-monstre firmato direttamente dal direttore generale della Rai perché la direzione del settore risorse si era rifiutata di sottoscriverlo. Un curriculum scheletrico e una richiesta di 1500 euro a puntata per “Il Lotto alle otto” condotto da Timperi

di PAOLO BERIZZI

Per la valletta lituana favorita da Silvio Masi inventa il "contratto ad personam" Giada

MILANO - Un contratto ad personam per la valletta lituana prediletta di “papi”. Un contratto-monstre. Firmato direttamente dal direttore generale della Rai, Mauro Masi. Perché la direzione del settore risorse televisive, di fronte a una richiesta economica ritenuta a dir poco esosa, si era rifiutata di sottoscriverlo: dando parere negativo non una, ma ben tre volte. Lei è Rasa Kulyte, per le amiche Giada, ex miss Lituania ingaggiata come “dea della fortuna”, nel 2010, per la trasmissione “Il Lotto alle Otto” su Rai2. Giada è ospite alle feste di Silvio Berlusconi: sia a Arcore che a Palazzo Grazioli. Nelle carte del Rubygate il suo nome spunta qua e là, è definita dalle altre ragazze “una del giro di Roma”, una “intima” che “… ti è passata davanti”.

Repubblica qualche giorno fa ne ha svelato l’identità 1. E ha raccontato che Giada è una delle ragazze che animano le serate nella residenza romana del premier con dei balletti a metà tra il Bagaglino e il Lidò. Quando nel 2010 le si prospetta un contratto in Rai, il curriculum della Kulyte, bionda, occhi azzurri, racconta pochino: la ragazza non parla una lettera di italiano, al suo attivo ha la fascia di miss Lituania e il terzo posto a Miss European Union 2006. Ma come “dea della fortuna”, evidentemente,

può funzionare. Al “Lotto alle Otto” – che segue in diretta l’estrazione delle ruote di Roma, Milano e Napoli – la affiancano a Tiberio Timperi e il suo volto va in onda, assieme a Jasmine Gigli e Stefania Orlando, ogni sera dall’8 febbraio 2010 dalla sala dei Monopoli di Stato.

L’ingaggio della soubrette nella televisione pubblica risulta però assai complicato. Lo racconta Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione Rai. “La storia è iniziata così. Masi chiede al settore risorse televisive di fare un contratto a questa ragazza. Lei chiede 1.500 euro a puntata. Una cifra che appare spropositata visto che il conduttore del programma, Timperi, guadagnava 400 euro. La direzione del settore competente respinge la richiesta e non fa nessun contratto”. A quel punto inizia un’estenuante trattativa tra lo stesso direttore generale, Masi, e chi si deve occupare di formalizzare l’ingaggio di Rasa Kulyte. “Si scende a 1200 euro – ricorda Rizzo Nervo – ma la risposta è ancora: picche. Masi insiste e si arriva a 300 euro”.

La direzione risorse non cambia orientamento: la cifra è ritenuta comunque sproporzionata rispetto al compenso del conduttore. Se quest’ultimo guadagna 400 euro a puntata, è anomalo che a una valletta sconosciuta – per di più con un curriculum scheletrico – ne vadano 100 in meno. Risultato: “Di fronte all’ennesimo rifiuto dell’ufficio, Masi decide di firmare direttamente il contratto. Una pratica a dir poco anomala” – aggiunge Rizzo Nervo. In effetti con il suo blitz il direttore generale scavalca la direzione del settore competente per i contratti. Che aveva opposto un ripetuto rifiuto alle pretese della Kulyte. Ma tant’è, l’ex miss lituana sbarcò su Rai2. Almeno si è evitato che guadagnasse come una neo star del piccolo schermo.

La vicenda della “papi girl” ricorda, in parte, quella della regista-attrice-imprenditrice bulgara Michelle Bonev, un’altra amica di Silvio Berlusconi premiata alla Mostra del Cinema di Venezia con un riconoscimento creato ad hoc dal ministero della Cultura per il suo film Goodbye Mama. La pellicola è stata finanziata da Rai Cinema con 1 milione di euro. Anche in quel caso la richiesta di acquistare i diritti del film (dalla società della Bonev) era arrivata, nel 2009, da Masi. “Perché la Rai lo ha voluto comprare bisogna chiederlo a loro – dichiarò l’ex a. d. di Rai Cinema, Caterina D’Amico – io ho solo eseguito ciò che mi è stato chiesto dal direttore generale”.

(08 febbraio 2011)

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EVASIONE FISCALE. Professionisti, attori e sportivi: il reddito medio a 50 mila euro

Professionisti, attori e sportivi

il reddito medio a 50 mila euro

Dalle dichiarazioni dei redditi i dipendenti che superano i 100.000 euro sono 233.000, più delle partite Iva. Gli artisti dichiarano in media 43.000 euro. Se non ci fosse l’evasione fiscale, saremmo un Paese molto povero

http://www.repubblica.it/economia/2010/11/13/news/professionisti_attori_e_sportivi_il_reddito_medio_a_50_mila_euro-9054308/?ref=HREC1-2

°°° E’ davvero una pacchia  vivere nell’italietta malavitosa di berlusconi!  Versace ‘nantro litroooooooooooo/ che noi se lo bevemoooooooooooo!!!

b.pezzo di merda

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Faccendieri incapaci

faccendieri

TUTTI NELLA MONNEZZA – SOTTO INCHIESTA ANCHE DE BIASIO, FEDELISSIMO DI BERTOLASO – I PM: INCARICHI PER AMICIZIA O CLIENTELA: MOLTI DEI PROFESSIONISTI NON È NEANCHE ISCRITTA ALL’ALBO – UN COLLAUDATORE INTERCETTATO: “COME HO AVUTO LA NOMINA? IO SONO IN UN PARTITO”…

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

La magistratura napoletana dà il via libera agli arresti e adesso i timori di Guido Bertolaso si fanno più forti. Perché i sette impianti di Cdr che il giudice di Napoli ritiene «assolutamente inidonei tecnicamente» sono tuttora in funzione e rappresentano uno dei tasselli fondamentali nella gestione dell’emergenza rifiuti in Campania.

L’UOMO DEL G8
E perché ai domiciliari è finito anche un suo fedelissimo, quel Claudio De Biasio, 45 anni, che nell’ordinanza viene definito «indagato che dimostra una spiccata personalità criminale», mentre lui gli aveva affidato un ruolo di rilievo nell’organizzazione del G8 a La Maddalena.

Scrive il giudice nel provvedimento: «Addirittura era designato all’importante incarico di attuatore con funzioni vicarie, nomina disposta da Bertolaso, ma per tale incarico sopravveniva una rinuncia dopo non molto tempo dalla richiesta del pm di informazioni presso la Protezione civile. Dimissioni che evidentemente risultavano funzionali a tentare di depotenziare iniziative giudiziarie nei suoi riguardi». Non è andata così. Nonostante gli scontri interni alla Procura sul filone di inchiesta che riguarda proprio l’operato di Bertolaso, in calce alla richiesta di arresti depositata dai pubblici ministeri il 7 aprile scorso insieme all’aggiunto Aldo De Chiara, c’è anche la firma del capo dell’ufficio Giovandomenico Lepore.

SI PUNTA AD ACERRA
L’inchiesta ha coinvolto anche un altro funzionario che nella gestione dell’attuale emergenza ha un ruolo chiave: Giuseppe Vacca, 45 anni, direttore dei lavori del termovalorizzatore di Acerra. E infatti non appare casuale che il 22 maggio scorso l’accusa abbia deciso di integrare i documenti già consegnati al giudice per le indagini preliminari con le carte che la Guardia di Finanza aveva acquisito appena il giorno precedente presso gli uffici della Fibe che si trovano all’interno dell’impianto.

«Il 21 novembre scorso – è evidenziato nell’ordinanza – la Fibe chiedeva e otteneva il 27 novembre dalla missione finanziaria del sottosegretario (Bertolaso ndr) il nulla osta alla formalizzazione all’aggiornamento tra Fibe e direttore dei lavori. Non si comprende come sia stato possibile il rinnovo di tale carica, visto che le sue condotte evidentemente concorrevano a rendere possibile la realizzazione dei reati di frode in pubbliche forniture da parte di soggetti rinviati a giudizio nell’ambito di un altro procedimento e dovevano essere conosciute dagli organi statali». A leggere l’ordinanza si ha la percezione chiara di quali fossero i criteri di scelta dei collaudatori, in barba alla legge che impone requisiti precisi e di elevata professionalità.

I FALSI COLLAUDATORI
Basti pensare che la maggior parte dei professionisti scelti per autorizzare i sette impianti non è neanche iscritta all’albo regionale. E poi c’è Giulio Facchi che ha soltanto il diploma di terza media e si è salvato dagli arresti soltanto perché non ha firmato la relazione per il via libera alla struttura di Santa Maria Capua Vetere. C’è Bruno Mazzatenta «che avrebbe pagato un intermediario che avrebbe versato le somme a un pubblico ufficiale per ottenere la nomina» e poi ha presentato un certificato per «psicosi cronica».

C’è Alfredo Nappo che parlando al telefono con un amico dopo essere stato interrogato, afferma: «Ho detto: sentite, come ho avuto l’incarico? Io faccio parte di un partito. Chiaramente non faccio il nome perché non è il caso, però spesso nell’ambito delle discussioni dico: vediamo se è possibile riuscire a lavorare un poco. Poi bello e buono mi è arrivata la possibilità di poter lavorare e se devo dire che è stato il partito mio o qualcun’altro questo non lo so».


LA RIUNIONE SEGRETA

Secondo l’accusa i criteri per il collaudo non hanno riguardato la funzionalità degli impianti, nonostante sia previsto dalla normativa. «E infatti nei certificati non è specificato», sottolinea il giudice che poi rivela come sia stato proprio Facchi a rivelare la verità quando gli fu chiesto conto della sua decisione di non firmare. «Spiegò di non essere stato convocato dal presidente in occasione della stesura del certificato e che comunque, ove fosse stato interpellato, non avrebbe mai apposto la firma in quanto consapevole dell’inidoneità degli impianti. A rafforzare la precisa volontà di rendere di­chiarazioni di collaudo mendaci da parte di tutti i collaudatori, v’è un’ulteriore indicazione del Facchi che riferiva di una riunione a cui non aveva partecipato, tra tutti i presidenti delle commissioni di collaudo che in tale occasione avrebbero deciso di limitare il collaudo al solo aspetto strutturale».

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“La sinistra mi odia”

Belpietro: “L’ex fidanzato di Noemi ha avuto una condanna”
E la campagna elettorale del Cavaliere procede in sordina
Berlusconi: “La sinistra mi odia”
Bondi attacca Repubblica a Ballarò
di GIANLUCA LUZI

ROMA – Da qualche giorno il Cavaliere furente evita il contatto con la folla. Insolito per lui e infatti, dopo un periodo di clausura costellato solo di interviste tv e sfoghi con i giornali amici, ha deciso di farsi vedere di nuovo in piazza. Stasera intanto, dopo l’incontro con Zapatero, sarà all’Olimpico per assistere alla finale di Champion’s. Poi, forte della sicurezza di avere con sé gli italiani, sarà venerdì all’Aquila, sabato alla Maddalena per controllare i lavori dopo lo spostamento del G8. Domenica andrà a Bari per un comizio e dopo la parata del 2 giugno ai Fori Imperiali potrebbe intervenire a qualche altra tappa elettorale a partire da Milano. Convinto che ci sia un’offensiva che mette in fila la sentenza Mills e il caso Noemi, Berlusconi si sfoga: “Ogni giorno mi stanno gettando del fango adosso, ma io sono sereno, vado avanti per la mia strada…”.

Di tutto il caso Noemi si è occupata ieri sera una infuocata puntata di Ballarò in cui il ministro Bondi ha attaccato aspramente il nostro giornale e il direttore di Panorama Maurizio Belpietro, polemizzando con il direttore di Repubblica Ezio Mauro, ha sostenuto che l’ex fidanzato di Noemi, Gino Flaminio, sarebbe stato condannato in passato a due anni e sei mesi. La strategia del premier scelta con il suo avvocato-deputato Niccolò Ghedini – che ieri è entrato a Palazzo Grazioli appena il premier è tornato da Arcore – è ormai consolidata: la sinistra allo sbando e a corto di argomenti si butta sul gossip “per inventare storie false, gettare fango. Tutta una messinscena per disarcionarmi”. Questo lo ha detto al telefono a un convegno di partito a Milano. E gli uomini della sinistra – ha rincarato la dose a un’emittente toscana – sono “politici professionisti che non sanno fare altro mestiere se non la politica e che quindi lo fanno non per gli altri ma per se stessi e sono malati di odio politico”.
……………………………………………………………………………….

°°° Il farabutto è lesso, cotto, finito. Noi tutti sappiamo che non direbbe una verità nemmeno in punto di morte, ma arrivare a partorire un vermetto da formaggio marcio, dopo tutti i brain storming durati due settimane con tutti i “geni” della sua cosca… è davvero sintomo di mesto tramonto definitivo. Poi, per carità: coi tg che oscurano i fatti e col fatto che i suoi elettori – mafie a parte – sono solamente dei poveri analfabeti che si cibano esclusivamente di tv, potrebbe anche arrivare al 40% dei voti. Che però sono sempre forte minoranza nel paese. Ancor più minoranza se si pensa ai carri armati impiegati contro cerbottane e freccette delle opposizioni. Sarà, ma è davvero triste riscontrare che ancora una volta – e ora più che mai – i suoi pappagallini per difenderlo sono stati costretti a scendere nell’abisso della comunicazione, utilizzando metodi da giallo di serie C mescolati coi soliti metodi mafiosi. Ma come si fa a parlare di Gino (l’ex di Noemi) come di un pericoloso rapinatore e con i toni inquisitori usati da belpietro e bondi? Ghedini, come ho sempre pensato, davanti a un avvocato vero, farebbe la misera figura del peracottaro che è. E questo è il migliore che Mafiolo ha… Infine, crede che dare dei “politici professionisti” agli uomini della sinistra sia un’offesa. E per lui lo è, visto che non sa un cazzo nemmeno di politica, visto che ha usato e usa la politica esclusivamente per non andare in galera.

berlus_cazzaro3

surreale

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telemignottine

Parla il fotografo delle immagini della ragazza che chiama Berlusconi “papi”
“Una storia sgradevole, anche i signori Letizia si stanno comportando in modo strano”
“Ho fatto io il book di Noemi
volevano mostrarlo a grosse griffe”
di CONCHITA SANNINO

NAPOLI – “Che strana storia. Proprio sgradevole. Assisto a strane condotte. Anche i signori Letizia, non li capisco più”.
Scusi, lei chi è? A che titolo parla dei Letizia, li conosce?
“Mi chiamo Gaetano Livigni. Realizzo i book per modelle da venti anni. Sono io che ho fatto quegli scatti a Noemi. Sì parlo di quelli famosi: lei sul divano in nero, in posa fatale, lei con il bikini, lei con l’abito optical”.

Se è lei ad aver realizzato il book della fanciulla che chiama “papi” il premier, perché esce allo scoperto solo ora?
“Perché non sguazzo. Non mi piace questa pubblicità e poi avrei sempre dovuto chiedere il permesso dei genitori. Infatti lavoro con le minorenni solo se accompagnate dai genitori, e rilascio regolari ricevute. A quel punto le foto non sono solo mie, ne decidiamo insieme l’uso. Regola dei professionisti perbene”.

Perché dice: “storia sgradevole”? Cosa è successo?
“Perché mi trovo in giro le foto del mio book addirittura con il copyright di ignoti colleghi. Allora incontro il signor Letizia e lui mi fa: “Citiamo per danni i giornali, tranne Chi, che hanno usurpato le foto dal quel book”.

Usurpato? Ma è la stessa Noemi ad inviare, in data 28 aprile, anche a Repubblica, quelle sue foto, chiedendo di pubblicarle.
“Ecco, appunto. Saputo questo, richiamo il padre di Noemi: “Scusi, facciamo causa a noi stessi? Ma se le ha inviate Noemi”".

E lui?
“E lui: “Parlerò con Noemi e le faccio sapere”. E io: “Ma non ne può parlare con lei, ora?”. Il padre mi ha detto di no: “Non le posso parlare, non è rintracciabile adesso”. Mi ha dato l’idea che dovesse confrontarsi, attendere consigli, che fosse confuso”.

Parlerà con il suo avvocato.
“Non lo so, non mi interessa”.

Quando ha realizzato quel book?
“Ho la data della ricevuta fiscale: 13 novembre 2008. Ricordo che con Noemi c’erano sia la madre che il padre. Erano agitati, desideravano che venisse fatto un ottimo lavoro”.

Le dissero che avevano un amico così importante?
“No. Mi dissero solo che avrebbero dovuto mostrare quelle foto a persone che se ne intendevano, mi fecero grossi nomi di aziende. Io dissi a Noemi ciò che dico a tutte le minorenni: fate attenzione. Ah, un’ultima cosa”.

Cosa?
“Le mie foto non sono per niente ritoccate”.

Lo dice il fidanzato della ragazza.
“Ma chi è, chi l’ha mai visto? Da quello che so, non esisteva fino a poco fa”.

BUC
noemi_porca2

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