“Artisti” del cinema e del teatro… azz!

Anche gli artisti in agitazione
rinviato l’incontro pubblico

■ ■ Si muove anche il mondo
della Cultura. Alcuni artisti
cittadini del mondo del cinema
e del teatro avevano programmato
per stamattina
all’ex vetreria di Pirri una
conferenza stampa di protesta.

°°° Ragazzi, nientepopodimeno che artisti cagliaritani del “mondo del cinema e del teatro“. Oh beh! Non si scherza. Io già m’incazzo e, come a tutti i miei colleghi, mi viene l’orticaria soltanto a sentire la bestemmia del “mondo dello spettacolo“… I nostri sono MESTIERI, imparati faticosamente e maneggiati con cura e con amore. Non esiste nessun mondo dello spettacolo. O meglio, esiste ed è quello delle zoccole e dei tronisti senza cultura né mestiere. E’ il mondo dei lele mora, dei marcocarta, delle simone ventura, e delle maria de filippo. Ma torniamo a questi sedicenti “artisti cittadini”… Ne conosco alcuni e, credetemi, non li piglierebbe in considerazione nemmeno un regista di cresime e matrimoni. Ma in Sardistan hanno tutto in mano loro, grazie a qualche potente politicante imbottito di malaffare e cocaina. E non solamente a Cagliari (dove però circolano i soldi dei contributi pubblici). Ci sono malati di mente, imbroglioni, disadattati, che si spacciano per attori, registi, scrittori, un po’ in tutta l’isola: penso a Carbonia. Gente che ha letto a malapena tre libri sul cinema o sul teatro e IMMEDIATAMENTE fonda un’associazione, una compagnia, un centro di produzione, e subito si attaccano alla tetta dei contributi pubblici comunali-provinciali-regionali. Faccio questo mestiere da quasi cinquant’anni e non ho MAI conosciuto un “artista” sardegnolo che avesse non dico delle qualità o dei talenti, ma nemmeno l’umiltà e le palle per andare fuori qualche anno a IMPARARE! Poi sono stronzo io quando parlo di DESERTO CULTURALE… Solo qualcuna di queste scimmiette può pensare che io goda ad essere l’unico artista in Sardegna. Pensate a che potere contrattuale ho: loro rubano i soldi miei e dei figli, facendo mestieri di cui NON SANNO NIENTE, e io sono relegato tra i monti. Loro hanno distrutto un pubblico tra i più preparati d’Italia, coltivato con pazienza e passione dal sottoscritto, e io dovrò fare triplo lavoro – ORA – per convincere un pubblico asino che oltre alla merda (quella dei malati di mente) esiste anche la cioccolata: si somigliano, viste da lontano, ma prova a mangiarle! Che vergogna! Salvo Alfredo Barrago che fa l’illusionista, e due vecchi teatranti come Mario Faticoni e Tino Petilli che, se avessero mai conosciuto un regista, sarebbero diventati davvero bravi.

L’ARTE MORTIFICATA IN SARDISTAN

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SPRANG!!! ata

Pordenone, 11:34
DI PIETRO: DOMANI PRESENTIAMO DDL RIDUZIONE PARLAMENTARI

“L’Italia dei Valori presentera’ domani un disegno di legge in cui chiediamo, tra le tante cose riguardanti la riduzione dei costi della politica, anche la riduzione del numero delle assemblee elettive a partire dai consigli comunali, provinciali, regionali, nonche’ la riduzione del numero dei parlamentari”. Lo ha affermato Antonio Di Pietro, leader dell’Idv a margine di un incontro politico a Pordenone. “Cosi’ – ha spiegato Di Pietro – metteremo con le spalle al muro il presidente del Consiglio e la sua maggioranza. Se fanno sul serio, metteranno all’ordine del giorno il disegno dei legge e non perderanno tempo a dire lo faro’…, lo faro’”.

°°° Dunque, amici, contrariamente a tutte le minchiate dette da burlesquoni e dai suoi pappagallini ammaestrati: la russa, cicchitto,gasparri, bocchino, eolo, loreto, pippo, pluto e paperino A RETI UNIFICATE… che hanno spergiurato di una “sinistra contraria alla diminuzione delle poltrone“, ora Di Pietro li mette in merda con la presentazione VERA di un decreto. Ma c’è da dire (o ripetere) che il decreto risale al governo Prodi e la destra uscì dall’aula e fece ostruzionismo. La destra poltroniera, NON LA SINISTRA. Bella inculata. Bravo Tonino!

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Udc: unione dei criminali

Politica e mafia, indagati
Antinoro e Nino Dina (Udc)

C’è Antonello Antinoro (nella foto) assessore regionale ai Beni Culturali, tra gli indagati dell’operazione ‘Eos’, che stamane ha portato al fermo di 21 affiliati dei mandamenti mafiosi di Resuttana e San Lorenzo. Antinoro è indagato per voto di scambio. Al centro dell’indagine tutta la gestione degli affari illegali di alcuni clan, dal traffico di droga alle estorsioni. I carabinieri cercano un arsenale di armi nel parco di villa Malfitano
di Salvo Palazzolo
Cinquanta euro a voto. Tanto i boss di Resuttana avrebbero intascato per sostenere elettoralmente Antonello Antinoro, dell’Udc, nella corsa al Senato e alle regionali dell’aprile 2008. Il politico ha ricevuto un avviso di garanzia per voto di scambio nell’ambito dell’inchiesta che questa notte ha portato in carcere 19 fra capi e gregari del potente mandamento di Resuttana. Nel registro degli indagati è finito pure un altro esponente politico dell’Udc, Nino Dina, deputato regionale. Per lui l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa. Sono state le indagini dei carabinieri del Comando provinciale a svelare gli ultimi affari e le complicità dei padrini, fra estorsioni e traffico di droga. Obiettivo, era quello di rimpinguare le casse del clan. Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Gaetano Paci e Lia Sava, la cosca avrebbe avuto un referente per i rapporti con la politica, Antonio Caruso, insospettabile dipendente di una società regionale, la Multiservizi, assegnato all’ospedale di Villa Sofia.

Il giorno prima delle elezioni è proprio Caruso a chiamare sul telefonino di Antinoro e a parlare con un suo collaboratore. “Le cose stanno andando nel migliore dei modi”, gli dice l’uomo accusato oggi di essere affiliato al mandamento di Resuttana. Il giorno dei risultati elettorali, i capimafia avrebbero festeggiato per l’elezione di Antinoro. Non immaginavano che i loro discorsi erano intercettati. “Noi lo abbiamo servito”, dice uno dei favoreggiatori del clan. “Lui si è dimostrato corretto”, risponde un altro. Da qui il sospetto degli inquirenti che il pagamento dei voti fosse già avvenuto. La Procura avrebbe trovato la prova del passaggio di almeno 3.000 euro da Antinoro agli elettori mafiosi, per 60 voti. Il clan si dimostrava informatissimo sulle decisioni che il politico avrebbe preso dopo la vittoria elettorale. “Lui dovrebbe lasciare, si deve andare a prendere l’assessorato – dice uno degli indagati – non gli conviene fare il senatore”.

Ed effettivamente, Antinoro fu poi nominato assessore ai Beni culturali nel governo Lombardo, carica che attualmente ricopre. “ Continuo a svolgere il mio lavoro come ho sempre fatto negli ultimi dieci anni”, è la replica di Antinoro: “La magistratura ha il dovere di compiere il proprio lavoro e ne prendo atto. Faccio presente che nell’avviso di garanzia notificatomi stamattina vi è scritto che avrei pagato 3.000 euro per 60 voti. Ricordo che nel 2006 i cittadini mi hanno sostenuto con 30.357 voti e nel 2008 con 28.250. Ogni commento è pertanto superfluo”. Antinoro sarà interrogato oggi pomeriggio in Procura. Al vaglio della magistratura c’è anche la posizione del deputato Nino Dina. Sono ancora le intercettazioni dei carabinieri a documentare una visita di alcuni mafiosi di Resuttana nella segreteria del politico, durante la campagna elettorale dell’aprile 2008. Questa mattina, i militari hanno effettuato scavi a Villa Malfitano, dove ha sede la fondazione Whitaker. Nel parco, il custode Agostino Pizzuto, finito in manette nella notte, avrebbe nascosto delle armi. Nelle intercettazioni i boss parlavano di fucili e pistole sotto terra, da utilizzare per alcuni omicidi.
(14 maggio 2009)

°°° Poveri innocenti! Praticamente, stanno dicendo che i Pm e le forze di polizia sono una manica di teste di cazzo che li perseguitano. Non avendo di meglio da fare. Domanda: Berlusconi, anche in Sardegna, si è comprato circa sei milioni di voti – pagando dai 50 ai 500 euro- per le elezioni di un anno fa e per le regionali… a lui? Nemmeno un piccolo avviso di garanzia?

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Un pensiero a Francesco

FRANCESCO SALIS

Ai media regionali non è fregato niente, impegnati come sono a celebrare qualunque merda inutile e senza pregio, ma due anni fa è mancato il più grande compositore sardo di tutti i tempi e uno dei più grandi chitarristi europei. E’ mancato un uomo buono e meraviglioso. Molto più bravo di me nell’arte della diplomazia, forse troppo. Troppo schivo e timido. Infatti, che fosse un genio della musica lo sappiamo solo io, pochi intimi, Phil Spector, Brian Epstein, George Martin, Fabrizio De Andrè e tutti i più grandi addetti del mondo, oltre ai musicisti italiani bravi e non dei nostri tempi.

Non c’è più mio cugino, che era molto più di un fratello per me. Se n’è
andato FRANCESCO SALIS.

Insieme abbiamo scritto canzoni, quando nessuno in Sardegna scriveva
canzoni. Abbiamo fatto tanti spettacoli live di una dignità e di una
professionalità che qui non si erano mai viste. Ma mica perché eravamo i più bravi di tutti! No, semplicemente – oggi lo posso dire a voce alta – perché abbiamo avuto più coraggio degli altri. Noi siamo andati a IMPARARE, cosa che non aveva fatto mai nessuno prima e che tantomeno fanno i giovani di oggi. Troppo più comodo stare a casetta propria, con la mamma che lava, stira e cucina e babbo che sgancia qualche soldo. Il talento da solo non basta. Il talento è come l’amore: va coltivato, va aiutato a crescere, va coccolato e servito. Ci vogliono sacrifici, tanti, se si vuole mettere a frutto una dote naturale. E ci vuole umiltà. E così, mentre qualche nostro coetaneo andava ancora a scuola e qualcun altro passava le giornate al bar, noi abbiamo fatto fagotto a sedici anni e siamo partiti per Roma. Io facevo il cameriere e studiavo, andavo a vedere tutti i film e tutti gli spettacoli
che potevo per poter “rubare” un po’ di mestiere a tutti quelli bravi.
Volevo fare l’attore. Francesco suonava con tutti i mostri sacri dell’epoca, taliani e internazionali. E anche lui rubava tecniche e mestiere a tutti.
Ricordo ancora che dormivamo in una pensionaccia con uso cucina nei pressi
della stazione Termini. “S’Aquila” chiamavamo la vecchia padrona, perché strillava sempre ed era brutta come una bolletta dell’Enel. Io staccavo a mezzanotte dal mio lavoro alla Taverna Ulpia, che allora era un locale dilusso ai Fori Imperiali, levavo la giacca bianca per indossarne una nera e filavo, elegante come un figurino in smoking, alla volta del Capriccio o del Pipistrello, piuttosto che del Tucano o qualche altro night di via Veneto.
Raccontavo qualche storiella in francese e in inglese, avevo diritto a uno spuntino, verso le due, e al pomicio libero se c’era qualche fata
disponibile. Eravamo in piena DOLCE VITA e tutti gli attori e le attrici più
famosi del mondo erano lì. Sembrava di vivere in un film di Hollywood. Lì c’era anche Francesco che suonava, prima coi Barritas, poi con Edoardo Vianello e infine coi Poker d’Assi, e faceva delle session da capogiro con Riccardo Rauchi o Basso e Valdambrini, piuttosto che con Barny Kessel o Miles Davis o Carosone al piano. Poi, verso le cinque del mattino, rientravamo a piedi e, mentre io e gli altri musicisti andavamo in letargo, lui smontava la chitarra, metteva le corde a bollire poi le asciugava con cura e lerimontava, accordava e – in sordina – provava tutte le cose nuove, gli accordi o i passaggi e le svisature che aveva imparato anche quella notte dai grandi. Io spesso dormivo con un occhio solo e mi addormentavo sorridendo. Chissà quanti dei ragazzi di oggi sarebbero capaci di fare altrettanto. Suonare con amore per dieci/dodici ore di fila, intendo. Oggi vedo molta tecnica e poco cuore nei musicisti nostrani. I ricordi sono troppi. Troppi anni abbiamo vissuto insieme e mai abbiamo trascorso un giorno banale. La mia memoria vola come un’ape e ogni tanto si ferma a succhiare un momento. Rivedo le notti in cui tornavamo da qualche serata nel sassarese o nel nuorese e ci fermavamo a “fare la spesa” in qualche campo di carciofi novelli, ai margini di Santa Giusta. Francesco, col suo spolverino bianco, l’avrebbero visto a un km di distanza, infatti non vedeva l’ora di
smarcarsi dal campo: “Ajò, sussurrava, svitàndi atrus quattru o quìndisci e andàusu” (Dai, svitane altri quattro o quindici e andiamo). Rivedo noi, Salis&Salis ragazzini, quando incidemmo il nostro primo LP a Milano.
Lo producevo io e non avevo tantissimi soldi. Dovevamo fare presto: lo studio di registrazione costava una tombola ogni ora. Finite tutte le basi in un giorno e mezzo (allora c’erano molti colleghi che per fare un disco impiegavano anche tre o quattro mesi di studio), mancava poco alla pausa pranzo e chiesi a Francesco: “O Leo (diminutivo di LEONE DI DAMASCO, come lo chiamava Buscaglione perché, quando partiva con un assolo particolarmente impegnativo aveva la grinta di un leone), te la senti di fare qualche assolo prima di andare a brucare?” E lui, poggiando l’acustica e imbracciando la Fender Stratocaster: “Ehia, dai… due o trenta li proviamo a fare.” Io davo di gomito all’ingegnere del suono, in regia, e gli dicevo di preparare la pista per gli assoli. Ricordo ancora la sua faccia: “In mezz’ora? Ma non fa in tempo a farne nemmeno uno, specialmente se improvvisa.” Lo compatii e scommisi la cena. Leo controllò l’accordatura: perfetta. “Parti con le basi.” Tredici assoli in quaranta minuti. Il tecnico ci pagò una lauta cena.
Qualche anno più tardi, a Roma, io lavoravo e studiavo. Vivevo con una
famosa cantante in piazza Firenze. Lui suonava con Vianello e la Goich e
dormiva a casa della sorella Gianna a Montemario. Ci trovavamo almeno due sere a settimana a piazzale degli Eroi, intorno a mezzanotte. Francesco arrivava con una 500 rossa vecchio modello e parcheggiava sotto un lampione: avevo bisogno di luce. Poche parole. Era un rito consolidato. Apriva il deflettore per permettere al manico della chitarra di uscire, io aprivo il mio blocco e cominciavamo a comporre le nostre canzoni più belle. Una notte di primavera, faceva freschetto ed eravamo imbacuccati, mentre eravamo tutti intenti a scrivere un pezzo per Caterina Caselli, ci compaiono davanti due poliziotti: “Documenti. Patente e libretto.” Tiriamo fuori i documenti, ma uno dei due insiste: “Patente e libretto.” Noi ci guardiamo in faccia e cominciamo a ridere. Una risata nervosa che non finiva mai. Francesco, tra le convulsioni, fa: “Patente a me?! MAI AVUTO PATENTE, IO!” E giù a ridere.
I due agenti, non sapendo esattamente come reagire e non volendo, presumo, danneggiarci, cominciarono a ridere anche loro e quello che sembrava il capo ci rese le carte d’identità e diede una manata alla macchina: “Ma annatevan’affanculo! ‘A stronzi! Forza, sgombrate. Annate a casa a smaltì!” Ce la cavammo, e quella canzone non la incise mai la Caselli, ma “The 5th Dimension”, subito dopo il successo planetario di “Acquarius”. Scusate se è poco.

Chiudo il librone dei ricordi con le ultime immagini che ho di Francesco.
Due anni fa, mi ha convinto a riprovare a comporre insieme. Aveva tante
bellissime musiche e tanti spunti e in Sardegna, ripeteva, non c’era nessuno in grado di scrivere parole come si deve. “Forza, Di Santa, aberri su bloccu magicu! Faimmì sognài.” (Forza, Di Santa – un nome d’arte ridicolo che mi ero inventato quando volevo fare l’attore a Cinecittà: LUCIO DI SANTA (sottinteso: GIUSTA) – apri il blocco magico e fammi sognare.)
Era scarno e affaticato, sembrava Eduardo quando da vecchio faceva il vecchio. Gli occhi gli brillavano solo quando arrivavo io a casa sua e poteva rimettere in funzione chitarra e registratore.
Abbiamo composto quindici bellissime canzoni in meno di un mese: la più scarsa potrebbe agevolmente vincere un qualunque Sanremo.
Forte del mio nome, ho mandato i CD dei provini a tre delle maggiori multinazionali del disco. Cercavo un editore e un contratto, almeno per Francesco, ché non poteva campare con due soldi di pensione. Gli avevano aperto il petto già tre volte e nessun chirurgo ci voleva più mettere le mani. I politicanti sardi, sempre pronti a foraggiare
dei lestofanti cagliaritani o nuoresi senza arte né parte, ignoravano
Francesco. Spero che il sindaco di Santa Giusta, si ricordi di intitolargli
almeno una strada. Mandai i CD, dicevo, e questi boss della editoria
musicale, molto cortesemente, ascoltarono il materiale e mi risposero nel
giro di una settimana. Sconfortante. Il più intelligente fra loro, il capo
della Sony, mi disse: “Ma, Lucio, che roba mi hai mandato? Senza
arrangiamenti, così miserine. Noi stiamo cercando roba alla Britney Spears!”
“E chi è? Ma sei un editore o cosa? I brani devono vivere anche chitarra e voce. Le cagatine che dici tu, quando gli togli gli arrangiamenti e la gazzosa non esistono. Io ti ho mandato dei pezzi che saranno validi anche tra cinquant’anni. Pensaci bene: chi cazzo te lo paga lo stipendio? Te lo dico io, non certo Britney Spears, i Beatles te lo pagano, Modugno te lo paga! Scemo!”
Scusami, Francesco, questa volta non ce l’ho fatta a fare la magia.

Lucio

°°° Amici, perdonatemi questa botta di nostalgia. Grazie.

francesco-tonietto

salis

checco

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Io non c’entro

Un amico, qualche giorno fa, mi ha rimproverato di essermi schierato contro Soru e quindi Mr. Tiscali avrebbe perso le elezioni per colpa mia. Non scherziamo, non ho tanto potere. Lui mi ha citato una mia lettera che gira in rete, che è questa:

SADALI Sabato 16 Giugno 2007

Egregio Governatore Soru,

Come sta? Spero tanto che le critiche dei destronzi o i mal di pancia all’interno della sua maggioranza non la turbino più di tanto. Per correttezza e per onestà intellettuale, le dico subito che renderò pubblica questa lettera.

Tanto lei non la leggerà nemmeno e non mi risponderà, come non ha mai risposto alle mie telefonate né alle mie numerose email. Non voglio nemmeno pensare che lei si sia circondata da una caterva di minus habens che non saprebbero nemmeno andare da soli a comprare un pacchetto di sigarette. Sa, di quelli che sbagliano marca o sbagliano strada o quelli che balbettano davanti alla tabaccaia tettona e tornano sempre – come Lassie – ma con una confezione di preservativi al posto delle sigarette. Tantomeno, voglio pensare che ella si sia circondata da leccaculi inutili, come la maggioranza dei politicanti nostrani. Lei è diversa, Governatore.
Lei ha le idee chiare ed ha fatto alcune cose positive, al contrario di quasi tutti i suoi predecessori che nulla hanno mai fatto di buono per la Sardegna. Escludo dalla pletora il mio carissimo amico Mario Melis. Monumento di carattere, di cultura, di ironia e di autoironia. Ella, signor Governatore Soru, ha fatto anche un bel po’ di pasticci: non ne faccio l’elenco ché sarebbe troppo lungo e qualcuno dei suoi sottoposti non riuscirebbe a trarne un sunto. Io le ho portato (a lei e alla coalizione) circa ventimila voti, Presidente. Mi sono fidato di lei. Mi sono affidato, come sardo, a lei. Non ci crede? Si ripresenti candidato e provi a fare i conti, dopo lo spoglio. Vede? Glielo dico in anticipo: non la voterò e non la farò votare una seconda volta. Perché?

Primo, perché non se lo merita.
Secondo, perché non ho mai avuto bisogno di favori. Ho sempre vissuto grazie al mio talento e alla mia fatica. Addirittura li ho rifiutati i favori. Così come ho rifiutato SEMPRE le scorciatoie propostemi dai politici. Provi a chiedere ad Andreotti, a Martelli (e al suo allora segretario Restelli), a Pisanu, a Giorgio Carta, a Gianni Pilo, ad Alberto Dell’Utri (gemello del pregiudicato plenipotenziario di Burlesquoni), e tanti altri che non sto a sciorinare. Persino il potentissimo Armandino Corona volle conoscermi, quando lavoravo a Radio Uno nei primissimi anni 80. Tutti mi offrirono le chiavi di qualche cosa: della Fininvest, della Rai, del Cinema, di Montecitorio… Sa cos’ho sempre risposto, caro Governatore?

NO, GRAZIE.
Sono un uomo libero e voglio guardare dritto in faccia me stesso e i miei quattro figli. Voglio guardare in faccia i miei amici, i miei ammiratori e anche i miei nemici. Non sarò MAI ricattabile. Bene. Perché le dico questo? Per un motivo molto semplice, Governatore mio.
Dopo oltre quarantacinque anni di carriera, una carriera – mi creda – fortunata e irripetibile, sono tornato qui e mi sono messo a disposizione sua e dei sardi, soprattutto dei giovani. Per mettere su un tavolo e condividere tutta questa enorme esperienza, tutto il mio amore, il mio sapere, e il mio entusiasmo per alcuni mestieri che sono i più belli e difficili del mondo: scrivere, recitare, far ridere. Sono tornato qui, cinque anni fa, ed ho trovato un deserto culturale che il Sahara in
confronto è l’Oceano Pacifico. E sto morendo d’inedia, mentre i quaquaraquà prosperano. Lasciamo stare il suo povero predecessore, ma anche a lei della cultura, caro Presidente, non importa un fico secco. Lei continua a foraggiare dei malati di mente – senza nessuna personalità né talento, senza l’ombra di un curriculum vitae almeno da oratorio – ominicchi che non sono mai stati nemmeno a Civitavecchia (e se ci vanno, si perdono già alla stazione), non hanno MAI nemmeno sognato di fare un due per cento delle cose che io a vent’anni avevo già assaporato.

Perché la mia carriera è irripetibile? Semplice, oltre alle cose che ho fatto e che sanno anche le pietre (ma forse non sanno i suoi sottoposti, per i quali il mondo finisce con videolina o sardegna uno o qualche altro videocitofono cittadino) , ho avuto modo di lavorare, di portare il caffè, di pranzare, di scherzare, “rubando” loro – umilmente e con protervia – il mestiere in ogni attimo, con i più
grandi musicisti del mondo, coi mostri sacri del cinema e del teatro mondiale: da Stefano Satta Flores ad Arnoldo Foà, da Gastone Moschin ad Antonella Steni, da Federico Fellini a Nanny Loy, da Sergio Leone a Ugo Pirro, per scendere fino a Pupi Avati, Pasquale Festa Campanile e Giuliano Montaldo. Non parliamo di Fabrizio De Andrè, da me scoperto, lanciato, e fatto innamorare della Sardegna o di Rino Gaetano. E non parliamo nemmeno dei miei quasi vent’anni di radio, come protagonista. E nemmeno, pensi, dei miei quattro anni di televisione, dove sono ancora recordman di ascolti e
gradimento e dove ho fatto, unico comico italiano insieme con Giorgio Faletti, TUTTI i maggiori programmi comici di uccesso degli ultimi trent’anni: DRIVE IN, STRISCIA LA NOTIZIA (ideato e scritto per un intera stagione anche da me ), ZELIG. Volenti o nolenti, caro Governatore, sono l’Artista sardo più amato e rispettato in seimila anni di storia.
Sono “la Sardegna”. Ovunque e per chiunque, ma non per lei e la sua giunta.
Io volevo e voglio solo rendermi utile alla mia gente, caro Presidente. Non ho chiesto né onori né prebende. Ho chiesto solo un incontro per renderle palese questa mia disponibilità. Per studiare insieme il modo migliore per “sfruttarmi”. Lei non mi ha MAI degnato di una risposta. Elserino Piol non sarebbe orgoglioso di lei, come non lo è la stragrande maggioranza dei sardi. E se lei avesse amici veri, non sarebbero orgogliosi nemmeno loro, perché se ne avesse, caro Governatore, voglio sperare che sarebbero comunque educati. Almeno loro. La ringrazio per l’eventuale attenzione e la saluto cordialmente.

Lucio Salis
www.cappittomihai.com

°°° Bene. Ovviamente soru era troppo preso da mezzeseghe di cantantine sarde (io ero uno dei migliori amici di Maria Carta…) e da quello che si spacciava per anni come “mio fratello” e che scopiazza ancora Venditti, Guccini, dalla, ecc. piero marras. Per inciso, suo fratello si spaccia da anni per me sull’unione sarda, ma (controllate sull’annuario dei giornalisti) non esiste nessuno col mio nome. Ho scritto per giornali veri molto più di questo signore, ma non tollero gli anacronistici ordini e quindi non ho mai chiesto la tessera di giornalista. Bene. Soru non ha risposto a me (come non ha risposto ad altri amici col cervello e con le palle), si è circondato di scimmiette yesman e si è presentato – certo della sua forza e del suo potere – alle primarie del PD. Sapete dove ho indirizzato i miei voti e quelli dei miei amici? Su Antonello Cabras. Che l’ha battuto! Per queste ultime regionali, e i miei amici di myspace lo sanno bene (e di amici che leggono il mio blog ne ho CENTOSESSANTAMILA), ho votato e fatto votare per l’IdV che, stranamente, ha RADDOPPIATO I VOTI.
I voti a soru sono mancati in Ogliastra e soprattutto nel Sulcis, dove ci sono: Carbonia, S.Antioco, Iglesia, Cherchi, Cabras, e l’eurallumina… pensate un po’ se il mio amico se la doveva prendere con me!

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